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| 11 nov 2022 | 09:36

Un giro a anello fra ricoveri, gallerie e trincee: tra storia e natura, ecco il Monte Corno di Nago (con sguardo mozzafiato sul Garda)

L’itinerario ad anello sull’altura a nord di Nago attraversa una zona piena di testimonianze del passaggio del conflitto. Fra castagneti e enormi massi franosi, si trovano infatti postazioni d’artiglieria, posti di comando e tanto altro, in una zona dalla forte valenza strategica. Ecco il Monte Corno, nuovo “episodio” della rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, in collaborazione con il Museo Storico italiano della Guerra di Rovereto

di Davide Leveghi

NAGO. Posto lungo il sistema fortificato a difesa di Riva del Garda, il Monte Corno conserva – grazie all’ottimo lavoro di recupero e valorizzazione svolto dalla compagnia Schützen di Arco, in collaborazione con gli Alpini di Nago-Torbole e l’associazione Castagneto di Nago – numerosi manufatti della Grande Guerra. Qui un percorso escursionistico, molto interessante non solo sotto il profilo storico ma anche sotto quello naturalistico, attraversa ad anello l’altura a nord di Nago, restituendo l’importanza strategica nel conflitto italo-austriaco.

 

Tra boschi di castagni, frane d’epoca preistorica ed enormi massi, ormai immersi nella vegetazione, l’escursionista può trovare utili testimonianze della vita in guerra. Dalle grotte utilizzate come depositi o ricoveri, alla lunghe trincee che danno sulla valle di Loppio, sulle pendici del Baldo e sul Garda, passando dalle costruzioni per gli ufficiali, le cisterne d’acqua e tanto altro, appassionati e curiosi possono immergersi nella storia.

 

 

Prima di passare alla descrizione del percorso, però, è bene dare alcune informazioni tecniche per tutti coloro che volessero percorrere questo itinerario. Percorribile da tutti e durante tutto l’anno, l’itinerario ad anello del Monte Corno di Nago (820 metri di quota) non presenta grandi difficoltà: oltre a qualche tratto un po’ erto e ad altri esposti (ma dotati di cordino), il sentiero sale tranquillamente dall’abitato di Nago (222 metri di quota) per circa 600 metri di dislivello, per un tempo di percorrenza attorno alle 2 ore e mezza.

 

 

Parcheggiata l’auto accanto alla rotonda principale, a pochi metri di distanza – segnalata dai cartelli – comincia la salita. Attraversato un tratto con cordino, sulla dura roccia accanto alle falesie d’arrampicata, l’itinerario passa a un bel sentiero fra la vegetazione, portando, dopo diverse scalinate, al primo manufatto della Grande Guerra: le trincee di fucileria di Nago. Da qui le truppe austro-ungariche, scoppiato il conflitto con il Regno d’Italia (maggio 1915), potevano controllare lo sbocco della valle di Loppio, prima linea del fronte dopo la conquista italiana del Baldo – occupato dal Regio esercito già nei primi mesi di guerra, con l’eccezione della strategica posizione di Malga Zures (QUI l'articolo). 

 

 

Da qui, attraversata una frana preistorica, si giunge al castagneto di Nago. Un cartello segnala la presenza di pitture rupestri appartenenti alla categoria dei Massi del cammino, ovvero di rocce adornate di raffigurazioni connesse alla presenza di sentieri montani o vie di percorrenza. Queste tracce risalgono probabilmente ad epoca cristiana, vista la presenza di simboli religiosi.

 

 

Imboccando il sentiero a sinistra si può giungere in poco tempo alla Busa dei Capitani. Posto di comando, questo luogo presenta i resti restaurati di diversi edifici in muratura, addossati a grossi massi. Due bassorilievi firmati, probabilmente effettuati dai soldati, raffigurano i Kaiser Francesco Giuseppe e il suo successore, l’arciduca Carlo d’Asburgo. Proseguendo lungo il sentiero, si incrocia una mulattiera ciclabile che sale verso la cima.

 

Percorso un tratto di questa, si giunge nuovamente all’itinerario ad anello. Un’alternativa, per non lasciare il percorso, può essere quella di ritornare sui propri passi, lasciando alle proprie spalle la Busa dei Capitani. Tra scale nel bosco e tratti più o meno erti, superata località Tre Croci (579 metri di quota) si arriva così nelle vicinanze della cima, dove le testimonianze della vita bellica si fanno più numerose.

 

La galleria del riflettore, da cui si gode un meraviglioso panorama sul territorio sottostante e il lago di Garda, ospitava ad esempio un riflettore su rotaie. Il potente faro montato in questa postazione poteva illuminare fino a 3/4 chilometri di distanza, raggiungendo così le pendici dell’Altissimo, in mano italiana già dai primi mesi di guerra (QUI l’articolo). Utilizzato per illuminare le posizioni nemiche e un eventuale avanzamento di truppe, il fascio di luce prodotto dal riflettore veniva spento dopo 30/40 secondi, per poi essere messo al riparo. In questa galleria, segnalata come centrale elettrica nel corso della guerra, era posizionato anche un generatore, necessario per fornire energia alle postazioni circostanti e allo stesso riflettore.

 

 

Salendo dal sentiero che parte da questa galleria, si arriva invece alla postazione di comando Preda Busa (707 metri di quota). Poco sopra, una postazione d’artiglieria si affaccia – con un meraviglioso scorcio sul Garda – sull’allora fronte italiano. Allo Stützpunkt Preda Busa, da cui non solo si controllava il nemico ma soprattutto si comunicava via telefono o via segnali telegrafici con altre zone amiche, le diverse posizioni sono collegate da scale scavate nella roccia.

 

 

È sulla cima del Monte Corno (da cui si può proseguire verso il Monte Creino, QUI l’articolo), dunque, che si concentrano le maggiori testimonianze. Così, riscendendo verso valle, si passa per le cucine da campo, per le cisterne d’acqua – bene che scarseggiava in questa zona – e per la lunga trincea che dà verso Arco. Posta in seconda linea, questa trincea era pensata in caso di sfondamento italiano, dotata quindi di artiglieria di piccolo calibro per colpire eventualmente gli avversari alle spalle.

 

È bene ricordare, a chi ora a cent’anni di distanza passeggia fra le testimonianze di questo lontano conflitto, che tali luoghi presentavano nel corso della guerra caratteristiche ben diverse. Di fronte alle trincee si susseguivano infatti metri e metri di filo spinato. La vegetazione, inoltre, era completamente sparita, tolta non solo per avere vista libera sui nemici ma anche per l’approvvigionamento di legna, bene necessario per le costruzioni.

 

Nella discesa verso Nago, altri sono i luoghi meritevoli di visita. Superata la trincea della Salina, è certamente la postazione Perlone uno dei punti più interessanti: presidiata dagli Standschützen, la milizia territoriale mobilitata nell’Impero dopo il 1915, questa era difesa da pezzi d’artiglieria da 9 centrimetri. Oltre alla meravigliosa vista sul lago, la visita di questa postazione merita attenzione per la lunga galleria in roccia.

 

 

Da qui, passata anche la trincea "Ago", si scende verso l’abitato di Nago, ricongiungendosi a una strada asfaltata che conduce in paese.

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