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| 14 mar 2023 | 19:45

"Ho scommesso su me stessa", storia della 23enne Pamela Vesco, prima (e unica) macchinista donna sugli impianti a fune del Ciampac: "Oggi faccio un lavoro che amo"

Mentre stava lavorando nel bar di un albergo, un annuncio in radio ha catturato la sua attenzione: "Cercavano periti meccanici sugli impianti a fune in val di Fassa. Non sapevo come i colleghi o la comunità avrebbero potuto reagire al mio 'volermi proporre', ma è andata molto meglio di quanto mi aspettassi. Sono stata accolta molto bene: nessuno ha mai dubitato delle mie capacità"

"Ho scommesso su me stessa", storia della 23enne Pamela Vesco

POZZA DI FASSA. In un mondo in cui ancora troppi lavori sono considerati prettamente 'per uomini', risulta spesso difficile farsi spazio. Ha tentato di farlo, con successo, la 23enne Pamela Vesco, prima e unica macchinista donna sugli impianti a fune "Ciampac" in val di Fassa. "È stata un po' una sfida con me stessa - anticipa la giovane a Il Dolomiti -. Mi sono detta 'posso farcela' e così è stato". 

 

Dopo aver conseguito un diploma di perito meccanico alle ITI di Trento, la 23enne originaria di Scurelle aveva deciso di provare a fare una stagione in val di Fassa, lavorando come barista: "Un giorno mentre ero al banco dell'albergo in cui lavoravo ho sentito in radio che cercavano periti meccanici sugli impianti a fune della zona - ricorda Vesco -. Ho pensato che fosse un'ottima occasione per provare a mettermi in gioco".

 

"Non avevo idea di cosa sarebbe successo - anticipa - ma ho voluto tentare". Così, è partita l'avventura di Pamela, che ha fatto "un salto nel vuoto, cominciando la sua carriera come macchinista di agganciamento sugli impianti al Belvedere. Lo scorso anno, ho poi provveduto a prendere le patenti necessarie per 'gestire' le macchine, prima quella 'di fisso' e poi quella 'di agganciamento', finendo poi a lavorare, a partire da novembre 2022, al Ciampac". 

 

Il lavoro di un macchinista prevede "il servizio di sorveglianza delle persone e soprattutto della macchina, controllando che funzioni correttamente e in sicurezza - spiega la giovane -. Nei periodi di fuori stagione, invece, ci occupiamo della manutenzione, cambiando pezzi se necessario ed eseguendo i collaudi". Un mestiere che, sebbene facilitato dalle tecnologie moderne, è fatto anche e soprattutto di fatica e sforzo fisico.

 

"Quando ho fatto domanda per il lavoro ero un po' titubante: sapevo che sarei stata la prima donna a lavorare come macchinista su quegli impianti e non sapevo quindi come i colleghi o la comunità avrebbero potuto prendere quella mia decisione. In realtà, è andata molto meglio di quanto mi aspettassi: sono stata accolta molto bene, soprattutto al Ciampac. Nessuno ha mai messo in dubbio le mie capacità o pensato che non ce la potessi fare".

 

La 23enne originaria della Valsugana, tenace e determinata, è stata la prima a credere in se stessa: "Non mi è mai piaciuta l'idea di essere trattata diversamente solo perché sono una donna. Alcuni avrebbero infatti potuto pensare che, in quanto donna, avrei potuto avere qualche limite fisico ma io ho scongiurato tale possibilità mettendo tutta me stessa sempre, dimostrando di riuscire anche nei compiti più complessi e portando a termine interventi faticosi - sottolinea -. Piuttosto che non finire una cosa, ci metto 10 minuti in più ma la porto a termine", aggiunge.

 

Durante i suoi 4 anni in val di Fassa, oltre ad aver trovato "un lavoro che spero di continuare a fare perché mi piace moltissimo, ho trovato anche l'amore. Lo scorso anno mi sono sposata con Patrick, anche lui macchinista, conosciuto su quegli stessi impianti che, nonostante le paure e perplessità iniziali, mi hanno fatta sentire davvero accolta e scoprire un bellissimo mestiere". 

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