"Grazie alla transumanza ho capito qual è la mia strada", in viaggio (FOTO) con la pastora 21enne Lia Zambelli: "Il mio augurio? Che i giovani tornino a popolare le montagne"
''Mio padre nel 2021 ha deciso di regalarmi una decina di capre bionde dell'Adamello. E io, che allora non sapevo ancora bene come allevarle, mi sono prima affidata a un pastore che se ne prendeva cura per me, decidendo poi infine di passare quest'inverno con Michael, Daniel e Giacomo''. Da quel momento è iniziata la sua vita in viaggio tra recinti elettrificati, attraversamenti di gallerie (''non mancano gli automobilisti che accusano le capre di aver graffiato la carrozzeria''), pioggia, sole e tanto impegno

VOLANO. "L'amore per gli animali ha sempre fatto parte di me. Scegliere di vivere all'aperto, percorrendo le strade del Trentino con un gregge, mi ha fatto capire quale sia la mia strada". Lia Zambelli è giovanissima, ma non esita nemmeno un attimo a dichiarare (con convinzione ndr) quanto vorrebbe continuare a fare: "Ho scoperto da poco la vita 'transumante' che, nonostante le difficoltà, mi piace davvero molto", anticipa la 21enne a Il Dolomiti.

"La mia non è una famiglia di allevatori o pastori - premette -. Mio padre, consapevole che mi piacessero molto gli animali e in particolare le capre, nel 2021 ha deciso di regalarmi una decina di capre bionde dell'Adamello. E io, che allora non sapevo ancora bene come allevarle, mi sono prima affidata a un pastore che se ne prendeva cura per me, decidendo poi infine di passare quest'inverno con Michael, Daniel e Giacomo, prendendo parte alla 'loro' transumanza e avendo finalmente occasione di stare notte e giorno con le mie amate caprette, che fino a poco prima vedevo molto più di rado".
Così, Lia ha recuperato il suo 'piccolo' gregge che a inizio inverno contava 10 capi (mentre ora 15 ndr) e ha raggiunto i tre ragazzi a settembre "quando sono scesi dalle rispettive malghe: abbiamo messo insieme tutti i nostri animali, fra capre e pecore (arrivando a quota circa 1.200 capi ndr), e siamo partiti a piedi per un viaggio che ancora non sapevo come sarebbe andato - confessa la 21enne -. Sapevo cos'era la transumanza ma parteciparvi è tutt'altra cosa", fa notare.

L'itinerario in generale era già stato "più o meno stabilito, anche perché bisogna essere sicuri di approdare in zone dove non ci sono divieti e nelle quali gli animali hanno possibilità di trovare da mangiare". Gli spostamenti sono sempre stati fatti a piedi, "seguiti da un pick-up con carretto per gli agnellini più piccoli o gli animali zoppi e la roulotte per trascorrere la notte - spiega Lia -. Abbiamo camminato sotto il sole, la pioggia, con il vento o la nebbia: insomma, con qualsiasi condizione meteo, cosa che rende l'impresa inevitabilmente più dura ma non per questo meno affascinante o bella".

Partiti dalla Valsugana a settembre, i giovani si sono diretti a Trento, hanno percorso poi tutta la Vallagarina fino a raggiungere il confine con il Veneto, giungendo poi Domegliara, dove il grandissimo gregge si è diviso in due: "Il mio gregge è arrivato fino a Pescantina, dove siamo rimasti per un paio di settimane per poi ripartire, percorrendo tutta la strada di andata a ritroso fino a tornare in Valsugana".

Un faticoso viaggio, durato lunghi mesi durante i quali non sono mancate difficoltà: "La lista è lunga - rivela la giovane originaria di Volano - a partire dai predatori che, in un paio di occasioni, nonostante i recinti e i nostri maremmani sono riusciti a predare due capre in un'occasione e una pecora e un agnello in un'altra. Al problema dei lupi si è aggiunto poi anche quello delle persone, che spesso si lamentano quando transitiamo su strade 'principali': sembra che, al giorno d'oggi, la gente non abbia più pazienza".
"Facciamo di tutto per evitare le strade statali o più trafficate ma a volte sono le uniche vie percorribili - ammette -. Scegliamo peraltro giornate e orari in cui siamo certi di incontrare poche auto, come hanno fatto ad esempio Manuel e Michael qualche giorno fa, che hanno attraversato la galleria del Bus de Vela alle 3 di notte pur di non creare disagi alla viabilità". Accorgimenti che, tuttavia, spesso non bastano: "Non sono mancate persone che hanno accusato i nostri animali di aver graffiato le loro macchine con le corna", prosegue dispiaciuta.

Ora la transumanza dei quattro giovani si è recentemente conclusa, dividendo gli animali in greggi più piccoli, finiti in differenti malghe: "Ci siamo salutati qualche giorno fa quando ognuno ha raggiunto la malga dove rimarrà con il proprio gregge per tutta l'estate. Io starò a malga Masi, nel Comune di Novaledo, luogo abbandonato per due anni e preso poi in gestione da Manuel e Michael, che l'hanno per questa stagione affidata a me: sarà la mia prima esperienza in solitaria ma non ho nessun timore a riguardo - ammette Lia -. Stando qui ho capito quanto mi piaccia questa vita e quanto io sia fortunata: dormire per mesi in una roulotte, spesso senza acqua né luce, mi fa apprezzare ora anche solo il fatto di avere un tetto sopra la testa".
Uno "spirito nomade", quello della giovane 21enne originaria della Vallagarina che, dopo mesi di cammino ha ancora più voglia di mettersi in gioco: "Mi piacerebbe organizzare, quando inizieranno ad arrivare turisti in zona, anche delle attività didattiche con gli animali. Per la maggior parte del tempo sarò da sola ma Michael e Manuel verranno sicuramente a darmi una mano se ce ne sarà la necessità".
"Non sento di rinunciare a qualcosa, nonostante la mia giovane età: per me, questo è tutto ciò che avrei mai potuto desiderare - conclude -. Mi guardo intorno e vedo montagne che, nel tempo, sono state purtroppo abbandonate dai trentini, lasciando a se stessi luoghi come malghe che, invece, potrebbero far fiorire turisticamente preziosi territori. Il mio augurio? Che i giovani, la mia generazione, tornino a puntare il proprio naso all'insù, guardando alle terre alte in quanto luoghi da valorizzare e sui quali tornare, facendo rivivere 'mestieri' e tradizioni antiche come l'allevamento".













