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Belluno
01 maggio | 21:10

Da Milano alle Dolomiti per gestire un rifugio, storia della 25enne Elena Bergamin: "I tramonti sul Civetta 'ripagano' la fatica: in quota ho trovato il mio posto del cuore"

Il numero di telefono scritto su di un tovagliolo e poi un'inaspettata chiamata, gli esami universitari "dati al primo appello" e la prima stagione in quota. Così, è partita l'avventura della giovane Elena, che presto gestirà il rifugio Sasso Bianco: "Sulle vette bellunesi, fra fatica e tramonti mozzafiato, ho trovato il mio posto del cuore"

SAN TOMASO AGORDINO. "Il tramonto sul Civetta non ha mai smesso di stupirmi: per me, è la vista più bella del mondo". Ha gli occhi pieni di meraviglia e il sorriso di chi ha già ben in mente quanto vuole Elena Bergamin, una "ragazza di città", originaria della zona di Varese, che sulle Dolomiti bellunesi ha trovato il suo "posto del cuore". Vette sulle quali presto approderà per gestire il rifugio Sasso Bianco, nel quale ha già lavorato per quattro stagioni, conquistando la fiducia e l'affetto dei proprietari Michele e Luciana. 

 

"Ho sempre amato la montagna - ammette la giovane classe 1997 intervistata da Il Dolomiti -. La passione per le Dolomiti, però, è nata un po' più in là, intorno ai 14 anni d'età, quando mio nonno veneto ha cominciato a portarmici, rivelandomi il suo sogno di acquistare una casa affacciata sul Civetta". Così, sono iniziate le escursioni alla conquista delle vette bellunesi, "raggiungendo differenti rifugi in cui pernottavo con mio padre, appassionato fotografo, per fotografare il tramonto". 

Una sera d'estate del 2018 era stata la volta del rifugio Sasso Bianco, "dove avevamo trascorso la sera a chiacchierare piacevolmente con Michele, il proprietario, al quale avevo confessato che mi sarebbe piaciuto provare a fare un'esperienza di lavoro in quota. Dopo avermi spiegato quanto duro fosse lavorare lì, scherzando sul fatto che avrei dovuto anche lavare i bagni se mai mi avesse assunta, mi aveva detto di scrivergli il mio contatto su di un tovagliolo". 

 

Sebbene non se l'aspettasse, "sono stata contattata da Michele che mi ha proposto di fare una stagione nel 2019 - ricorda Elena -. Ho così dato gli esami universitari (studia al Politecnico di Milano, città in cui vive ndr) al primo appello e sono corsa al Sasso Bianco, dove l'estate è letteralmente passata in un soffio, nonostante la fatica". Alla prima stagione ne sono seguite altre 3, vissute sempre con lo stesso entusiasmo, fra giornate scandite da un gran daffare e straordinari tramonti: "Anno dopo anno ho continuato a scegliere di tornare a lavorare là, dove posso dire di aver trovato il mio posto: un bellissimo rifugio, cinto da prati e una vista mozzafiato".

"Nel tempo, non sono mancati amici che mi chiedevano perché scegliessi di lavorare anziché divertirmi o andare in vacanza - confessa la giovane -. Per me, farlo, non è mai stata una rinuncia ma piuttosto una gran fortuna. Sulle Dolomiti ho scoperto un piccolo gioiello che merita di essere vissuto e valorizzato, e conosciuto due persone, Michele e Luciana, a cui mi sono affezionata moltissimo - aggiunge la 25enne -. Insomma, lassù c'è tanta bellezza, ma anche un pezzo del mio cuore". 

 

Dopo quattro stagione estive in quota, con mansioni che si anno in anno si facevano sempre più 'complesse', è giunta ad Elena un'ulteriore proposta: "I due gestori mi avevano detto che erano stanchi e che i figli non avrebbero voluto portare avanti l'attività - premette -. Michele mi aveva inoltre specificato che sarebbe stato davvero complesso per lui trovare un nuovo gestore di cui fidarsi davvero". Pertanto, i due proprietari del Sasso Bianco hanno pensato di proporre a Bergamin di tenere in vita la struttura. 

 

"Ammetto di averci pensato a lungo, perché essere rifugista è molto diverso da lavorare in una struttura in quota come dipendente". Non è passato troppo tempo, tuttavia, dalla decisione finale, spinta anche dal desiderio di continuare ad approdare "in un posto che amo e che merita di continuare ad esistere - aggiunge Elena -. Per farlo, ho deciso di cercare qualcuno che mi desse una mano e, grazie a un amico, sono riuscita a trovare Alessandro, mio coetaneo e amante della montagna, che si è detto disponibile a tuffarsi in quest'avventura". Non mancheranno forse i timori legati a un nuovo inizio, ma nemmeno l'entusiasmo dato dalla consapevolezza che presto Elena farà "ciò che davvero desidero". 

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