"Ho scelto il richiamo della montagna", da ingegnera idraulica a malgara, storia di Marta Zampieri: "Nella vita bisogna fare ciò che si ama"
"Ho sempre saputo che la mia vita era qui, in montagna. Anche quando lavoravo in cantiere". È la storia di Marta e delle sue due vite, o meglio ancora d'una vita in cui "ho fatto tutto quello che volevo fare: prima l'ingegnera, lavoro che ho amato, e poi la montanara. Un'esistenza che oggi, nonostante le difficoltà, mi regala soddisfazioni ineguagliabili"

VAL DI ZOLDO. "Nella vita ho sempre fatto quello che volevo. Per questo, forse, non ho rimpianti". Parte da questo presupposto il racconto di Marta Zampieri, una donna che, dopo una laurea in Ingegneria civile idraulica e anni di lavoro in cantiere ha deciso di sconvolgere totalmente la propria esistenza, scegliendo la montagna e trasferendosi in una malga a quota 1.300 metri, vero e proprio punto di ri-partenza: "Sono una montanara per scelta", ammette a Il Dolomiti senza esitazione.
"Non ho alle spalle una storia di agricoltori o allevatori, anzi - premette -. Ho studiato ingegneria idraulica civile: mi sono laureata a Padova e iscritta poi all'Albo dei professionisti nel 2000", ricorda. Dopo anni trascorsi a svolgere la professione fra appalti pubblici, "ho deciso di mollare tutto: la vita in cantiere mi piaceva molto e mi affascinava ma il richiamo della montagna è stato più forte d'ogni altra cosa".
Così, la vita di Marta ha imboccato una direzione completamente diversa: "Posso dire d'aver vissuto due esistenze, o meglio ancora di aver fatto tutto ciò che avrei voluto fare: l'ingegnera prima, e mi è piaciuto farlo e la malgara poi, altro lavoro che amo con tutta me stessa". Un cambiamento che ha condotto la donna a doversi letteralmente rimboccare le maniche, per imparare un mestiere "di cui di fatto non sapevo nulla".
La nuova avventura è partita nel 2005, a 33 anni d'età e con un bagaglio pieno di sogni da realizzare: "Ho dato vita a un'azienda agricola in quota assieme al mio compagno di allora, facendo inizialmente spola da casa dei miei genitori alla malga e decidendo infine di trasferirmi in montagna in pianta stabile". Un'azienda partita con "9 capre da cashmere, alle quali nel tempo si sono aggiunte galline un orticello e i piccoli frutti".

"Nel 2013 si è poi aperto un nuovo capitolo: ho deciso di partecipare al bando per la malga Pian de Levina (con agriturismo ndr) a Cornigian, nel Comune di Val di Zoldo, per gestire il complesso rurale e il caseificio. Ho dovuto quindi acquistare anche capre e vacche da latte e, soprattutto, imparare a fare formaggio". Un nuovo mondo tutto da scoprire, "quello della caseificazione, del quale mi sono immediatamente innamorata: col latte si può fare davvero di tutto".

Sono stati necessari corsi, tanti esperimenti (e fallimenti), tutt'ora in corso, "ma ne è valsa la pena - ammette -. Oggi, nell'agriturismo Pian de Levina, che sorge a quota 1.283 metri, propongo prodotti del territorio, fatti da me, e formaggi completamente differenti da quelli tipici di malga. Produco, ad esempio, il "Diversamente sobrio" (fatto con latte e vino mescolati insieme), ma le 'sperimentazioni' non si esauriscono mai: l'obiettivo è di offrire sempre qualcosa di nuovo".

Prodotti utilizzati nei piatti preparati nell'agritur dalla stessa Marta che cucina "come se stessi invitando degli amici a casa: qui i posti a sedere all'interno sono appena 20 e la cucina è tanto genuina quanto semplice e casalinga". All'attività del caseificio e a quella ristorativa, fra marmellate autoprodotte e formaggi, si aggiunge anche una discreta produzione di stole in cashmere, "grazie alla lana delle mie capre e alle abili mani di Cristina, tessitrice con cui collaboro". Fili mescolati anche con la lana "delle mie pecorelle nane di Ouessant, che da qualche tempo a questa parte si sono aggiunte alla famiglia".
Giorni, quelli della Marta montanara, vissuti all'insegna di un gran daffare, che, nonostante "i periodi bui, soprattutto perché oggi gestisco tutto da sola", donano enormi soddisfazioni: "Ho sempre amato la montagna: credo sia una sorta di 'eredità' lasciatami dalla nonna. Ho sempre scelto di fare quello che volevo e che mi piaceva (ora insegna anche alle elementari a Cortina ndr) ma nel profondo ho sempre saputo che la mia vita fosse qui: in montagna".














