Si rompe la macchina del caffè in rifugio e quella nuova arriva con lo slittino (FOTO): "Ecco come risolviamo i problemi a 2.000 metri di quota"
I viveri portati (a piedi) a spalla, la macchina del caffè che si rompe nel bel mezzo del servizio a 2.000 metri di quota e la jeep che in inverno non arriva in vetta. La vita in rifugio è proprio così, fatta di tante piccole grandi cose, fra disagi che con l'aumentare dell'altitudine paiono ingrandirsi sempre più ma anche "moltissime soddisfazioni"

BRENTONICO. I viveri portati (a piedi) a spalla, la macchina del caffè che si rompe nel bel mezzo del servizio a 2.000 metri di quota e la jeep che in inverno non arriva in vetta. La vita in rifugio è proprio così, fatta di tante piccole grandi cose, fra disagi che con l'aumentare dell'altitudine paiono ingrandirsi sempre più ma anche "moltissime soddisfazioni". A raccontarlo a Il Dolomiti è Eleonora Orlandi, che dal 2017 gestisce il rifugio Damiano Chiesa sull'Altissimo: "Nonostante le difficoltà - confessa - non ho mai pensato di mollare. Per me, questo, è un lavoro bellissimo".

C'è tanto amore nelle parole della rifugista, che rivela uno degli intoppi (inevitabilmente parte del 'pacchetto' del lavoro in quota) avvenuti nel corso di questa stagione invernale sull'Altissimo: "Nella domenica di apertura del rifugio, e nel bel mezzo del servizio, ci si è rotta la macchina del caffè - fa sapere -. Un bel problema, soprattutto perché qui in inverno la jeep non arriva e ci si deve portare tutto a spalle: portare una macchina del caffè non è però così semplice come trasportare carne e verdure".
Così, la gestrice della struttura in quota e il suo affiatato team si sono dovuti (letteralmente) ingegnare non soltanto per portare via il macchinario rotto, ma anche per trasportarne in vetta "una nuova, salvando il 'caffè di Natale". Scesi a valle e recuperati due vecchi sci ed uno slittino, Orlandi e i suoi collaboratori hanno caricato una nuova macchina del caffè fino al rifugio: "Allo stesso modo, abbiamo portato a valle quella vecchia. Una gran fatica e qualche colpo di genio: ecco com'è la vita a oltre 2mila metri di quota, dove nulla è scontato, nemmeno il cibo che gli escursionisti si ritrovano nei piatti, che noi trasportiamo negli zaini risalendo la mulattiera a piedi con sci da alpinismo o ciaspole".
Nonostante le difficoltà, Eleonora non ha mai pensato (nemmeno per un attimo) di cambiare vita. Una vera e propria vocazione la sua, mossa da un grande amore per la montagna e per quel rifugio che svetta a 2.060 metri sull'Altissimo: "Qui se durante la stagione invernale finisce il prezzemolo si deve scendere a piedi a San Valentino, recuperare l'auto, andare a Brentonico al supermercato e tornare: insomma, per avere un mazzetto di erbe aromatiche in struttura ci si impiega un giorno intero".

"Molti capiscono e apprezzano ma tanti danno purtroppo tutto per scontato e questo dispiace - conclude la rifugista -. In questi 8 anni, che non sono nulla in confronto all'esperienza di molti miei colleghi, ho visto cambiare drasticamente la montagna: sempre più turisti e persone che delle terre alte ne sanno ben poco, in particolare dal Covid in poi. Quest'estate ci hanno perfino chiesto di chiamare un taxi per tornare a valle: non aggiungo altro. Poi, però, ci sono anche tante belle soddisfazioni, che ripagano del sacrificio: per me, questa, è una vita bellissima".


















