Soccorsi in quota settant'anni fa (FOTO): “Con scarsi mezzi e attrezzatura ridicola, qui i primi soccorritori aiutavano soprattutto i disperati fuggitivi dal regime di Tito”
A riportare le immagini è il Soccorso alpino e speleologico del Friuli Venezia Giulia che ha raccontato come è nata la prima stazione in regione, quella di Cave del Predil (che ancora oggi porta quel nome nonostante abbia sede a Tarvisio): “Con scarsi mezzi e attrezzatura ridicola, rischiando la propria vita e impiegando giornate intere tra rocce e pareti, i primi soccorritori di Cave del Predil avevano gettato le basi di una storia lunga più di settant'anni”

UDINE. Lo scenario di riferimento sono le montagne che circondando la zona di Cave del Predil, in provincia di Udine, a pochi chilometri dal confine di Stato con la Slovenia, i protagonisti, invece, sono una serie di alpinisti intenti a scalare delle pareti “con scarsi mezzi e attrezzatura ridicola” per una missione di soccorso. Sono queste le immagini (risalenti agli anni '50/'60) condivise dal Soccorso alpino e speleologico Friuli Venezia Giulia per raccontare la nascita della prima stazione in Regione, quella appunto di Cave del Predil (che ancora oggi porta quel nome nonostante abbia sede a Tarvisio).

“Dai nostri archivi – scrivono – due scatti che riprendono alcuni momenti di una missione di soccorso lungo la Via della Vita al Mangart”. Immagini che restituiscono, tra le scarse misure di sicurezza e l'equipaggiamento (sostanzialmente assente), l'enorme differenza che separa le attività di soccorso di allora da quelle odierne. “A Cave del Predil – raccontano i soccorritori – si era formato fin dagli anni Quaranta un forte gruppo di scalatori, bracconieri di formazione, presto coordinati da Cirillo Floreanini, che lavorava allo stabilimento minerario ivi presente”.

Nel contesto dell'epoca, continua il Soccorso alpino del Friuli Venezia Giulia: “Quei primi soccorritori portavano aiuto soprattutto ai disperati fuggitivi dal regime di Tito della ex Jugoslavia, che tentavano di varcare il confine evitando il valico e cercando una scappatoia per le montagne. Con scarsi mezzi e attrezzatura ridicola, rischiando la propria vita e impiegando giornate intere tra rocce e pareti, i primi soccorritori di Cave del Predil avevano gettato le basi di una storia lunga più di settant'anni”. Una storia che, nel prossimo numero della rivista del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico, in arrivo tra pochi giorni, verrà riportata anche in un articolo che accenna a grandi linee alla storia del corpo regionale del Friuli Venezia Giulia.













