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Belluno
06 maggio | 08:58

Tracce d'orso in Cansiglio, l'esperto conferma: "I plantigradi in zona ci sono sempre stati, anche se di passaggio. Troppi quelli in Trentino? Concetto sbagliato"

L'esperto, intervistato da Il Dolomiti, si è espresso anche in merito alla questione orsi in Trentino: "Il termine troppi non è una dimensione ecologica ma umana. Se gli animali trovano risorse per alimentarsi, vivono e si riproducono, altrimenti no. Questo significa che a livello ecologico il termine 'troppi' non è utilizzabile. Servono cultura, e informazione: chi va nel bosco deve sapere che potrebbe incontrare un plantigrado ma soprattutto come comportarsi"

BELLUNO. Pochi giorni fa, un orso è transitato nella zona della Piana del Cansiglio, nel Bellunese, e testimonianza ne sono le tracce rinvenute da degli operai. "Mi hanno mandato le foto e sono quindi andato a vederle di persona - anticipa Luca Zanchettin, dottore in scienze ambientali e collaboratore nel monitoraggio della fauna in Cansiglio, intervistato da Il Dolomiti -. Seguite per qualche centinaio di metri, ho provveduto poi a misurarle ed analizzarle, supponendo che si è trattato di un giovane maschio in dispersione".

"Purtroppo - esordisce l'esperto - le tracce erano discontinue. Salivano sull'altipiano per poi scendere di nuovo: con alta probabilità, l'orso in questione era in cerca di cibo", aggiunge Zanchettin, dichiarando che "potrebbe essere giunto dalla Slovenia: non sono infatti insoliti i passaggi di giovani orsi (prima delle tracce recentemente rinvenute, sempre testimoniate dalle fotografie di fototrappole ndr), che in zona trovano un ambiente uguale a quello d'origine. Nel 2014, un orso radiocollarato dall'università di Udine e proveniente dalla Slovenia aveva, non a caso, trascorso sul territorio ben 2 anni". 

 

Nonostante le molte informazioni deducibili dall'analisi, "non è possibile dire con certezza da dove sia arrivato né tantomeno dove si sia poi diretto - sottolinea -. In generale, possiamo dire che gli orsi nel Bellunese orientale ci transitano (e ci rimangono più o meno tempo ndr) dagli anni Novanta, giungendo dalla Slovenia". Si tratta perlopiù di giovani maschi in dispersione che, a 2 o 3 anni d'età vanno in cerca "di aree in cui non sono in competizione con gli anziani per quanto concerne la riproduzione". 
 

"Rispetto a prima, forse, ora i plantigradi transitano con ancor più frequenza, spesso di notte, quando nessuno se ne accorge". Secondo l'esperto la presenza di questo grande carnivoro sul territorio, non sarebbe quindi una minaccia per l'uomo: "Il numero di orsi in un dato territorio dipende dalla capacità portante, come ci insegna la biologia - premette Zanchettin -. La popolazione, di qualsiasi specie, cresce finché c'è possibilità di nutrirsi e riprodursi", fa sapere, in riferimento anche al numero di plantigradi presenti in Trentino, ritenuti "troppi per l'uomo". 

 

 

"Il termine troppi non è una dimensione ecologica ma umana - spiega ancora Zanchettin -. Se gli animali trovano risorse per alimentarsi, vivono e si riproducono, altrimenti no. Questo significa che a livello ecologico il termine 'troppi' non è utilizzabile". Per questo, quindi, non avrebbe senso pensare a trasferimenti in regioni vicine, "anche perché i plantigradi tornano indietro senza problemi" o pensare di abbattere alcuni esemplari (“soluzione temporanea con funzione di mitigare l’accettazione umana”): "Servono cultura e informazione - conclude l'esperto -. Chi va nel bosco deve sapere che potrebbe incontrare un orso o ancora come comportarsi, come avviene in Slovenia, dove gli escursionisti, correttamente informati, camminano spesso muniti di campanello o fischietto: in Est Europa il saper valutare il rischio legato all'orso è un fatto culturale secolarizzato da cui si può imparare molto”.

 

 

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