Un febbraio asciutto e neve sui ghiacciai inferiore al 1967: confermato il trend di calo (IL REPORT). Le ultime precipitazioni migliorano i dati solo rispetto al 2022
Questi dati sono stati raccolti in collaborazione tra l’Ufficio Previsioni e pianificazione della Provincia di Trento, la Commissione glaciologica della Società degli alpinisti tridentini, il Muse, l’Università di Padova e il Servizio glaciologico lombardo

TRENTO. Si conferma il trend di calo della neve. Temperature superiori alle medie stagionali e precipitazioni invernali molto scarse hanno condizionato gli accumuli sui ghiacciai trentini. Una situazione critica, che ha visto solo nei mesi di aprile e maggio le precipitazioni più significative.
Il report 2023 della campagna di misurazioni in quota evidenzia come i dati di accumulo del manto nevoso siano inferiori rispetto alle stagioni precedenti, 2022 escluso. La copertura nevosa risulta, infatti, superiore a quella dell'anno scorso per le precipitazioni abbondanti e le temperature favorevoli delle ultime settimane.
Tutti i ghiacciai del Trentino sono ancora innevati: sul Careser, preso come punto di riferimento, sono state misurate un’altezza neve a 209 centimetri e una densità media di 415 chili per metro cubo che hanno permesso di stimare un equivalente in acqua del manto nevoso pari a 865 millimetri.
Questo valore è inferiore alla media della serie storica iniziata nel 1967, di 967 millimetri. Questi dati sono stati raccolti in collaborazione tra l’Ufficio Previsioni e pianificazione della Provincia di Trento, la Commissione glaciologica della Società degli alpinisti tridentini, il Muse, l’Università di Padova e il Servizio glaciologico lombardo.
Nonostante le abbondanti precipitazioni di maggio, il trend è di calo. Per la Fondazione Cima sulle montagne dell'Italia manca ancora circa la metà della dama bianca rispetto alla media degli ultimi 12 anni. D'altra parte però, avevano sottolineato gli esperti, gli accumuli nevosi attuali si trovano sopra dei 2.500 metri di quota.
"Attorno ai 2.600 metri di quota troviamo anche 70-80 centimetri di neve. Rispetto all'anno scorso quindi, possiamo dire che va 'meno peggio': per parlare di una situazione 'migliore' bisognerebbe infatti prendere in considerazione un'orizzonte temporale molto più ampio all'interno del quale, come anticipato, i dati restituiscono un quadro ben diverso", aveva spiegato negli scorsi a Il Dolomiti il presidente presidente della Commissione glaciologica Sat, Cristian Ferrari. A quota 3mila metri, per esempio, si trovavano facilmente in questa fase fino a 5 metri di neve, quest'anno siamo sui due metri, massimo due metri e mezzo. Va poi specificato che la semplice osservazione della quantità di neve spesso può non essere sufficiente, visto che in base a quanto l'accumulo è pesante o leggero il dato, per esempio, di Snow water equivalent (quello utilizzato dalla Fondazione Cima per le sue stime ndr) cambia”.
La temperatura media dell’autunno meteorologico (settembre, ottobre e novembre) è risultata molto elevata. Anche se in passato si sono registrati autunni molto meno piovosi, si legge nel report, le precipitazioni sono risultate molto inferiori alla media. Le prime nevicate sono state riscontrate già a settembre, con ben quattro episodi deboli o moderati alle quote medio alte. A ottobre temperature molto elevate e precipitazioni poco significative non hanno favorito apporti nevosi importanti. Le precipitazioni nevose di novembre alle quote più elevate hanno preannunciato l’inizio della stagione invernale.
L’inverno meteorologico (dicembre 2022, gennaio e febbraio 2023) è risultato più secco e molto più caldo della media. Le precipitazioni sono risultate nella media per dicembre e gennaio ma, con febbraio del tutto asciutto, la precipitazione cumulata dell’inverno è risultata inferiore alla media, pur superiore a quella dell’inverno precedente. Le temperature sono state quasi sempre sopra la media, fatta eccezione per alcuni periodi, soprattutto in dicembre. Si è evidenziato il periodo particolarmente mite dei primi giorni del 2023. La primavera meteorologica 2023 (marzo, aprile e maggio) è stata quasi ovunque più piovosa della media, soprattutto a causa delle abbondanti precipitazioni registrate in maggio. Le temperature sono risultate leggermente sopra la media.
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