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“Neve in quota, deficit del -64% in Italia: situazione in peggioramento”. L'aggiornamento della Fondazione Cima

A febbraio il deficit di Snow Water Equivalent, ossia l'acqua contenuta nella neve, è del -64%: “I dati peggiori – dice la Fondazione Cima – si registrano per gli Appennini, ma la situazione di scarsità di neve caratterizza tutta la penisola”

Di Filippo Schwachtje - 17 febbraio 2024 - 09:45

TRENTO. Una situazione in peggioramento, con un deficit pari a -64% dello Snow Water Equivalent (ossia l'acqua contenuta nella neve, che rappresenta un'indicazione preziosa sulla quantità di riserva idrica su cui potremo contare in primavera e in estate) a livello nazionale e punte pari addirittura al -93% nel bacino del Tevere: è questa la situazione riportata dagli esperti della Fondazione Cima per quanto riguarda l'andamento delle riserve idriche contenute nella neve sul territorio italiano.

 

“Non perdiamo di vista la neve – scrivono gli esperti – com'è a oggi la situazione italiana? A febbraio il deficit di Swe nazionale è del -64%: i dati peggiori si registrano per gli Appennini, ma la situazione di scarsità di neve caratterizza tutta la penisola”. E in particolare sulle Alpi (fondamentali anche per l'approvvigionamento idrico del bacino del Po) la situazione è paragonabile a quella dello scorso anno (quando, in questo periodo, buona parte del Paese era in piena emergenza siccità).

 

Dopo gli aggiornamenti di dicembre 2023 e gennaio 2024 insomma, gli esperti di Cima riportano un netto peggioramento: se un mese fa lo Swe a livello nazionale registrata un deficit del -39% (percentuale comunque poco consolante), oggi il dato è ben più marcato. “Questa condizione – dice Francesco Avanzi, ricercatore dell'ambito idrologia e idraulica di Fondazione Cima – va fatta risalire al tempo mite e secco, soprattutto nella seconda metà di gennaio, che ha aggravato un deficit preesistente: secondo le nostre stime, ha portato a una fusione anticipata dell'ordine di 1 miliardo di metri cubi d'acqua in neve nella seconda metà di gennaio. Purtroppo, la scarsità di neve ha caratterizzato i nostri monti per tutti gli ultimi tre anni”.

 

Le condizioni peggiori, come anticipato, sono quelle degli Appennini dove, si potrebbe dire, la stagione della neve è 'non pervenuta': “L'esempio più eclatante – dicono da Cima – è quello del bacino del Tevere, che registra un deficit di Swe del -93%, con condizioni stazionarie da novembre, quando vi è stata l'ultima nevicata significativa. Più in generale, per la regione Abruzzo, che rappresenta un indice per l'Appennino centrale, il deficit è del -85%, in forte peggioramento rispetto a gennaio”.

 

Le cose – spiega ancora Avanzi – non vanno meglio fuori dall'Appennino centrale. Il fiume Simeto, il principale della Sicilia orientale, registra un deficit del -61%, perché dopo le prime nevicate di gennaio il rialzo delle temperature ha portato a una fusione precoce della neve. La neve di quest’area è solo una piccola parte di quella del territorio nazionale, ma è indice di una siccità generalizzata per la Sicilia”. Né la situazione migliora se si guarda alle Alpi, continuano gli esperti: “Dove il deficit complessivo (-53%) è solo di poco meno marcato che a livello nazionale e molto simile a quello dello scorso anno in questo stesso periodo”.

 

“Vale la pena – commenta Avanzi – ricordare che la neve alpina è particolarmente importante per l'approvvigionamento idrico italiano, perché alimenta anche il bacino del Po. Bacino che, attualmente, registra un deficit di Swe del -63% rispetto agli ultimi 12 anni”. Insomma, le scarse nevicate degli ultimi mesi non sono state minimamente sufficienti a risollevare il deficit: “E questo non dovrebbe stupire – conclude Avanzi – perché l’accumulo di neve va visto come una maratona, che deve andare avanti nel tempo, e una nevicata non fa inverno. Statisticamente, il periodo di fusione inizia a marzo. Proprio di recente, ricercatori e ricercatrici di Fondazione Cima hanno pubblicato due articoli interdisciplinari, l’uno con un punto di vista giuridico e l’altro scientifico, nei quali si metteva in evidenza come una delle cause principali della siccità del 2022 fosse la mancata fusione nivale in primavera e a inizio estate. Monitorare la situazione è quindi fondamentale per sapere su quali risorse potremo contare quest’anno”.

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