"Abbiamo salvato un uomo dall'ipotermia e trascorso giorni davvero difficili: la montagna sa essere 'inospitale' ma insegna ciò che conta davvero"
Le parole sono quelle di una giovane ragazza, Melissa, che ha trascorso una parte dell'estate fra le mura del rifugio Morelli Buzzi per uno stage: "Abbiamo salvato un uomo dall'ipotermia e trascorso giorni davvero difficili. Così ho imparato ad apprezzare ogni più piccola cosa e ad utilizzare ogni attimo che mi è concesso come se fosse il più prezioso. Ogni singolo centimetro di questo rifugio e spigolo di roccia avranno per sempre un posto speciale in me"

CUNEO. La montagna sa essere cruda, dura, "inospitale". Ma sa anche regalare grandi emozioni ed all'occorrenza divenire maestra di vita. Di questo, ne è sicuramente convinta Melissa, ragazza che ha da poco concluso il suo stage a quota 2.351, più precisamente fra le mura del rifugio Morelli Buzzi, che sorge nel cuore del Parco delle Alpi Marittime.
Nel corso della sua esperienza nella struttura in quota, la giovane ha deciso di affidare i propri pensieri ed emozioni a carta e penna, raccontandone ogni dettaglio, senza tralasciare i momenti di difficoltà. "Oggi è il mio quinto, o forse sesto giorno qui al rifugio Morelli Buzzi, e non ho parole per descrivere tanta meraviglia. Abbiamo accolto una quindicina di escursionisti, tra cui tedeschi, svizzeri, olandesi, in condizioni meteo davvero precarie, abbiamo salvato un uomo dall'ipotermia, abbiamo fatto a botte con la pioggia, la neve, il vento che portava via il berretto a ogni singolo masso caduto qui chissà quanti anni fa. Abbiamo trascorso giorni davvero difficili, non tanto per le intemperie, quanto più per il freddo, per la voglia di fare tutto e la possibilità di fare pressoché nulla, quasi fossimo tornati ai tempi più bui del lockdown. Ero venuta qui sognando di intraprendere escursioni stupende, prendere il sole e l'aria fresca, e invece ho incontrato un luogo sperduto, inospitale, tanto lavoro e davvero pochi, pochi momenti felici".
Ma prosegue: "Poi i miei desideri si sono avverati. Qualcuno lassù ha ascoltato le mie preghiere e tutto ha cominciato a girare per il verso giusto. Ho conosciuto meglio due persone stupende, con un cuore più grande delle montagne in cui sono immerse per tre mesi l'anno, con una storia da raccontare così ricca che ogni dettaglio aggiunto mi faceva imparare qualcosa di nuovo. Dopo giorni di tempesta continua sono riuscita finalmente a sentire il silenzio di questo piccolo angolo di paradiso, ho imparato ad ascoltare il sussurro dei giganti di roccia e a scovare stambecchi, genzianelle fiorite e qua e là rocce così piatte che era impossibile astenersi dal costruirci su qualche gnometto di sassi".
"Ho finalmente visto dei bei tramonti, mi sono scaldata le ossa nel sole del mattino, e ho iniziato ad apprezzare ogni più piccola cosa, come l'avere un asciugamano pulito con cui asciugare le stoviglie, o una felpa trovata per caso, dimenticata chissà quando da qualche turista che si era fermato per la notte. Ho iniziato ad amare la compagnia di Paolo e Marco, e a farmi amare un po' da Polvere, che ha smesso di ringhiare alla mia vista e ha iniziato a venirmi incontro di sua sponte per farsi accarezzare".
Una straordinaria esperienza che alla giovane ha insegnato piccole grandi cose come "accendere il fuoco e il forno, fare il caffè o spillare la birra". Avventura fatta non soltanto di lavoro ma anche di "tempo per pensare, girovagare, saltellare di qua e di là, tra una roccia e l'altra, tra una ragnatela e l'altra".
"Sto cambiando, e i giorni volano come fazzoletti portati dal vento, come ha fatto il mio bucato che ho dimenticato fuori al sole, scordandomi del fatto che il tempo qui cambia ad ogni battito di ciglia. Mi è venuta la voglia di vivere, di fare, di utilizzare ogni attimo che mi è concesso come se fosse il più prezioso, come se fosse un regalo che ogni giorno mi viene dato, ma che con la stessa facilità mi può essere tolto. Siamo qui, io e le montagne, e qualsiasi cosa avvenga laggiù, nella valle, nelle città, non è un mio problema, è troppo lontano, tanto che nemmeno con il binocolo riesco a vederlo. Se ci siano o meno ancora delle persone reali, là nella pianura, là dove prima tutto sembrava importante, dove ogni problema era un muro insormontabile, quasi non mi importa più, non cambia la mia esistenza, non ha nessun peso sul mondo e di sicuro non ne ha sul divenire - conclude Melissa -. Sono stata posta qui, in questo angolo di mondo, ma nessuno, nemmeno gli steli d'erba, si ricorderà del mio passaggio; eppure, ogni singolo centimetro di questo rifugio, ogni singolo spigolo di roccia che delinea il profilo di queste vette, che fa ombra sul cielo rosato del tramonto, avrà per sempre un posto speciale in me, finché ci sarà ancora un fiato di vita".


















