Due notti in tenda sulle Tre Cime di Lavaredo 'a caccia' dello scatto perfetto fra stalagmiti di ghiaccio e la via Lattea: "Ecco come ho trovato l'inquadratura giusta"
"Il mio posto preferito nelle Dolomiti sono le Tre Cime. Quest'inverno ho deciso di salire dalla Val Fiscalina e di inquadrare quel panorama: uno dei punti che volevo 'catturare' erano le grotte della Prima Guerra Mondiale". Ecco il racconto del fotografo Stefano Pellegrini e del grande lavoro fatto in quota a inizio gennaio, che ha dato come risultato due fotografie davvero mozzafiato

SESTO. "Il mio posto preferito nelle Dolomiti sono le Tre Cime. Ci ho fatto molte escursioni, sia in inverno che in estate. Di solito mi fermo al Passo Lavaredo, quindi ho pochi scatti dal punto di vista del rifugio Locatelli, e tutti sono estivi. Quest'inverno ho deciso di salire dalla Val Fiscalina e di inquadrare quel panorama: uno dei punti che volevo 'catturare' erano le grotte della Prima Guerra Mondiale". Anticipa così, il fotografo Stefano Pellegrini, il grande lavoro fatto in quota a inizio gennaio, che ha dato come risultato due fotografie davvero mozzafiato.
"Sono arrivato in cima nel tardo pomeriggio - prosegue Pellegrini - grazie a un viaggio più lungo del previsto: per questo, mi sono perso il tramonto, ma avevo già programmato di fermarmi lì due notti, quindi sapevo di avere tempo. La prima notte era un po' nuvolosa e ventosa, quindi mi sono anzitutto dedicato alla progettazione delle inquadrature. Grazie all' app Photopills sapevo che la sera la via Lattea sarebbe stata ancora visibile nell'inquadratura dietro alle montagne, e che alle 3 del mattino Orione sarebbe stato esattamente dietro le Tre Cime".

Così, il fotografo si è messo all'opera 'catturando' quello straordinario momento: "Il giorno seguente ho fatto un'esplorazione delle grotte (saltando da una roccia all'altra per non sporcare la neve con impronte) e ho scoperto che quello che in estate è un luogo fantastico in inverno è ancora più interessante - fa sapere -. Diverse stalagmiti di ghiaccio punteggiavano la grotta creando un primo piano perfetto. Ho trascorso l'intera 'ora blu' di quel secondo giorno a scattare dalla grotta. E' stato davvero difficile trovare l'inquadratura perfetta: volevo che i "ghiaccioli" fossero grandi e imponenti, ma anche che ci fosse abbastanza spazio per le Cime e il cielo. Alla fine ce l'ho fatta" (RISULTATO DI SEGUITO).

Dopo la straordinaria fotografia non è mancato anche uno scatto (DI SEGUITO) che mostra la tenda dove Pellegrini si è accampato: "Ho cominciato a scattare foto del cielo intorno alle 18, riuscendo a catturare anche una meteora. Poi ho montato la tenda, lottando un po' con il vento, e l'ho posizionata su una piccola roccia cercando di distruggere il meno possibile la neve perfetta. L'obiettivo principale era giocare con la luce e le ombre utilizzando le grandi rocce in primo piano".



















