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Trento
30 luglio | 20:20

Limitare l’accesso ai sentieri per non disturbare gli orsi? In Abruzzo si fa (nella soddisfazione generale) da 10 anni: “Flusso regolamentato per il bene di tutti”

Per un mese e mezzo in stagione estiva, due sentieri del Parco Nazionale dell'Abruzzo saranno percorribili solo con accessi guidati. Umberto Esposito, guida naturalistica e fondatore di Wildlife Adventures: "Soluzione intelligente che rispetta il ruolo di tutti i protagonisti coinvolti"

di Redazione

ABRUZZO. “Da sabato 3 agosto a domenica 15 settembre torna la regolamentazione del flusso turistico sui sentieri C5 e B4 per la tutela dell'orso bruno marsicano, così come avvenuto, una settimana fa, per il camoscio”.

 

Sono circa 10 anni che il Parco Nazionale dell’Abruzzo utilizza questa strategia, tutte le estati: oggetto dell’ordinanza, quei sentieri (che sono 2 sui 153 sentieri ufficiali del parco, tanto per capirsi) che “percorrono aree di particolare interesse ed importanza vitale per la conservazione dell'orso bruno marsicano; ed è quindi fondamentale nel periodo estivo limitare e controllare la fruizione escursionistica”.

 

Parola di chi quelle zone le vive giorno per giorno da anni, come nel caso di Umberto Esposito, guida naturalistica e fondatore di Wildlife Adventures, uno dei tour operator autorizzati a creare i “gruppetti” di turisti autorizzati a entrare in quelle aree guidati da un esperto.

 

“Perché non si tratta di una chiusura dei sentieri – racconta Esposito a Il Dolomiti -, ma di una regolamentazione del flusso turistico: insomma in estate si può passeggiare negli itinerari segnalati solo con accessi guidati e non in maniera autonoma. In questo modo si filtra il numero di persone coinvolte e le si concentra tutte nello stesso momento della giornata, riducendo al minimo la presenza turistica in queste aree particolari”.

 

A condurre questi accessi guidati sono gli operatori accreditati e le guide qualificate incaricate sul parco; e le escursioni sono a pagamento: “In questo modo si assolve a una doppia funzione: da un lato si evita eccessivo disturbo alla fauna del parco in periodi di maggiore presenza turistica, sensibilizzando al valore delle azioni dei singoli e alle responsabilità di chi sceglie di confrontarsi con la montagna; e dall’altro si dà un riscontro economico ai tour operator, alle guide, a chi quei territori li vive e li tutela con professionalità e passione”.

 

Limitazioni quantomai utili in un momento storico in cui l’attenzione alla fauna selvatica e la “potenza” dei social media ha fatto aumentare il numero di avventurosi (e spesso sconsiderati) fotografi della montagna a “caccia” di foto spettacolari ritraenti orsi e altri animali. “Sì, c’è da considerare che sono davvero tanti i curiosi che vogliono avvicinarsi il più possibile a questi animali, finendo poi per correre dei rischi a loro volta. Insomma, limitare il passaggio a 20 persone al giorno in un solo orario della giornata è una soluzione intelligente che rispetta il ruolo di tutti i protagonisti coinvolti”.

 

Una limitazione che va però gestita, controllata e verificata: “Solitamente viene attuata un’ordinanza di divieto di accesso autonomo a determinati sentieri ed aree, a quel punto poi ripresa e comunicata anche dai mezzi di informazione e dalla stampa locale: sul posto poi ‘fisicamente’ viene posta la segnaletica del caso e viene posto un presidio da parte della forestale. Non che ci siano veri e propri posti di blocco all’ingresso dei sentieri, ma c’è un’azione continua di controllo e prevenzione per intercettare eventuali persone che non rispettano l’ordinanza. Il fatto che queste limitazioni siano in vigore ciclicamente da tanti anni aiuta a far riconoscere alle persone l’importanza di questi momenti: non esistono dei dati certi assoluti sui passaggi di persone su quei sentieri prima delle limitazioni, ma la decrescita del numero di persone su quei sentieri grazie alle limitazioni è molto marcata”.

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