Lo scarpone del fratello scomparso 54 anni fa sul Nanga Parbat torna nelle mani di Reinhold Messner (IL VIDEO): ''Caro Günther grazie, ti penso''
Lo scarpone è stato ritrovato nel giugno del 2022 non lontano dal luogo che Messner ha sempre indicato nella sua ricostruzione dei fatti come il posto dove era crollata la valanga che aveva strappato alla vita suo fratello. Un ulteriore tassello per mettere fine alle maldicenze e ricostruzioni più spietate che avevano seguito quella terribile tragedia
BOLZANO. ''Oggi è finalmente arrivata dal Pakistan la seconda scarpa di Günther, che Liver Khan mi ha consegnato, smentendo definitivamente le teorie cospirazioniste su Günther e sulla tragedia del Nanga Parbat. Günther, grazie e ti penso''. Questo ha scritto Reinhold Messner sulle sue pagine social per raccontare l'emozionante momento nel quale lo scarpone del fratello Günther, morto tragicamente in quel 29 giugno 1970 travolto da una valanga ai piedi dello Sperone Mummery sul Nanga Parbat.

Una tragedia che strappò alla vita Günther Messner scomparso da quel giorno e che aprì scenari ulteriormente drammatici nella vita di Reinhold da molti accusato di aver abbandonato il fratello nei pressi della vetta, raggiunta dal versante Rupal con polemiche e malelingue a cercare di sporcarne l'immagine (lui già all'epoca era uno degli alpinisti più importanti su scala internazionale). Ma i fatti, nel tempo, gli hanno dato ragione. Dopo 35 anni, infatti, nel 2005 è stato ritrovato il corpo. Si trovava esattamente dove lui aveva detto, da sempre, che l'aveva visto sparire a quota 4.600 metri circa (molto lontano dalla vetta che raggiunge gli 8.125 metri).
E anche Liver Khan, colui che gli ha riportato il secondo scarpone in questi giorni nel video conferma che la calzatura è stata ritrovata poche centinaia di metri più a valle rispetto al ritrovamento dell'altro scarpone ''perché il ghiacciaio si sposta''. Insomma la ricostruzione della vicenda che ha sempre dato Messner è così ulteriormente confermata.
I fatti erano successi all'inizio dell'estate del 1970. Messner venne invitato da una spedizione austriaca a prendere parte alla scalata del Nanga Parbat, montagna tristemente nota per i tantissimi alpinisti morti nel tentativo di raggiungerne la vetta (non ultimi il duo Ballard e Nardi che hanno perso la vita nel 2019). Per Reinhold si trattava del suo primo 8.000 ed era l'occasione per tentare di emulare uno dei suoi miti, l’alpinista austriaco Hermann Buhl, che nel '53 aveva effettuato la prima ascesa assoluta, senza ossigeno e in solitaria a partire dall’ultimo campo (unico caso fra le prime assolute di un ottomila e proprio questo tipo di azione voleva emulare Reinhold).
Il fratello Günther si era unito alla spedizione austriaca perché c'era stata una defezione e quindi era entrato in gruppo. Il 27 giugno Reinhold aveva tentato la scalata solitaria (il resto della spedizione sarebbe salito il giorno successivo in cordata) ma Günther lo seguì e insieme riuscirono a raggiungere la vetta. A quel punto il fratello più piccolo fu colpito da mal di montagna. I sintomi gradualmente si fecero sempre più seri e allora Rehinold decise di ridiscendere senza aspettare il giorno dopo l'arrivo del resto della spedizione. Con il fratello sempre più in difficoltà e in preda alle allucinazioni Messner decise di accelerare la discesa passando dal versante Diamir mai battuto fino a quel giorno.
Tra ghiacci, crepacci, saracchi, distacchi di varie dimensioni erano riusciti ad arrivare quasi in fondo ma ormai stremati, distanziati da qualche centinaio di metri, Günther scomparve. Il fratello maggiore, a quel punto, lo cercò per ore, la notte e il giorno successivo (tra l'altro una volta rientrato perse anche sette dita dei piedi) ma l'unica cosa che trovò, risalendo di qualche centinaio di metri, furono i segni dell'ennesima slavina che pensava avessero evitato. Per Reinhold quella era stata la causa della morte del fratello. Nei mesi e anni successivi l'accusa infamante rivolta all'alpinista fu quella di aver abbandonato il fratello in difficoltà per essere l'unico ad aver raggiunto la vetta senza ossigeno ed essere ridisceso dal versante opposto alla salita.
Quando 35 anni dopo, però, venne trovato il corpo (in realtà delle ossa, ciocche di capelli, brandelli della giacca, uno scarpone) nel punto che Reinhold diceva da tempo essere quello dove era avvenuta la tragedia, sul versante Diamir, ciò fu la conferma che il racconto dell'alpinista era coerente e reale. E lo scarpone riapparso il 9 giugno 2022 confermava ulteriormente questa ricostruzione. Oggi il ritorno a casa dello scarpone per la grande emozione del fratello Reinhold che oltre a dover sopportare il peso di aver perso il fratello in così giovane età e durante una sua spedizione ha dovuto anche sopportare le tante maldicenze che hanno contornato la vicenda.












