Pasticcio pista da bob, il direttore esecutivo del Cio: "Cortina in grave ritardo. Mai visto costruirne una in così poco tempo". Ma St. Moritz avverte: "Comincia a essere tardi"
Uno dei più importanti dirigenti del Cio ribadisce i concetti: "Marzo 2025 l'ultima data utile: non verranno concesse altre deroghe. La soluzione di una pista alternativa all'esterno l'abbiamo proposta sin dal primo momento. Se i lavori verranno interrotti e la pista non sarà utilizzabile sarà uno scenario terribile. L'alternativa? St. Moritz la più praticabile e dovranno avere pazienza"

CORTINA. Quella che arriva dagli eleganti uffici della sede del Comitato Olimpico Internazionali di Losanna è una vera e propria "bordata". E se non una stroncatura poco, anzi pochissimo ci manca.
Le parole di Christophe Dubi, che delle Olimpiadi è il direttore esecutivo, ovvero la persona che supervisiona tutti gli aspetti dei Giochi Olimpici, dalle candidature sino al termine dell'ultima gara, non lasciano alcun spazio all'interpretazione. Anzi, hanno la melodia del "de profundis" per la pista da bob di Cortina.
"La nostra posizione è molto chiara - ha spiegato Dubi nel corso di una lunga intervista realizzata con la Rsi Radiotelevisione svizzera che ha dedicato uno speciale di 40 minuti alla vicenda di Cortina -. I lavori sono iniziati con estremo ritardo. Abbiamo statistiche che dimostrano che mai prima d'ora una pista è stata costruita in così poco tempo. Quindi mi sta chiedendo se c'è un rischio: sì, c'è un rischio importante per il completamento di questo progetto di costruzione che è complesso sotto diversi aspetti. E' complesso da un punto di vista tecnico, è complesso perché, da un punto di vista sportivo, il bob è uno sport molto impegnativo, quindi una nozione di sicurezza che entra in gioco. Se si tiene conto di questi fattori, e in particolare della fase cruciale di test, il tempo è estremamente ridotto".
Il Cio, all'interno del quale Dubi è uno dei più importanti dirigenti (vi lavora dal 1996) e dove ricopre un ruolo di fondamentale importanza, il più importante certamente quando si parla di Olimpiadi, esprime dunque - per dirla alla francese - un giudizio tranchant, così come è chiarissima la posizione riguardo alla concessione di eventuali e ulteriori deroghe. Ancora una volta viene ribadito che non ve ne saranno di ulteriori: la dead line sarà marzo 2025. Senza alcun "se" e senza alcun "ma".
"Marzo 2025 - prosegue Dubi - è la data chiave perché è il momento in cui la pista deve essere omologata dalle federazioni. Se la pista sarà omologata nel marzo 2025 sarà sicuramente utilizzata per i Giochi Olimpici, se invece non lo sarà non ci saranno più deroghe. Se i lavori dovessero subire ritardi nel corso della prossima estate e del prossimo autunno, si dovrebbe decidere di sospendere i lavori e di non procedere con l'omologazione. Quindi, ovviamente, ci troveremmo in una situazione assolutamente terribile, perché i lavori sarebbero iniziati ma non potremmo utilizzare la pista. Questo è lo scenario peggiore".
La domanda che sorge spontanea a tutti, compreso all'inviato della Rsi che ha realizzato la lunga ed esaustiva intervista a Dubi, è: chi fermerà i lavori se ci si renderà conto che la pista non sarà costruita in tempo?
Il direttore esecutivo dei Giochi Olimpici mette il "carico da undici": noi l'avevamo detto sin da subito. Se l'opera non verrà completata in tempo, chi ha deciso di realizzarla dovrà assumersi tutte le responsabilità e non addossare alcuna colpa al Cio.
"L'avanzamento dei lavori - analizza - determinerà se è materialmente e fisicamente possibile costruire l'intera pista o no. In questo caso sarebbe ovviamente il direttore dei lavori della pista che, ad un certo punto, si accorgerebbe dei ritardi e dell'impossibilità di terminare i lavori fisici, i quali dovrebbero essere sospesi con tutte le conseguenze. In particolare per quanto riguarda gli Enti coinvolti nella costruzione. Questa non è una decisione che il Cio può prendere ovviamente, perché la nostra posizione è stata fin dall'inizio inequivocabile. Utilizziamo una pista esistente: questa era una possibilità che avevamo offerto già all'epoca. Starà a chi ha preso la decisione di costruire di fermare i lavori, se necessario".
Il concetto viene poi rimarcato quando al direttore esecutivo viene chiesto se il Cio si è "rimangiato la parola", visto che nell'Agenda 2020 si parlava di "utilizzare impianti già esistenti". Il pensiero è ribadito: è stata l'Italia a voler, a tutti i costi, ricostruire la pista di Cortina. Per noi (il Comitato Olimpico Internazionale, ndr) si sarebbe dovuto andare altrove, dove era già tutto pronto.
"Noi l'avevamo detto che eravamo pronti ad prendere in considerazione piste già esistenti all'esterno - puntualizza Dubi -. Tuttavia va detto che a Cortina c'è una tradizione di sport di scivolamento. La pista Eugenio Monti è in funzione da diversi decenni, sin dai Giochi del '56, e la volontà della comunità locale, regionale, ma anche del Governo italiano era di dare un nuovo impulso a questa pista e di utilizzare il sito esistente".
Visto lo stato di avanzamento dei lavori e di prospettive tutt'altro che rosee è meglio pensare ad un'alternativa. Il cosiddetto "piano B". A tal proposito a St. Moritz attendono novità, ma il presidente dell'Olympia Bob Run St. Moritz, Martin Berthod, spiega che bisogna fare in fretta. Sì, ma quanto?
"Per noi avere una risposta oltre la primavera 2024 - commenta - è già tardi. Siamo abbastanza pronti, ma bisogna realizzare alcune infrastrutture e realizzare dei lavori sulla pista. E poi c'è il discorso legati ai "letti" (l'ospitalità, ndr) che rappresenta il problema principale. Servono due anni per organizzare un evento di tale portata. Quanto costa la gestione annua della nostra pista? E' l'unica al mondo realizzata con ghiaccio naturale: diciamo 5-600mila euro per realizzarla, con i costi legati al personale si arriva a circa 800mila euro l'anno. Certamente il turismo ci aiuta: per una discesa per gli ospiti degli hotel (che hanno tutti il proprio bob "griffato") si spendono 260 franchi, mentre per gli allenamenti degli atleti si spendono 50 franchi per il bob a due, 90 franchi per il bob a quattro. Nelle sette settimane invernali abbiamo effettuato circa 7.500 discese, 2mila delle quali sono state fatte da turisti che vogliono provare questa disciplina".
I tempi, dunque, non tornano minimamente: Berthod afferma che servono almeno due anni per organizzare e pianificare un evento di tale portata, ma il "termine ultimo" fissato dal Cio è marzo 2025. Con una discrepanza di almeno nove mesi. Tanti, forse troppi per correre ai ripari. E, "in pista" (è proprio il caso di dirlo, vista la situazione), c'è anche l'ipotesi che porta ad Innsbruck, Ma cosa pensa il Comitato Olimpico Internazionale a riguardo?
St. Moritz è l'ipotesi privilegiata, Innsbruck appare addirittura il "piano C", ma una cosa è certa: a trovare l'eventuale alternativa dovrà essere l'Italia. Parola, ovviamente, di Dubi, che poi, però si lascia andare e indica la località svizzera come quella più pronta, comoda e a "portata" di Olimpiadi italiane. E Berthod e i suoi dovranno avere "pazienza".
"Ancora una volta - puntualizza il "braccio destro" di Bach - su questa scelta il Cio non ha una preferenza, nella misura in cui spetta agli organizzatori di decidere sia l'opzione più convincente. Ma la scelta è tendenzialmente a favore di St. Moritz. Naturalmente questo non è ancora confermato perché c'è anche molto lavoro da fare, ma alla fine è l'opzione più vicina a Livigno, con possibile sinergia se riuscissimo a mantenere aperto il colle tra Livigno e St. Moritz. Dunque questa è la soluzione che oggi privilegiamo".
Sì, ma con i tempi come la mettiamo?
"Personalmente - conclude Dubi - non ho sentito questa scadenza dell'estate 2024 (Berthod, invece, l'ha dichiarato apertamente, ndr), tenuto conto che si tratta di una pista già esistente. Ho l'impressione che dovranno essere un po' flessibili, considerato che in estate potremo non aver deciso per il sì o il no".
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