"Per la percorribilità della ferrata abbiamo chiesto alle guide alpine e al rifugio ricevendo due pareri opposti. Volevamo essere prudenti ma ci siamo sentiti persi"
Prima hanno chiesto consiglio alle guide alpine, poi hanno telefonato ad un rifugio in zona: "Il rifugista è rimasto stupito che le guide demandassero la responsabilità delle informazioni sulla sicurezza delle ferrate ai gestori di un rifugio, perché non ne hanno le competenze. Peraltro, se le guide ci avevano detto che la ferrata era praticabile, i rifugisti ci hanno sconsigliato di percorrerla: a chi affidarsi?"

CORTINA D'AMPEZZO. Escursionisti impreparati, senza attrezzatura e che dei percorsi in quota ne sanno tanto quanto ciò che viene 'narrato' nei reel o post pubblicati sui social. Una fetta di "frequentatori delle terre alte", quella che vede la montagna come una sorta di "lunapark", alla quale ne va aggiunta un'altra, fatta di coloro i quali si informano (e preparano) a dovere prima di approdare in quota. O che almeno ci provano.
A raccontare a Il Dolomiti la loro (assurda) esperienza, sono stati due alpinisti che da diversi anni praticano ferrate e che, in procinto di cimentarsi in un nuovo percorso (l'anello del Sorapis ndr), hanno deciso di contattare le guide alpine di Cortina per avere delle informazioni.
"Siamo una coppia che pratica ferrate, ne abbiamo un centinaio alle spalle - ci spiegano in una e-mail inviata alla redazione -. Abbiamo 50 e 48 anni e riteniamo la sicurezza il fattore 'numero uno' in montagna. Ma non è così facile avere le informazioni utili, anche se viene sempre "predicato", correttamente, dal Soccorso alpino".
La volontà della coppia era quella di percorrere l'anello del Sorapis (discesa dalla Berti e salita dalla Vandelli ndr): "Telefoniamo alle guide di Cortina che ci dicono che risulta tutto ok, ma che il giorno prima dell'escursione è meglio telefonare al rifugio di zona per avere informazioni fresche".
Ad allarmare i due, nei giorni successivi, è stato però un incidente avvenuto proprio sulla ferrata Berti, con una scarica di sassi che ha colpito una 31enne (QUI I DETTAGLI) ruzzolata per diversi metri rischiando il peggio: "Abbiamo quindi consultato il sito delle guide di Cortina - proseguono nel racconto - che dava la Berti "aperta". Per restare tranquilli al 100% abbiamo inviato anche una mail, alla quale ci è stato risposto che 'lungo la cengia del Banco, Ferrata Berti, sono frequenti scariche sassi, nel tratto centrale bisogna passare molto velocemente e la ferrata va fatta la mattina molto presto, se si parte dai Tondi del Faloria bisogna arrivare al bivacco Slataper massimo alle 10'".
Precisazioni e consigli giunti dalle guide alpine del posto via e-mail che si sono aggiunte a quelli dei gestori del rifugio Vandelli, contattati subito prima dell'escursione (come consigliato ab origine dalle guide alpine): "I rifugisti sono rimasti stupiti che le guide demandassero la responsabilità delle informazioni sulla sicurezza delle ferrate ai gestori di un rifugio, perché non è loro compito e non ne hanno le competenze - fanno sapere -. Hanno poi aggiunto che, a loro parere, sarebbe stato meglio evitare la ferrata Berti".
La coppia, più che mai confusa e con 'in ballo' due pareri completamente opposti da prendere in considerazione, si è quindi ritrovata dinanzi al pc a scrivere il proprio vissuto, con ancora ben impressa in mente una domanda alla quale ancora non sono riusciti a dare risposta: "Dopo che il sito diceva "ok", la mail delle guide rimarcava "ok, ma veloci e presto" e il rifugio ci ha risposto "direi di no", cosa avremmo dovuto fare? A chi affidarsi? - concludono -. Siamo stati prudenti ma ci siamo sentiti più che mai persi".


















