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Tutti ad abbracciare il cervo a Cortina per un selfie o un sorriso: ma un selvatico è un selvatico e la chiazza nel mantello lo ricorda

Prima è stato il turno di ''Bambotto'' a Pecol (si muoveva vicino alle case ed è stato abbattuto) poi di Isaia a Cortina: per lui foto, mele, carezze. In questi giorni rimbalzano nuove immagini con un altro cervo maschio. Ma un selvatico è un selvatico e trattarlo in altra maniera è sbagliatissimo. Se non volete farlo per lui fatelo almeno per voi

Di Luca Pianesi - 21 febbraio 2024 - 11:46

CORTINA. Tutti ad abbracciare il cervo ''addomesticato'' che mangia dalle mani dei turisti, si fa accarezzare e via di foto, selfie e grandi sorrisi. Qualche settimana fa impazzavano i video e le immagini di Isaia, il cervo maestoso con tanto di palco, che si aggirava per le vie di Cortina. In queste ore un altro esemplare sta spopolando sui social con frotte di persone che lo ''addomesticano'' tra sorrisi, carezze e cibo. Un comportamento sbagliatissimo come dicevamo già per il povero Isaia ormai cervo ''domestico'' segnato dal comportamento di chi lo ha accolto.

 

Gli animali selvatici sono selvatici e tali dovrebbero rimanere perché i loro comportamenti non sono codificati (in quanto selvatici) e quindi la loro vicinanza agli esseri umani è un pericolo per loro e per lui (qui l'opinione dello zoologo Davide Rufino). Una reazione di qualche tipo potrebbe mettere in pericolo le persone che pochi secondi prima lo stavano abbracciando mentre l'essere così tanto confidente e il fatto di gravitare intorno al centro abitato lo espone a pericoli che in natura non avrebbe (dagli investimenti all'eliminazione tout court: si ricorderà la vicenda di ''Bambotto'' di qualche mese fa, cervo diventato la mascotte di Pecol poi ammazzato da un cacciatore). 

 

E in quanto selvatico il cervo porta con sé un carico di ''selvaticità'' scarsamente compatibile con l'essere umano e il suo ambiente. Un esempio facile, facile? Il cervo ritratto in foto ha uno spellamento che potrebbe essere ricondotto a un'alopecia o a qualche acaro o a una dermatite (potrebbe addirittura essere rogna sarcoprica anche se a un'analisi approssimativa della foto i veterinari che abbiamo consultato sarebbero portati ad escluderla). In ogni caso è la prova provata che un animale selvatico è sempre meglio non toccarlo.

 

Se non vi importa del suo futuro e quindi sareste pronti ad accarezzarlo, attirarlo con una mela e trasformarlo per pochi secondi in un peluche pur di farvi un selfie a 32 denti, pensate alla vostra salute. Un calcio, un'incornata o qualche parassita, per lui magari quasi innocuo, sono sempre in agguato. Lasciatelo perdere. Ve ne sarà grato anche lui.

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