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Belluno
16 gennaio | 15:37

In troppi danno da mangiare a cervi e caprioli e il sindaco deve emettere un'ordinanza: “Così si abituano alla presenza umana con rischi per la sicurezza pubblica”

L'ordinanza è stata emessa negli scorsi giorni dal sindaco del Comune di San Tomaso Agordino, Moreno De Val: “E' stato accertato – si legge nel documento – che la presenza degli animali nel centro abitato è fortemente attratta e incentivata da comportamenti umani impropri, quali la somministrazione volontaria di cibo e la gestione non corretta di rifiuti organici e compostiere”

BELLUNO. “Niente cibo a cervi e caprioli”. A San Tomaso Agordino, nel Bellunese, quella che a tutti gli effetti dovrebbe essere una norma di buon senso – evitare di foraggiare animali selvatici – è stata negli scorsi giorni ribadita in una ordinanza a fronte della sempre maggiore presenza di cervidi nelle immediate vicinanze del centro abitatospazi pubblici e strade comprese.

 

Come riportato nel documento infatti – firmato il 13 gennaio dal primo cittadino Moreno De Val – la “anomala permanenza” degli animali nel centro abitato “è direttamente correlata e incentivata da comportamenti umani inappropriati, quali la somministrazione volontaria di cibo (foraggiamento) e la gestione non corretta di rifiuti organici e compostiere”.

 

Comportamenti, aggiungono le autorità, che determinano l'assuefazione degli animali alla presenza umana, annullandone la naturale diffidenza e aggravando i rischi per la sicurezza pubblica”. Per le autorità comunali infatti “la presenza di ungulati in ambito urbano o peri-urbano costituisce un comprovato fattore di rischio sia per l'incolumità pubblica (potenziale interazione aggressiva o distruttiva) sia per la sicurezza stradale e delle altre vie di comunicazione comunali”.

 

Da un punto di vista sanitario poi “gli ungulati di grande taglia (cervidi) sono scientificamente riconosciuti come ospiti principali nella fase adulta della zecca Ixodes ricinus, vettore di importanti zoonosi quali la Borreliosi di Lyme e l'Encefalite da zecca (Tbe). La loro concentrazione in aree urbane aumenta il rischio di contatto tra il vettore e la popolazione, rendendo necessarie misure di prevenzione attiva”.

 

In generale, per il primo cittadino si ravvisano dunque “i presupposti di contigibilità e di urgenza” che legittimano l'emanazione di un provvedimento straordinario: “E' fatto divieto assoluto a chiunque – si legge nell'ordinanza – residente o non residente, su tutto il territorio comunale di San Tomaso Agordino, di somministrare o distribuire direttamente o indirettamente alimenti, derrate o liquidi di qualsiasi natura alla fauna selvatica, in particolare agli ungulati. Il divieto si applica anche al deposito o all'abbandono di avanzi, scarti alimentari, prodotti agricoli o foraggi in aree accessibili alla fauna selvatica (ad esempio cassonetti aperti, composte non protette), essendo tali materiali attrattivi che incentivano la permanenza e l'assuefazione degli animali”.

 

I proprietari o conduttori di immobili e terreni privati sono infine “obbligati ad adottare misure idonee (ad esempio contenitori sigillati, recinzioni adeguate) per impedire l'accesso della fauna selvatica a qualsiasi potenziale fonte di cibo”.

 

Nel documento si vieta anche l'interazione volontaria con gli animali selvatici: “E' fatto divieto di avvicinare, toccare o interagire intenzionalmente con gli ungulati selvatici, o di adottare comportamenti che possano indurre la perdita della loro naturale diffidenza, a tutela della propria incolumità e del benessere della fauna selvatica. In caso di avvistamento di ungulati nelle aree urbane o in prossimità di strade, si raccomanda di mantenere la distanza di sicurezza e di segnalare la presenza agli organi di vigilanza”.

 

Per chi non rispetterà l'ordinanza è prevista una sanzione amministrativa da 25 a 500 euro.

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