Era la 'mascotte' del paese, cresciuto tra le case e l'amore delle persone (VIDEO). ''Bambotto ammazzato da un cacciatore, un animale che ti mangiava dalla mano''
Il cervo era stato portato dalla mamma da piccolo sull'uscio di una delle case di Pecol e da quel momento in poi è stato cresciuto dagli abitanti della zona tornando a trovarli spesso, girando nei porticati e infilandosi anche nelle case. ''Lo potevi incrociare per strada mentre raggiungeva tutte le frazioni limitrofe e si fermava a mangiare ovunque da chi lo amava come noi. Spesso mi entrava in casa e poi era un impresa farlo uscire perché i suoi palchi erano immensi. E' stato ammazzato da un miserabile che crede di aver compiuto un'impresa''

BELLUNO. ''Questo era Bambotto. Era nato 7 anni fa a Pecol e da subito la sua mamma Minerva lo aveva portato sullo zerbino di Giorgio, affidandolo a noi abitanti e fidandosi come aveva fatto lei per tutta la sua vita. Da allora è diventato il nostro amatissimo cervo. Ho scritto era perché Bombotto è morto. Ammazzato da un miserabile che crede di aver compiuto un'impresa e invece si è solo marchiato a vita come un poveraccio che ha sparato a un animale che ti mangiava dalle mani e si faceva coccolare fino ad addormentarsi tranquillo''. Il post corre sui social e i commenti delle persone del posto, di Pecol frazione di San Tomaso Agordino che si trova a circa 1.000 metri di quota, riportano tutto il loro dispiacere e il loro sdegno per la morte violenta di un animale che tutti amavano e conoscevano bene.

Bambotto era letteralmente cresciuto tra le persone del paese, faceva capolino nei porticati delle abitazioni, in qualche caso si infilava anche nelle case in cerca di cibo e affetto in un rapporto uomo-animale che è sempre rischioso per l'animale che finendo per fidarsi dell'uomo si mette nelle ''mani'' del peggior animale che c'è in natura il più inaffidabile e pericoloso.

Da cucciolo era cresciuto ed era diventato un cervo con il suo bel palco e il suo portamento maestoso anche se restava legato alle persone del paese e a chi gli aveva voluto bene e gliene voleva ancora. ''Era diventato bellissimo e maestoso - spiga Donatella l'autrice del post - e credo che siano davvero pochi quelli che non lo conoscano. Lo potevi incrociare per strada mentre raggiungeva tutte le frazioni limitrofe e si fermava a mangiare ovunque da chi lo amava come noi. Spesso mi entrava in casa e poi era un impresa farlo uscire perché i suoi palchi erano immensi. Ho trascorso anni stupendi e mi teneva tanta compagnia perché se decideva di restare si addormentava su per le scale o davanti alla porta di ingresso mi seguiva ovunque docilmente''.
Quel che è successo è chiaro: è stato abbattuto da un cacciatore. Il palco può rappresentare un trofeo, la cerne diventare ''merce'' pregiata. ''Cosa può esserci nel cuore di un caso umano che uccide per puro divertimento?'', si chiede Donatella. ''La caccia non è uno sport - prosegue -. E' una barbarie senza alcun senso. Con tutto il dolore possibile voglio dire a questo essere che lo disprezzo dal profondo dell'anima. Vigliacco vergognati''.












