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Belluno
24 dicembre | 16:08

Il cervo di Cortina e quel che non si dovrebbe fare: "Rispettiamo gli animali per quello che sono: non bambini, né cagnolini o gattini. La natura ve ne sarà grata"

Il pensiero dello zoologo Davide Rufino riguardo "Isaia", il cervo di 200 chili diventato confidente con l'uomo e protagonista di continue visite nel centro di Cortina d'Ampezzo. Mangia dalle mani degli uomini, si lascia accarezzare (qualcuno dice addirittura "coccolare") e in tantissimi scattano con lui selfie ricordo. "Anche senza dover per forza diventare un pericolo per le persone - prosegue Rufino -, questo cervo corre gravissimi pericoli per sé stesso"

CORTINA D'AMPEZZO. Per tutti è ormai "Isaia". Ed è diventato una celebrità, non solamente a Cortina d'Ampezzo ma in tutta Italia. Il possente cervo maschio, diventato decisamente troppo confidente nei confronti dell'uomo e protagonista di numerose "visite" nel centro di Cortina d'Ampezzo, è una star dei social. Immortalato da tutti i presenti, si lascia avvicinare, nutrire e persino accarezzare (e ci sono anche foto del cervo a un passo da cani al guinzaglio, assolutamente non intimorito dalla presenza dell'uomo e dei cani). Insomma, sta diventando una sorta di animale domestico e non è la prima volta che accade.

 

Qualche me fa tutta Italia s'indignò per l'uccisione di "Bambotto" da parte di un cacciatore (QUI ARTICOLO), il cervo di Pecol, diventato la "mascotte" del paese, che si recava sulle porte di casa di numerosi abitati del centro abitato, mangiava dalle mani delle persone e non aveva alcuna paura dell'uomo.

 

Ciò che sta accadendo in questi giorni a Cortina d'Ampezzo è, se possibile, ancora più paradossale: un animale che dovrebbe essere selvatico, vivere nei boschi e diffidare della presenza dell'uomo sta diventando, anzi ormai è già diventato, quasi un animale domestico. Della comunità. E la situazione è pericolosa, sia per chi si avvicina a lui che per lo stesso "Isaia". 

 

La spiegazione, estremamente dettagliata, è dello zoologo ligure Davide Rufino, laureato in Scienze Naturali (ramo "zoologico", per l'appunto), che promuove la conoscenza della natura anche attraverso un proprio canale youtube.

 

"Quello che vedete è un soggetto che, come tantissimi altri - spiega Rufino sui propri canali social - palesa (non per colpa sua) lacune gravi ed evidenti in materia di educazione, rispetto e approccio alla fauna selvatica. A destra molti analfabeti funzionali irrecuperabili continuano a vedere “Bambi”, io invece vedo semplicemente un bell’esemplare di cervo (Cervus elaphus), per la precisione un maschio adulto, potenzialmente la specie di mammifero di gran lunga più pericolosa dei nostri boschi. Roba che i tanto demonizzati lupi, in confronto, sono dei carlini vestiti a festa. Eh sì, perché forse sarebbe ora di ficcarcelo nella zucca: il cervo è una bestia particolarmente pericolosa. Un maschio adulto può raggiungere e superare i 200 kg, può contare su una muscolatura possente ed esplosiva (ma li avete mai visti nei documentari due cervi fronteggiarsi e incrociare i palchi?) e su palchi enormi, ramificati, appuntiti e imponenti. Aggiungiamoci pure che è una specie-preda, di conseguenza in genere piuttosto nervosetto, imprevedibile e talvolta irascibile, soprattutto quando gli parte l’ormone. Se in un certo momento nella testa del cervo scattasse non-sappiamo-cosa e decidesse che trovarsi in mezzo a una calca di umani non fosse proprio la sua situazione ideale, diverse persone sarebbero in pericolo di vita. E così Isaia (questo il nome che gli hanno dato, ma sorvoliamo), da dolce personaggio delle fiabe, diventerebbe in un attimo una specie di bulldozer, un evisceratore seriale di umani a caccia di selfie".

 

Il cervo, dunque, potrebbe costituire un pericolo per chi gli avvicina come fosse un'attrazione turistica, ma questi comportamento potrebbero mettere a repentaglio la sua stessa esistenza.

 

"Ma anche senza dover per forza diventare un pericolo per le persone - prosegue Rufino -, questo cervo corre gravissimi pericoli per sé stesso. E qui non mi sembra il caso di stare a elencare una per una tutte le ragioni per le quali un selvatico non può e non deve essere foraggiato/nutrito/avvicinato dagli esseri umani alla spasmodica e maniacale caccia di un “contatto” con l’animaletto del bosco. Non è un comportamento “carino”, ma una condotta da stigmatizzare senza pietà. Abbiamo già scritto fiumi di parole e continueremo a scriverne, io e tutti i miei colleghi. Ma a questo punto, per farci capire, forse dovremmo cominciare a scrivere in ostrogoto. Un animale selvatico assuefatto all’uomo, confidente con l’uomo, che associa il cibo all’umano e che si abitua a frequentare l’uomo in cerca di “snack facili” è un animale morto che cammina. Perché prima o poi, in un modo o nell’altro, al 99% ci lascia la ghirba per diverse ragioni che ho scritto e scriverò alla nausea. Alcuni mesi fa fu la volta del cervo “Bambotto” (solo nominare questo appellativo mi fa venire l’orchite), fucilato, guarda caso anche lui abituato ad aggirarsi “amichevolmente” in paese, diventato star di foto, video, selfie, articoletti intrisi di melassa. Praticamente un personaggio pubblico, trasformato nel protagonista di un cartone animato. Alla sua uccisione si è giustamente sollevata l’indignazione popolare, con tanto di gogna mediatica nei confronti di chi aveva sparato. Comprensibile sebbene esagerata, ingiustificabile e fuori da ogni buon senso. Ma in pochi hanno osato puntualizzare che la colpa era anche di chi ha “apparecchiato” la tavola abituando quel cervo a cibo e carezzine: queste situazioni vanno prevenute. E prevenzione significa capire, comprendere, informarsi, ascoltare gli esperti del settore a mente aperta anziché rifiutarsi e rinchiudersi nei soliti rassicuranti bias cognitivi - la “comfort zone” del mondo naturale visto come fiaba. Guardacaso, la storia del cervo “Bambotto” ha avuto luogo non troppo distante da dove adesso si aggira questo “nuovo” cervo.

 

Infine Rufino lancia un appello: lasciate in pace il cervo, non consideratelo un animale domestico e basta con questa visione, errata, della natura.

 

"Della serie “errare è umano, ma perseverare è bello” - conclude -. La lezione non si impara mai. Ma cosa deve succedere? Questa visione bucolica ed edulcorata del mondo naturale nuoce in primis proprio agli animali che molti dicono di amare. Rispettiamo i cervi per quello che sono: non bambini, né cagnolini o gattini, bensì animali selvatici potenzialmente pericolosi che meritano rispetto, e in questo caso rispetto vuol dire distanza di sicurezza e soprattutto smetterla con questa assurda fantasia/pretesa/convinzione che i selvatici abbiano “bisogno” del nostro aiuto e/o intervento. È bello sentirsi “salvatori” di una vita, vero? La consapevolezza che qualcuno/qualcosa dipende da noi. Ma se quella vita, della nostra intromissione, facesse volentieri a meno? La natura - quella vera e non quella dei mini pony - ve ne sarà grata".

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