"Finalmente, decisione tardiva ma corretta", De Chiesa sulla decisione Fisi di rendere sicure le piste da allenamento come per le gare. "Meno giovani tra i paletti? Meglio, avranno più campo libero"
Dopo i tragici e terribili incidenti mortali di Lorenzi e Franzoso, la Fisi nazionale ha deliberato l'equiparazione in termini di sicurezza tra piste di allenamento e di gara. L'ex azzurro Paolo De Chiesa: "La decisione è arrivata fuori tempo massimo ma è corretta". Rischio di azzoppare il movimento agonistico? "Si dovrebbe guardare di più ai modelli esteri, per esempio alla Norvegia, che producono atleti e che vincono le gare. Spesso da noi si esagera"

TRENTO. "Finalmente". Queste le parole a il Dolomiti di Paolo De Chiesa, l'ex sciatore azzurro e da trent'anni opinionista di RaiSport interviene sulla delibera della Fisi che sostanzialmente va a equiparare l'omologazione delle piste per gli allenamenti a quelle per le gare. E' una corsa contro il tempo, anche in Trentino, per concludere le varie procedure e poter disporre del via libera. "Una decisione che è arrivata tardissimo ma adesso almeno c'è e questo è positivo". Una direttiva che potrebbe portare a un ripensamento sull'organizzazione dell'attività del settore agonistico.
Non ha mai nascosto le sue perplessità, De Chiesa, sulle condizioni di sicurezza delle piste, soprattutto durante gli allenamenti. Le tragedie di Matilde Lorenzi in val Senales e di Matteo Franzoso in Cile hanno scosso il mondo, non solo sportivo, e l'ex azzurro è stato molto critico sulla gestione dei tracciati. "Sono contento che oggi ci sia questa nuova direttiva".
Drammi che hanno acceso i riflettori sugli standard di sicurezza. Per questo la Fisi è intervenuta nel mese di agosto per deliberare che anche gli allenamenti si devono svolgere su piste omologate, il tracciato va trattato come quello da gara: reti per tutta l'estensione e materassi per i punti più critici, senza alcuna deroga.
"Questa decisione doveva già esserci prima della morte di Lorenzi. Un ritardo che è stato accentuato dall'incidente di Franzoso. Insomma, la delibera è arrivata fuori tempo massimo ma la scelta è corretta", evidenzia De Chiesa. "Se c'è un pericolo devono essere posizionati reti e materassi come in gara anche durante l'allenamento. Chiaro che non si deve andare nella direzione di un eccesso, non si può pretendere un allestimento come in coppa del mondo ma se si resta nei parametri delle gare internazionali allora non si sbaglia assolutamente".
Il principio di sicurezza non si discute e la direzione è corretta, la pratica però - soprattutto in questa fase di transizione - rischia di riflettersi sugli sci club e più in generale sull'attività giovanile perché la necessità di omologare le piste a livelli più elevati si traduce in costi maggiori e un'organizzazione più complessa a ridosso di una stagione ormai avviata un po' ovunque in attesa delle festività di Natale e Capodanno, ormai imminenti.
La Federsci trentina assicura la massima disponibilità per completare le varie omologazioni e le destinazioni provinciali non dovrebbero avere problemi. Nel resto d'Italia qualcuno ipotizza una rinuncia. In generale gli impiantisti temono che ci possano essere ripercussioni sugli sci club e sul movimento agonistico, soprattutto a pagare potrebbero essere i più giovani. Ma la considerazione di De Chiesa va un po' controcorrente, in particolare in un'epoca nella quale gli impegni sportivi diventano sempre più fitti e i calendari sono intasati da manifestazioni in un periodo che resta giocoforza ristretto (Qui articolo).
"Naturalmente questa delibera e una minore flessibilità cambiano un po' l'organizzazione della stazione sciistica - aggiunge De Chiesa - tuttavia quest'ultimo punto può essere positivo".
Perché? "Ci sono troppi tracciati sulla stessa pista e la gestione in turni può essere un vantaggio. Le ragazze e i ragazzi oggi sciano troppo fra i pali, quando invece dovrebbero sciare di più in campo libero. Si dovrebbe guardare di più ai modelli esteri, per esempio alla Norvegia, che producono atleti e che vincono le gare. Spesso da noi si esagera: sono necessari dei correttivi. I più giovani sono ossessionati da gare e punteggi, quando invece andrebbero lasciati divertire di più, un approccio che pagherebbe sul lungo periodo", conclude De Chiesa.


















