Olimpiadi, "C'è un carico maggiore ma la sanità regge", il medical care manager: "Raccordo costante tra ospedali e Cio. Ci sarà un'eredità concreta per il Trentino"
Per la prima volta nella storia dei Giochi olimpici e paralimpici invernali, l’assistenza sanitaria è affidata direttamente al Servizio sanitario pubblico, sono più di 1.400 gli operatori impegnati a vario titolo per le Olimpiadi: "Diversi interventi, c'è pressione ma situazione sotto controllo e il sistema reagisce ottimamente"

TRENTO. "L'operatività funziona molto bene e c'è un'ottima risposta". A dirlo Vito Racanelli, medical care manager in Trentino, il professore dell'Università di Trento è la figura individuata da Provincia e Azienda provinciale per i servizi sanitari chiamata a gestire la pianificazione sanitaria per i Giochi. "C'è un carico maggiore sul sistema sanitario, tuttavia la situazione è sotto controllo e la reazione positiva".
Dal punto di vista sportivo la val di Fiemme si è dimostrata pronta (Qui il nostro racconto), così come sotto il profilo dell'organizzazione più in generale (Qui articolo). Diversi gli interventi per assistere tifosi e staff, per fortuna nulla di preoccupante a livello clinico. E un primo bilancio è positivo anche sulla sanità.
Sono più di 1.400 gli operatori impegnati a vario titolo sul campo per seguire la "famiglia olimpica" in Trentino per le Olimpiadi. Una pressione che si aggiunge all'attività ordinaria e alla necessità di garantire l'assistenza ai trentini, così come ai turisti presenti sul territorio in queste settimane. Un'organizzazione complessa, per esempio accanto alla Sala operativa provinciale (Sop), allestita alla caserma dei vigili del fuoco volontari di Cavalese, opera anche un distaccamento della Cue, che funge da nodo di collegamento tra la sede di Trento e la Sala operativa provinciale che gestisce eventuali criticità sul territorio olimpico (Qui articolo).
Per la prima volta nella storia dei Giochi olimpici e paralimpici invernali, l’assistenza sanitaria è affidata direttamente al Servizio sanitario pubblico (Qui articolo). Un modello che richiede di integrare pienamente i servizi con l'allargamento ai canali dedicati alla famiglia olimpica – atleti, staff e accreditati – con quelli rivolti a cittadini, turisti, volontari e spettatori.
L'epicentro trentino dell'edizione numero 25 dei Giochi invernali è naturalmente la val di Fiemme con gli appuntamenti in corso di svolgimento tra Tesero e Predazzo. Gli ospedali designati sono quello di Cavalese, con l'elicottero dislocato in piazzola durante le gare, e di Trento. Ma anche Arco, Cles, Rovereto e Tione sono interessati indirettamente nell'organizzazione necessariamente di alto livello.
Complessivamente nei giorni di massima affluenza si stima una presenza in Val di Fiemme di oltre 40mila persone, con un conseguente potenziamento del sistema sanitario che opererà come un’unica rete integrata capace di rispondere alle emergenze e ai bisogni di cura ordinari.
"A Cavalese c'è una consolidata esperienza nella gestione dei traumi sportivi e di montagna", prosegue Racanelli. "Il presidio è operativo h24 con pronto soccorso e traumatologia, oltre all'elisoccorso, e dispone di un’ampia offerta di servizi specialistici (ortopedia, chirurgia generale e mininvasiva, medicina interna, ostetricia e ginecologia, servizi di dialisi, diagnostica per immagini avanzata, day hospital pediatrico, attività ambulatoriali in numerose specialità e un servizio di riabilitazione e fisioterapia). Il polo è stato potenziato con percorsi dedicati e posti letto riservati: si aggiunge poi un collegamento rapido con le sedi di gara e il Villaggio olimpico. Si opera in stretta sinergia con l'equipe medico-infermieristica per la gestione, si seguono procedure coerenti con gli standard internazionali e in raccordo con le delegazioni". Sono inoltre previsti canali prioritari per le visite specialistiche e la tele-refertazione radiologica.
L’ospedale Santa Chiara di Trento rappresenta il polo sanitario di riferimento della provincia e il presidio di massima complessità della rete ospedaliera trentina (660 posti letto di cui 36 di terapia intensiva). Sede del trauma center provinciale, dispone di terapie intensive specialistiche, reparti chirurgici avanzati, diagnostica di ultima generazione e di un’ampia offerta di specialità mediche organizzate in modo multidisciplinare.
Durante i Giochi l’ospedale è stato anche in questo caso potenziato con percorsi dedicati per la famiglia olimpica, posti letto riservati e collegamenti rapidi con Cavalese, le sedi di gara e il Villaggio Olimpico. "Il flusso con il Cio e i collegamenti informativi funzionano molto bene - evidenzia Racanelli - anche con l'Alto Adige, la Lombardia e il Veneto per assicurare una coerenza di standard, procedure e attenzione secondo i protocolli e le esigenze dei Giochi".
L'organizzazione è poi completata dal Policlinico del Villaggio Olimpico di Predazzo, allestito all’interno della Scuola alpina della Guardia di finanza. Struttura pensata per garantire assistenza immediata e ridurre al minimo gli spostamenti verso gli ospedali.
"La struttura è attiva 24 ore su 24 e si articola su tre livelli: il presidio sanitario all’interno del Villaggio, il poliambulatorio di Predazzo e l’ospedale di Cavalese, che rappresenta il riferimento per le prestazioni più complesse. In questo caso e in questa fase le richieste sono principalmente di tipo fisiatrico e fisioterapico. La gestione è stata principalmente dai medici e dagli infermieri presenti nell'edificio".
Ci sono poi le medical station con personale qualificato alle sedi di gara: medici esperti in pronto soccorso, anestesisti e infermieri specializzati. "Il sistema regge ottimamente e siamo soddisfatti dell'operatività". Al termine dei Giochi, le attrezzature e le dotazioni restano nei presidi sanitari del territorio trentino, c'è inoltre una crescita importante anche sulle metodologie e sul fronte del bagaglio di competenze. "Un'eredità concreta per il sistema sanitario provinciale", conclude Racanelli.












