Dopo le tragedie di Lorenzi e Franzoso la Fisi cambia regole: la sicurezza delle piste di allenamento come per le gare. Gli impiantisti: "Rischio gravi ripercussioni per il movimento"
Dopo i tragici e terribili incidenti mortali di Lorenzi e Franzoso, la Fisi nazionale ha deliberato l'equiparazione in termini di sicurezza tra piste di allenamento e di gara. Il presidente di Federsci del Trentino, Tiziano Mellarini: "Grande attenzione, c'è gioco di squadra per arrivare pronti". Il presidente di Anef-Trento, Luca Guadagnini: "Priorità anche per noi ma è gravoso. Ci possono essere problemi, anche per gli sci club, e il rischio di una rinuncia delle stazioni più piccole"

TRENTO. La stagione invernale è iniziata in quasi tutte le destinazioni del Trentino, il ponte dell'Immacolata segna il countdown verso il periodo clou di Natale e Capodanno ma dietro le quinte si corre per omologare le piste. Gli impiantisti e le stazioni sono sotto pressione per garantire anche i nuovi standard di sicurezza richiesti dalla Federazione italiana sport invernali e messi nero su bianco attraverso una delibera. Il rischio per le società funiviarie? Azzoppare il movimento.
Ma qual è la questione? La sicurezza degli atleti. "La delibera è nazionale ma l'attenzione alla sicurezza delle nostre ragazze e dei ragazzi è prioritaria", dice Tiziano Mellarini, presidente della Federsci del Trentino. "C'è un dialogo intenso e positivo con Anef e i gestori degli impianti per gli adempimenti del caso. C'è un gioco di squadra e le soluzioni sono a portata affinché gli atleti scendano sulle piste per gli allenamenti nelle stesse condizioni di gara".
Le ultime tragedie, quelle di Matilde Lorenzi in val Senales e di Matteo Franzoso in Cile, hanno scosso il mondo non solo sportivo. Per questo la Fisi è intervenuta nel mese di agosto per deliberare che anche gli allenamenti si devono svolgere su piste omologate.
"Questi drammi hanno colpito al cuore tutti", aggiunge Mallarini. "In Trentino c'è già una grande attenzione sul tema. E' chiaro che comunque si deve affrontare un cambiamento e ci sono alcune valutazioni ancora in corso tuttavia si va verso il completamento delle omologazioni".
Una decisione che in pratica annulla la differenza tra gara e allenamento. Il principio di sicurezza non si discute, la pratica però - soprattutto in questa fase di transizione - rischia di riflettersi sugli sci club e più in generale sull'attività giovanile perché la necessità di omologare le piste a livelli più elevati si traduce in costi maggiori e un'organizzazione più complessa.
"L'obiettivo di garantire la sicurezza è condiviso da tutti e resta centrale per le gare e per gli allenamenti degli atleti, ma anche per gli ospiti delle piste, residenti e turisti", commenta Luca Guadagnini, presidente dell'associazione nazionale esercenti funiviari-sezione Trento. "C'è qualche difficoltà in alcune zone, soprattutto per le stazioni più piccole, e gli impatti di questa disposizione potrebbero emergere soprattutto nei periodi di alta e di altissima stagione quando si devono gestire gli afflussi sui tracciati. Oggi la direttiva non permette flessibilità: saltano gli allenamenti completamente oppure la pista resta chiusa per permettere le discese degli atleti".
Fino alla scorsa stagione invernale il regolamento prevedeva l'omologazione delle piste esclusivamente per le gare nel rapporto tra disciplina e categorie sulla base di diverse caratteristiche e parametri (lunghezza, pendenza, dislivello per esempio) - il delegato Fis per le competizioni internazionali, quello Fisi per le manifestazioni a valenza nazionale - mentre per gli allenamenti gli allestimenti riguardavano reti e materassi ma in forma più leggera. Oggi non c'è più questa distinzione.
La direzione è assolutamente corretta, tuttavia l'attuazione del dispositivo richiede a questo punto una corsa per arrivare a omologare le piste individuate, così come un investimento nei materiali per garantire gli standard.
"C'è un confronto costante e siamo riusciti a ottenere la modifica della delibera che prevede la possibilità di utilizzare una pista per gli allenamenti se viene utilizzata con dislivelli inferiori rispetto alla categoria", evidenzia Guadagnini. "Tuttavia ci possono essere problemi perché soprattutto a inizio stagione quando non c'è sempre la piena disponibilità di tracciati oppure nei periodi di picco si potrebbe dover scegliere tra atleti e clienti".
Adesso la pista per gli allenamenti va trattata come quella da gara: reti per tutta l'estensione e materassi per i punti più critici, senza alcuna deroga. "Questo si traduce in costi e anche la gestione è più complessa perché la responsabilità ricade ancora di più sugli impiantisti, oltre ai vari adempimenti economici e burocratici per le omologazioni", prosegue Guadagnini. "Ribadisco che non siamo contrari per la sicurezza è una priorità anche per noi ma è sicuramente più gravoso per le società e per gli sci club".
Le ripercussioni potrebbero ricadere sulla base del movimento agonistico. "In Trentino non dovrebbero esserci problemi di questo tipo ma in altre zone d'Italia non è escluso che qualche stazione sciistica più piccola possa rinunciare all'omologazione per gli allenamenti con il rischio di allontanare i ragazzi".
Una possibile exit strategy? "Personalmente, non è una posizione di Anef, si potrebbe lavorare sulle categorie. Gli incidenti sono dovuti al connubio tra velocità e materiali. Per le discipline veloci e con ragazzi più grandi diventa chiaro che la sicurezza richiede livelli elevati ma per baby e cuccioli si potrebbe avere più flessibilità perché vengono a mancare moltissimi fattori di rischio: in questi casi praticare sport diventa socializzazione e fissare i primi obiettivi ma c'è il concreto pericolo di incidere sui giovani", conclude Guadagnini.


















