Il pappagallo in montagna fa discutere. L'associazione: "E' addestrato al volo libero". L'esperta: "Portare un animale esotico in quota è fuori luogo ma anche esibizionismo"
L'associazione "Pappagalli in volo": "Non era assolutamente spaventato". La clinica specializzata Südtirol Exotic Vets: "C'è un duro lavoro di anni per poter stare a fianco al padrone libero di poter volare". La ricercatrice all'Università di Milano e al Muse di Trento, Chiara Bettega: "Bisogna adottare degli accorgimenti in montagna e non dare nulla per scontato, anche nei confronti delle persone che si incontrano". La nuova replica di Roberto Rinaldi

SOLDA. Un pappagallo in gita. Una scena considerata insolita segnalata dall’escursionista e accompagnatore del Cai-Club alpino italiano, Roberto Rinaldi, dove un turista passeggiava tranquillamente per un sentiero con il volatile sulla spalla, nel Parco nazionale dello Stelvio (Qui l’articolo), l’associazione No Profit “Pappagalli in Volo” e il suo proprietario Andrea, spiega a Il Dolomiti la propria versione dei fatti. Se la clinica Südtirol Exotic Vets evidenzia che "ci sono anni di addestramento per arrivare a portare il volatile in quota", l'esperta di avifauna, ricercatrice all'Università di Milano e al Muse di Trento, punta sulla prudenza da adottare quando si affronta la montagna.
Insomma, si è aperto un ampio dibattito sulla questione e sulla curiosità nel vedere pappagalli sulle spalle di un escursionista.
L'ASSOCIAZIONE "PAPPAGALLI IN VOLO"
“Ernesto, splendido Ara Arlecchino, è stato descritto come un pappagallo spaventato, vittima di chissà quale disagio. La scena? Ernesto che, sulle rive di un ruscello, batteva le ali”. Una scena quindi, secondo l’associazione, che è stata interpretata in modo scorretto dagli escursionisti che passavano sul sentiero che porta a Solda, venendo dal rifugio Coston.
In quel punto si trova un ponte sospeso, caratterizzato da una cascata proveniente dal ghiacciaio che causa una forte corrente d’aria, un sentiero piuttosto impegnativo secondo Rinaldi che non avrebbe favorito l’equilibrio dell’uomo con l’animale in spalla.
In risposta all’escursionista, l’associazione risponde: “Ora, chi conosce davvero i pappagalli, chi li osserva, li studia e li vive, sa bene che quel gesto non era paura. Era piacere. Un rituale: 'chiedere la doccia', godersi le gocce d’acqua sul piumaggio, mantenendo un perfetto equilibrio e senza alcuna costrizione sul suo trespolo da spalla". E conclude: "Un pappagallo addestrato al volo libero, come Ernesto, che ha sorvolato Sicilia e mezza Italia, non è un animale in fuga: è un compagno di viaggio che sceglie di restare, e di volare, accanto ai suoi umani”.
Nel frattempo, tra i pareri discordati dei lettori, per l’associazione “Ernesto continuerà a volare dove e quando vorrà. E noi continueremo a raccontarlo per quello che è: libero, fiero, e tutt’altro che spaventato”.
SUEDTIROL EXOTIC VETS
Abbiamo chiesto alla dottoressa Federica Ardizzone della clinica Südtirol Exotic Vets, specializzata in animali esotici, un parere da esperta sulla vicenda: “Conosco bene questa associazione che si occupa da sempre di pappagalli. La loro specializzazione è quella di insegnare a specie come queste la disciplina a volo libero, Ernesto infatti è stato addestrato per poter stare libero e girare con il padrone ovunque. Portarlo con sé in un ambiente sicuro è la loro libertà e il loro modo di sbattere le ali è segno di gioia da parte dell’animale, a maggior ragione se vicino vi è una sorgente d’acqua dove poter farsi il bagno – giustificando le reazioni dei lettori, conclude: certo, un’Ara Arlecchino di questa importanza fisica non passa sicuramente inosservata, ma è giusto sapere che dietro alla loro libertà c’è un duro lavoro di anni per poter stare a fianco al padrone libero di poter volare”.
LA RICERCATRICE DELL'UNIVERSITA' DI MILANO E DEL MUSE DI TRENTO
Per Chiara Bettega, ricercatrice Università di Milano/Muse Trento, va sottolineato un punto importante : “La mia perplessità è che seppur gli animali, in questo caso un pappagallo, siano allevati e addestrati, hanno degli istinti che aumenta il grado di incertezza delle loro azioni. Bisogna adottare degli accorgimenti in montagna e non dare nulla per scontato, anche nei confronti delle persone che si incontrano. Bisogna avere rispetto della montagna e di chi la frequenta, e pensare che non possiamo fare tutto ovunque. Ritengo personalmente portare un animale esotico in un contesto montano fuori luogo e può essere interpretato come esibizionismo. Inoltre mette in dubbio la comprensione delle persone di capire di essere effettivamente in montagna".
IL NUOVO INTERVENTO DI ROBERTO RINALDI
In merito alle contestazioni ricevute da parte del proprietario del pappagallo "da me fotografato e successivamente pubblicato rilasciando anche delle interviste ai media, accolgo con piacere la richiesta di rettificare ciò che ho descritto. Non sono un esperto di volatili ma solo una persona che ama gli animali e li considera alla stregua degli esseri umani e ne difende la loro natura. Se ho ritenuto che il pappagallo fosse spaventato trovandosi in un luogo in cui l’acqua che scorreva impetuosa dal rilascio del ghiacciaio, il fragore che veniva a crearsi, lo spostamento d’aria causato dalla potenza dell’acqua, me ne scuso profondamente e sono disponibile a ricevere personalmente tutte le informazioni utili per venire a conoscenza di questa insolita e curiosa pratica di portare con sé il volatile anche in ambienti montani impegnativi, come lo era quello in cui mi trovavo".
La cosa che però l'ha stupito è che "la zona in cui ci trovavamo tutti fa parte del Parco Nazionale dello Stelvio, area che è abitata anche da molti rapaci, tra cui l’aquila (il simbolo è appunto quello dell’aquila) e animali al seguito degli escursionisti sono prede facili per i rapaci. Questo rischio forse andrebbe valutato da parte di chi decide di portare con sé il proprio animale".
Rispetto al ruolo che rappresenta nel Cai "mi preme sottolineare che le mie affermazioni sono di natura personale e non rispecchiano per nulla quelle che sono le convinzioni del Club Alpino Italiano, e mi assumo personalmente tutta la responsabilità. Se ho spiegato ai giornalisti che ero in escursione con altre persone era solo per chiarire che tutto il gruppo si era preoccupato nel vedere il bellissimo pappagallo sulle spalle del suo proprietario mentre attraversava il ponte sospeso sopra il burrone in cui si riversava l’acqua e ognuno di loro camminava con molta attenzione. Vorrei che questa vicenda possa essere di beneficio per l’Associazione dei volatili per fornire a tutti i lettori come si svolge la loro attività, pronto a ospitare e pubblicare ciò che mi verrà fornito. Spesso in montagna ho assistito a comportamenti da parte degli escursionisti per nulla consoni in cui il loro atteggiamento metteva a rischio sia la loro vita che quella degli altri. Nella mia dichiarazione che ho rilasciato quando ho detto che ritenevo egoistico il comportamento degli adulti mi riferivo a padri che portavano con sé sulle spalle o in braccio, bambini di appena due tre anni. Non era riferito alla persona che possiede il pappagallo".













