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Belluno
26 marzo | 21:53

"Quando abbiamo ritrovato il disperso è stata un'emozione", la storia di Bernardi e Zara, unità cinofila del soccorso alpino: "Il cane è tuo ma il risultato è di tutti"

Abbiamo incontrato Bernardi al Corso nazionale unità cinofile da valanga mentre si occupava della classe di addestramento Puppy. Da quest’anno è infatti istruttore, ma fa parte del gruppo cinofili da circa 18 anni. Una passione e una vocazione ereditate dal papà, che è stato a sua volta membro del gruppo della stazione di Cortina: “è una cosa - dice a Il Dolomiti - che per noi si sente nel cuore"

CORTINA D’AMPEZZO. "Il cane è tuo, ma il risultato è di tutto il gruppo perché da solo non fai niente. E come soccorso alpino crediamo tanto alla forza del gruppo". Sono le parole di Nicola Bernardi, che vive a Tai di Cadore e fa parte dell’unità cinofili molecolari nazionale del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas). Le scuole che formano le unità cinofile, infatti, comprendono la ricerca in superficie, in valanga, le unità cinofile molecolari e quelle specializzate in catastrofi.

 

Abbiamo incontrato Bernardi al Corso nazionale unità cinofile da valanga a Cortina mentre si occupava della classe Puppy (i cuccioli che si avviano per la prima volta all’addestramento). Da quest’anno è infatti istruttore, ma fa parte del gruppo cinofili da circa 18 anni. Una passione e una vocazione ereditate dal papà, che è stato a sua volta membro del gruppo della stazione di Cortina: “è una cosa - dice a Il Dolomiti - che per noi si sente nel cuore”.

 

E ci racconta la storia del salvataggio effettuato assieme a Zara, uno dei suoi cani addestrato alla ricerca molecolare, il 24 agosto dello scorso anno, quando un uomo risultava disperso mentre era andato a cercare funghi in zona Pieve di Cadore.

 

“Dopo la chiamata dalla stazione di Pieve di Cadore, mi sono recato a casa del disperso per fare un campionamento degli odori tramite i suoi oggetti personali come vestiti, il cuscino e le scarpe. Poi siamo andati nella zona dell’ultimo avvistamento, dove c’era la sua auto: i soccorritori erano già partiti, così in compagnia di due persone che conoscevano il territorio ci siamo avviati anche noi, presentando nuovamente l’odore a Zara".

 

A un bivio, mentre tutti i soccorritori sono andati verso destra perché era la zona abituale per il disperso, "Zara ha continuato dritta risalendo un ruscello. Giunti in cima a un colle, ci siamo trovati su un sentiero impraticabile a causa dei numerosi schianti e del buio, tuttavia Zara proseguiva convinta e, poiché dobbiamo dare fiducia al cane, ho avvisato la stazione che avrei provato a fare un primo richiamo. Quando ho sentito rispondere, circa duecento metri più avanti, l’emozione è stata tanta".

 

A quel punto il conduttore ha provato a chiamare una seconda volta. "A oltre 2 chilometri di distanza dalla macchina, in qualche modo siamo riusciti a passare quel tratto impervio e raggiungere l’uomo, che aveva una frattura alla schiena e al ginocchio, oltre a diverse ferite, quindi era veramente al limite. Per il gruppo è stato un motivo di grande orgoglio: erano ormai le 23 e abbiamo allertato l’elicottero, che lo ha portato in ospedale. Teniamo sempre presente che anche il cane può sbagliare perché la ricerca molecolare non è facile né scontata: deve fare un grosso lavoro tra tanti odori diversi".

 

A contribuire sono l’addestramento, la fiducia e anche un po’ di fortuna. "Quello dei cani molecolari è un addestramento molto particolare e segue un suo percorso, che parte da cuccioli e prosegue tutta la vita. Anche dopo il brevetto, infatti, facciamo ogni mese un addestramento ma tutte le fatiche sono ripagate: se poi magari si verifica il ritrovamento di una persona in vita con la quale, una volta dimessa, mangiare una pizza, questo dà forza a tutto il gruppo. Non diciamo infatti mai 'io ho trovato' o 'il mio cane ha trovato', ma 'abbiamo trovato': il lavoro che facciamo è veramente di squadra”, conclude Bernardi.

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