''Senza Artva il cane è indispensabile per ritrovare le persone sotto le valanghe'', un giorno con le unità cinofile, dai cuccioli alle razze più usate: ''Servono nuove forze''
Il Dolomiti è stato sul Col Gallina dove per la prima volta le montagne del Veneto hanno ospitato il Corso nazionale unità cinofile da valanga del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas), giunto alla 58esima edizione: ''Il percorso parte dai cuccioli, che imparano ad associare l’odore umano al gioco: cioè quando completano una ricerca, la persona recuperata li fa subito giocare''

CORTINA D’AMPEZZO. ''Devono essere atletici, molto socievoli e curiosi, oltre a sopportare bene il freddo e il caldo. Il percorso parte dai cuccioli, che imparano ad associare l’odore umano al gioco: cioè quando completano una ricerca, la persona recuperata li fa subito giocare. Le razze più usate? Sono cani da lavoro, quindi già più propensi a svolgere attività continuative e le principali sono il pastore belga Malinois, Border Collie, Labrador, Grigioni''. A parlare è Alessandro Darman, istruttore della Scuola nazionale unità cinofile ricerca in superficie del Soccorso alpino.
Il Dolomiti lo ha incontrato sul Col Gallina dove per la prima volta le montagne del Veneto hanno ospitato il Corso nazionale unità cinofile da valanga del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas), giunto alla 58esima edizione. “Ogni giorno abbiamo avuto circa 50-60 persone, tra figuranti, cinofili e le esercitazioni in elicottero. Il bilancio è molto positivo - afferma Giuseppe Zandegiacomo, presidente del Cnsas Veneto - e auspichiamo che l’anno prossimo il corso sia nuovamente assegnato qui, affinché questa visibilità ci porti nuovi volontari. Alla base ci deve essere la passione per i cani e ben venga se si traduce nell'ingresso nel Corpo alpino, perché abbiamo bisogno di nuove forze. Siamo abituati a parlare di Artva, pala e sonda, che sono fondamentali, ma anche il cane ha potenzialità enormi e il binomio uomo-cane fa tantissimo per la ricerca in valanga, fino a diventare indispensabile nei casi in cui la persona sepolta è priva di questi dispositivi”.

Il corso si è svolto in quattro giornate di esercitazioni per conduttori e cani provenienti dall’intero arco alpino, con 18 unità cinofile divise in 7 campi allestiti a Col Gallina dove, con l’ausilio della Scuola regionale unità cinofile e del Soccorso alpino di Cortina, sono stati predisposti gli scenari per le dimostrazioni pratiche di soccorso in valanga.
Dai cuccioli ai binomi cane-conduttore abilitati per le basi di elisoccorso
Tre classi esaminate. Si parte dalla classe A, nella quale gli istruttori si concentrano sulle capacità operative e che comprende il gruppo Puppy, cioè i cuccioli al primo addestramento (da 4 mesi a un anno di età). Segue la classe B, con cani oltre l’anno di età, dove il lavoro si sviluppa sull'interazione tra cane e conduttore in rapporto agli scenari operativi. Superata questa, si certifica la capacità di effettuare ricerca in valanga. Infine la classe BE, che comprende i binomi cane-conduttore abilitati a fare i turni nelle basi di elisoccorso.
“I corsi si svolgono una volta l’anno in periodo invernale - spiega Alessandro Darman, istruttore della Scuola nazionale unità cinofile ricerca in superficie del Cnsas e capo della stazione del Soccorso alpino Val Pettorina Marmolada - e una in estate, perché i cani devono avere l’ambivalenza e svolgere almeno due tipi di lavoro, cioè ricerca in valanga e in superficie (cui si aggiungono anche le unità cinofile specializzate in catastrofi e quelle molecolari). Il percorso parte dai cuccioli, che imparano ad associare l’odore umano al gioco: cioè quando completano una ricerca, la persona recuperata li fa subito giocare. Nella classe A ci sono diversi livelli da superare, dopo i quali si procede per arrivare all’operatività vera e propria. Superati questi, l’anno successivo conduttori e cani tornano per la classe B, nella quale il livello è molto più alto per entrambi perché devono affrontare una parte tecnica molto impegnativa. Anche qui, se superano i vari step sono promossi alla BE: chi possiede questo brevetto può montare in base, dove durante il periodo invernale c’è sempre un’unità cinofila reperibile. A questo punto però l’allenamento non è finito: una volta preso il brevetto l’operatività continua, ad esempio noi ci troviamo una volta a settimana per proseguire e consolidare l'addestramento''.

''Per quanto riguarda invece i cani - conclude - tendiamo a scegliere cani di razza perché più facili da addestrare grazie alla memoria storica. Le razze principali sono pastori belgi Malinois, quest’anno abbiamo anche molti border collie, qualche labrador e qualche grigione. Scegliamo linee da lavoro perché già propense all’attività da svolgere, inoltre è indispensabile che possiedano alcune caratteristiche: devono essere atletici, molto socievoli e curiosi, oltre a sopportare bene il freddo e il caldo”.
Si rinnova anche l’appello alla prudenza
“Sicuramente continuiamo a ripetere che serve prudenza - conclude Zandegiacomo - oltre a saper leggere e interpretare il bollettino valanghe e a possedere e saper usare l’attrezzatura necessaria, per la quale è importante fare delle prove a secco e seguire una formazione adeguata, che anche noi offriamo per tutti. Banalmente, anche avere uno zaino ben organizzato può fare la differenza. Preparare correttamente lo scomparto dedicato all’attrezzatura da valanga, infatti, permette di avere tutto a portata di mano se necessario. In ogni caso, ci devono sempre essere buon senso e tanta consapevolezza: bisogna fare una valutazione puntuale sul posto, perché molto dipende dall’esposizione, il tipo di neve, i versanti, l'andamento delle giornate e della notte precedenti. Più precisa e puntuale è la valutazione, meglio è, anche se ciò non toglie che, a volte, è ancora più importante saper rinunciare”.












