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Bolzano
06 novembre | 12:12

"Tragedia dell'Ortles, si è trattato di una valanga di neve a lastroni di dimensioni medie", ecco le ipotesi degli esperti

L'analisi del bollettino valanghe sul tragico incidente da valanga costato la vita, sabato 1 novembre, a cinque alpinisti: "L'area di distacco ha una grande estensione: lo strato debole e il lastrone di neve dovevano essere presenti su un’ampia area"

(foto soccorso alpino Solda)
(foto soccorso alpino Solda)
di Redazione

BOLZANO. Sabato scorso, l'1 novembre, nel tardo pomeriggio verso le 15.45, sulla parete nord della Cima Vertana si è verificato un tragico incidente da valanga in cui hanno perso la vita 5 alpinisti.

 

E' stato il portale specializzato Valanghe.report a condurre un'approfondita analisi dell'episodio di sabato: si è trattato - spiegano - di una "valanga a lastroni di neve asciutta di dimensioni medie (dimensione 2); la quota massima dell’area di distacco si trovava a circa 3460 metri di quota".

 

"Lo spessore del lastrone distaccato è stato stimato in circa 20 centimetri, la pendenza massima nella zona di distacco è di circa 45°. A causa dell’estrema ripidità del terreno e delle nevicate di domenica pomeriggio, accompagnate da forte vento, non è stato possibile effettuare un sopralluogo. Non è stato quindi possibile esaminare il manto nevoso nella zona di distacco; ciononostante, possiamo formulare alcune ipotesi sulla struttura del manto nevoso".

 

Soprattutto nei pendii ripidi, ombreggiati e in presenza di un ghiacciaio - spiegano gli esperti del bollettino valanghe - la neve fresca può rimanere ad alta quota nel tardo autunno, e a seconda delle condizioni meteorologiche trasformarsi a causa del metamorfismo costruttivo (soprattutto nelle notti serene). Questo porta alla formazione di un manto nevoso a cristalli sfaccettati e non coesi. Se invece piove fino a quote elevate o le temperature sono particolarmente miti il manto nevoso può sciogliersi in superficie. Una sequenza di tali eventi porta quindi alla formazione di un manto nevoso costituito da croste e strati di cristalli sfaccettati intermedi (in lingua tedesca "Krustensandwich", tipico del problema valanghivo "strati deboli persistenti").

 

I dati delle stazioni meteorologiche confermano queste condizioni climatiche, e un’indagine del manto nevoso sul ghiacciaio dello Stubai nel Tirolo settentrionale mostra la presenza di una successione di croste e strati di cristalli sfaccettati nel manto nevoso che ricopre il ghiacciaio. Osservando l’immagine della valanga si nota che l’area di distacco ha una grande estensione: lo strato debole e il lastrone di neve dovevano essere presenti su un’ampia area.

Si presume quindi che si sia trattato di un problema di strati deboli persistenti formatisi sul ghiacciaio ripido ed esposto a nord. La neve fresca in combinazione con il vento, e probabilmente anche le masse d’aria umida di domenica pomeriggio, hanno portato alla formazione di uno strato di neve compatto in superficie (lastrone di neve). Si sono quindi verificate le condizioni per una valanga di neve a lastroni.

 

"Desideriamo ribadire che soprattutto nelle pareti nord ripide e in generale sui ghiacciai, già nel tardo autunno o all’inizio dell’inverno, dopo le prime nevicate, la presenza di un manto nevoso può determinare il distacco di valanghe e che questo aspetto deve essere tenuto attentamente in considerazione in loco.

 

La situazione ora qual è? "Durante la giornata di domenica - proseguono - delle correnti miti provenienti da sud hanno interessato l’Alto Adige, e ha nevicato in modo diffuso in tutta la provincia. Inizialmente le masse di aria determinavano un limite delle nevicate prossimo ai 2.400 metri; con il passaggio del fronte freddo il vento girava da nord e con l’ingresso di masse di aria più fredda il limite delle nevicate si è abbassato fino a 1.500 metri, localmente ha nevicato anche più in basso. Complessivamente sono caduti da 20 a 40 centimetri di neve sopra il limite del bosco, localmente anche di più".

 

"Durante le nevicate il vento soffiava con forte intensità da direzioni variabili, e nei versanti ombreggiati in alta quota si sono formati accumuli di neve ventata instabili, per lo più di piccole dimensioni. In alta montagna le valanghe possono subire in distacco negli strati deboli presenti nel manto nevoso di neve vecchia in alcuni punti (soprattutto sui ghiacciai), e raggiungere a livello isolato anche dimensioni medie. Nei prossimi giorni un campo di alta pressione garantirà una fase di bel tempo stabile e temperature miti, di conseguenza il pericolo di valanghe diminuirà lentamente", concludono gli esperti. 

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