Chip da fare inghiottire a capre e pecore, in Veneto la voce che gli animali muoiono soffocati. La Federazione smentisce: "Non è rischioso e garantisce dagli illeciti"
In Veneto c'è preoccupazione sull'inserimento di un bolo alimentare nelle capre e nelle pecore per la tracciabilità dei capi. In Trentino c'è una deroga che però non si applica se si varca il confine per l'alpeggio. Il presidente della Federazione degli allevatori, Giacomo Broch: "Il chip viene applicato a cani e cavalli, il senso è simile e il metodo non è invasivo. C'è più garanzia anche contro eventuali illeciti"

TRENTO. "Non è assolutamente rischioso". A dirlo Giacomo Broch, presidente degli Allevatori del Trentino. In Veneto c'è preoccupazione ma anche allarme sull'inserimento del chip a capre e pecore. Si parla di animali che muoiono soffocati. "Non ci sono segnali di preoccupazione sul nostro territorio".
La stampa veneta riporta la testimonianza di un allevatore di Borgo Valbelluna. Si riferisce di transumanza a rischio. Le cause? Burocrazia, aumento dei costi, grandi carnivori e difficoltà varie. Ma c'è anche il caso del bolo alimentare, una pratica che provoca una mortalità del 30% degli animali.
Ma cosa è il bolo alimentare? E' un sistema di marcatura di pecore e capre. Solitamente viene applicata una marca auricolare alle orecchie per identificare gli animali. In questo modo si associa anche la proprietà di quel determinato capo. La richiesta da qualche anno è invece di far inghiottire una capsula in ceramica che contiene un chip elettronico. Questa strumentazione viene posizionata nel laringe e poi finisce nel reticolo (il quarto stomaco del ruminante), lì resta durante la vita. La tracciabilità così diventa permanente e avviene con un lettore.
Gli allevatori contestano questo procedimento in quanto viene giudicata invasiva per il benessere animale e complessa dal punto di vista burocratico e operativo, in particolare per le aziende di montagna.
In Trentino questa modalità non è prassi comune, forte di una deroga prevista dalla Giunta Rossi sulla base del lavoro degli allora assessori Luca Zeni e Michele Dallapiccola. Si può continuare con l'applicazione della marca auricolare. Il discorso, però, cambia nei territori di confine e se si alpeggia, per esempio, nel Bellunese. Lì prevale la legge del Veneto e quindi alcune aziende della Valsugana, della val dei Mocheni e della val di Fiemme si deve ricorrere al bolo alimentare.
"Questo sistema di marcatura non comporta rischi sugli animali e non ci sono problemi. C'è una migliore garanzia per evitare pratiche illecite", aggiunge Broch. "E' un metodo che funziona".
Nessuna criticità sarebbe, quindi, stata segnalata in Trentino. "Il chip viene applicato a cani e cavalli, il senso è simile e il metodo non è invasivo". Un comparto che afferisce al servizio veterinario dell'Asuit ma materialmente chi inserisce il bolo? "Ci sono veterinari liberi professionisti autorizzati", conclude Broch.


















