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| 09 luglio | 17:33

Con bimbo piccolo e cane libero entrano tra i pascoli (con cavalle di 7 quintali) scavalcando recinti elettrificati e sbarre: ''Provato a fermarli, ci hanno minacciati''

La maleducazione in quota dilaga ovunque, Lessinia compresa, come racconta a Il Dolomiti l’allevatrice Silvana Fasoli: “La verità è che se un tempo qui arrivavano escursionisti preparati (e rispettosi del territorio) con scarponi, calzettoni e cartina geografica, oggi vediamo sempre più turisti spocchiosi, che rispondono male e che della montagna ne sanno poco o nulla. Nel caso delle coppie con il bimbo nello zaino abbiamo segnalato il fatto alla forestale, per tutelarci da possibili incidenti''

di Redazione

BOSCO CHIESANUOVA. "La mancanza d'informazione e di rispetto e la dipendenza da cellulare stanno diventando una piaga, anche in montagna". A raccontare quando succede ormai da tempo sui pascoli della Lessinia a Il Dolomiti è Silvana Fasoli, allevatrice che conduce in quota nel periodo estivo cavalli da oltre vent'anni. Da 12, in particolare, la donna approda a Malga Brancon (nel territorio di Bosco Chiesanuova), dove si trova attualmente. 

 

"Mi occupo di turismo equestre - esordisce -. Questo per dire che so come ci si comporta e cosa fare, quantomeno nel mio ambito, nozioni che sarei pronta a condividere con il prossimo. Purtroppo però, sempre più spesso, i turisti sembrano essere molto poco desiderosi di ascoltare quanto abbiamo loro da dire". 

 

Dal Covid in poi, in particolare, la Lessinia secondo l'allevatrice "è stata presa d'assalto da escursionisti che di montagna ne sanno ben poco, ma non ne faccio loro una colpa - tiene a sottolineare -. Ciò che ho notato è, in testa a tutto, la dilagante mancanza di voglia di informarsi. Essere 'ignoranti' non significa però non poter provare a imparare qualcosa di nuovo - prosegue nella riflessione -. In quota ci si ritrova tuttavia sempre più spesso dinanzi a turisti che 'ignorano' e che, piuttosto che ascoltare, sono pronti a comportarsi da perfetti cafoni". 

 

Questo è quantomeno ciò che accade nei prati che cingono Malga Brancon, dove gli episodi di 'turismo cafone' sembrano essere in aumento. L'ultimo è avvenuto un paio di settimane fa, quando due coppie (con bimbo piccolo e cane libero al seguito) sono entrate nel pascolo privato di Silvana, in barba a recinti (elettrificati), divieti e pericoli: "C'è da specificare anzitutto che il Parco naturale della Lessinia è fatto anche di aree private - fa sapere l'allevatrice -. Se qualcuno si fa male sul mio pascolo, quindi, sono io la responsabile". Nonostante le zone dedicate al bestiame siano state opportunamente recintate (con cavi elettrici e filo spinato) sono tantissimi gli escursionisti che le attraversano, sottovalutandone i rischi. 

 

"Un paio di settimane fa, come anticipato, due coppie con un bimbo piccolo nello zaino e un cane senza guinzaglio hanno cercato di attraversare i nostri tre pascoli, uno dopo l'altro, aprendo prima la sbarra chiusa della strada che conduce alla malga (riservata soltanto agli "addetti ai lavori" ndr) e poi, ancora, i vari recinti fino ad arrivare all'ultimo, dove teniamo le nostre fattrici Tpr (cavalli da tiro che possono arrivare a pesare 7 quintali ndr) con i loro puledri - spiega l'allevatrice -. I turisti (due in particolare ndrhanno continuato ad attraversare l'area nonostante i nostri richiami e, uno di loro, infastidito, ha addirittura minacciato mio marito con i bastoncini da trekking".

 

Un fatto che, purtroppo, non è isolato: "Qualcuno qualche tempo fa ha ben pensato di creare la traccia Gps di un trekking (e di pubblicarla sul web) che prevede il passaggio attraverso i nostri pascoli, privati, per raggiungere il Monte Tomba impiegando meno tempo rispetto al sentiero canonico. Come detto, però, suggerisce agli escursionisti di entrare in proprietà privata rischiando non poco, soprattutto per quanto riguarda il recinto delle fattrici, in cui ci sono delle mamme sempre pronte a difendere i propri piccoli, ancora più all'erta, peraltro, da quando c'è il lupo".

 

"Gli episodi negli anni sono stati moltissimi: da una donna giunta in quota con sandali con le zeppe ad una coppia che pretendeva di passare attraverso la proprietà privata perché 'se lo dice il telefono allora è così'", fa sapere ancora Fasoli. Fatti che, nel tempo, non hanno fatto altro che creare nuove preoccupazioni per gli allevatori del territorio: "La verità è che - ammette la donna - se un tempo qui arrivavano escursionisti preparati (e rispettosi del territorio) con scarponi, calzettoni e cartina geografica, oggi vediamo sempre più turisti spocchiosi, che rispondono male e che della montagna ne sanno poco o nulla".

 

"Manca il rispetto ma soprattutto l'informazione - conclude l'allevatrice -. Nel caso delle coppie con il bimbo nello zaino abbiamo segnalato il fatto alla forestale, per tutelarci da possibili incidenti. Per il resto, invece, non ci rimane che sperare che gli organi preposti inizino a fare un po' più di informazione e a spiegare, davvero, come si va in montagna". 

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