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Sondrio
07 febbraio | 13:00

Quasi cinquanta chilometri di nuove strade nel Parco naturale: le associazioni chiedono la sospensione della variante: "Danno ambientale e finalità turistica mascherata"

La variante prevede l'inserimento di 38 nuovi tracciati, insorgono le associazioni ambientaliste e i comitati locali: "Impatti gravi e irreversibili su habitat e fauna, e lo strumento Vasp viene utilizzato per finalità turistiche che richiederebbero ben altre procedure urbanistiche e valutazioni ambientali"

SONDRIO. "Quasi cinquanta chilometri di nuove strade nel Parco delle Orobie: sospensione immediata della variante Vasp": le associazioni ambientaliste e i comitati locali si schierano contro la variante al Piano della Viabilità Agro Silvo Pastorale del Parco delle Orobie Valtellinesi.

 

Il progetto, viene spiegato, prevede l'inserimento di 38 nuovi tracciati per un totale di 47 chilometri di nuove strade, "che porteranno la rete viaria complessiva in area protetta alla cifra record di circa 450 chilometri".

 

A finire sotto la lente delle associazioniAsfo Val Corta di Tartano, Centro Etica Ambientale di Sondrio, Cros Varenna, Legambiente, Leidaa Sondrio, Mountain Wilderness, Orma Morbegno e Wwf Valtellina Valchiavenna – sono alcune criticità riguardanti su tutti la legittimità e gli impatti sull'ambiente. E ad essere richiesta è stata, come anticipato, la sospensione della variante Vasp.

 

La criticità definita “dirimente” dalle associazioni riguarda la natura degli interventi. "La normativa vigente – spiegano – stabilisce che le Vasp siano destinate esclusivamente o prevalentemente ad attività del settore primario, agricoltura e silvicoltura. Molti dei tracciati proposti sono finalizzati a raggiungere alpeggi da tempo non caricati o abbandonati: in un contesto sovralocale di generale crisi della pastorizia in quota, la scelta di promuovere nuovi tracciati non è coerente con la reale disponibilità degli addetti e nemmeno dei carichi di bestiame adatti allo sfruttamento delle aree pascolive".

 

E poi un'analisi sulla crisi del comparto che, spiegano, "è infatti legata a motivazioni economiche e alla mancanza di ricambio generazionale, e non tanto alla mancanza di nuove aree pascolive comodamente raggiungibili". Questo, viene sottolineato, "considerando anche che le strade esistenti non sono state in grado di salvare alpeggi storici del territorio".

 

Le associazioni e i comitati sottolineano poi come il Rapporto Ambientale ammetta "un uso prevalentemente turistico" e il 18% dei tracciati conduce a rifugi e strutture ricettive. "Questo – osservano – configura un potenziale svilimento di potere poiché lo strumento Vasp viene utilizzato per finalità turistiche che richiederebbero ben altre procedure urbanistiche e valutazioni ambientali".

 

C'è poi, si legge nella nota diffusa, la questione ambientale con le aree interessate alla nuova viabilità che "risultano molto vulnerabili e remote e rappresentano una porzione di territorio di quota, nella maggior parte dei casi ancora indisturbata". Il problema? "La realizzazione di nuove infrastrutture di accesso in queste aree risulta ambientalmente insostenibile".

 

"Ben 18 tracciati su 38, il 46 per cento – spiegano le associazioni – ricadono in zone classificate come molto vulnerabili, dove la trasformazione può indurre impatti gravi e irreversibili su habitat e fauna".

 

Nello specifico, viene rimarcato, "la frammentazione dei boschi e il disturbo antropico minaccia specie prioritarie come il Gallo Cedrone e il Fagiano di Monte, danneggiando le arene di canto e i siti di nidificazione".

 

Ma non solo, ad essere sottolineato è come ad essere messo a rischio dalla Vasp è anche il patrimonio storico. "Quattordici tracciati intercettano – conclude la nota – la sentieristica storica Igm, la Gran Via delle Orobie o i resti della Linea Cadorna e la Variante ammette la distruzione di questi percorsi originali qualora la conservazione in situ non sia fattibile, violando il Codice dei Beni Culturali".

 

Come detto, la richiesta è quella di arrivare ad una sospensione del progetto anche se, sempre a detta delle associazioni, il Parco non avrebbe intenzione di bocciarlo: scelta definita "molto grave in quanto legata a motivazioni unicamente economiche".

 

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