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Anche Agire sbaglia l'interpretazione della sentenza della Cassazione: "Se la vittima si è ubriacata volontariamente, la violenza resta ma non c'è aggravante"

Elena Sester, vice coordinatrice politica di Agire, usa parole pesanti contro i giudici (come molti stanno facendo in questi giorni sui social). Ma la lettura della sentenza è molto diversa e anzi tutela la vittima 

Di Cinzia Patruno - 18 luglio 2018 - 18:59

TRENTO. Si dice che le sentenze non si discutono, ma si rispettano. Capita tuttavia che vengano discusse. Si auspica sempre che, se discusse, vengano prima lette accuratamente e comprese. Non è questo il caso della sentenza 32462/18 della III Sezione penale della Cassazione, definita nelle ultime ore “sconcertante”, che “vanifica anni di lotte”, un “balzo indietro di decenni”.

 

Si parla di stupro, e il tema è sempre molto delicato. Forse per la prima volta da molte settimane, le parti politiche si sono trovate d'accordo nell'indignazione. In primissima linea la vice coordinatrice politica di Agire per il Trentino Elena Sester che, con una lettera ai giornali, ha voluto cavalcare lo sdegno popolare già manifestato in abbondanza da destra e da sinistra sui social e non solo.

 

A me – conclude nel suo sfogo - hanno sempre insegnato che la violenza è violenza, e va sempre condannata. Non giustificata”. Secondo la vice coordinatrice di Agire, che è anche responsabile del coordinamento donne, la sentenza giustifica la violenza sessuale. Niente di più lontano dalla realtà, visto che i giudici della Corte di Cassazione hanno confermato la pena, semplicemente escludendo l'aggravante.

 

Il riferimento è ad uno stupro di gruppo da parte di due uomini a danni di una donna. La donna, durante la cena che aveva preceduto la violenza sessuale, aveva assunto volontariamente una notevole quantità di alcol. Per questo motivo, la Cassazione ha stabilito di non concedere l'aggravante, che sarebbe subentrata solo nel caso in cui gli imputati l'avessero costretta a bere. Detto ciò, i due sono stati condannati a tre anni, perché la violenza sessuale è stata pienamente riconosciuta.

 

Ma il cenno all'alcol e l'esclusione della relativa aggravante hanno fatto scatenare reazioni fortissime, ma lontane dalla realtà dei fatti. Nella comunicazione di Agire, il caso ha dato origine ad una riflessione generale sullo stupro, tirando nel calderone elementi che molto poco hanno a che fare con la sentenza. “Prima ci si assicura di scoprire se la donna avesse o meno i jeans, se avesse i bottoni o la cerniera... ma no, forse aveva i leggings! Vergogna, aveva la gonna e allora "provocava", perché due centimetri sopra le ginocchia. No, scusate… era sotto le ginocchia, allora provocava solo un po’! Ma lasciamo stare la gonna; era un luogo poco illuminato e quindi è sempre colpa sua, doveva stare attenta! Se l’è cercata, no? Ah, e poi aveva anche le calze, questa furbetta... non va bene, proprio no. In più hanno bevuto sia lui che lei, ma lei dovrebbe girare con l’etilometro per valutare il limite raggiunto, perché starà a lei giustificarsi e dare le prove che fosse ancora capace di intendere e di volere! Sempre lei deve tener conto del fatto che potrebbe essere violentata, quindi ci deve pensare lei, mentre lui si può ubriacare, sì, perché a un uomo è concesso, è normale. E può abusare come e quando vuole di alcool”.

 

Il tutto preceduto da un incipit non proprio chiarissimo e di difficile lettura. “Egregio direttore, perché per una donna non è reato ubriacarsi? Renderebbe meno assurdo che una donna che esagera con l’alcool diventi uno scudo a difesa e protezione di quei cosiddetti “uomini veri” che credono che violentare una donna sia come andare a bere un aperitivo... venti minuti di allegria e poi tutti a casa!”.

 

Dopo un breve excursus sull'ottimo esempio nell'applicazione della legge contro gli stupri nei civili Stati Uniti, la lettera di Sester si concentra sull'assurdità della pena data agli autori della violenza sessuale. “Ma torniamo in Italia. Per una violenza sessuale di gruppo, la condanna è solo e sottolineo solo di tre anni. Ora si discute se il fatto stesso di bere e di ubriacarsi sia o meno un'aggravante della violenza sessuale. Che sia fatta con l'aiuto di un coltello, di una pistola, grazie all'alcool o alle pasticche, una violenza sessuale non è sempre una violenza sessuale? Forse si dovrebbe discutere sul perché le condanne (quando la condanna c’è!) siano solo di miseri mesi o pochi anni”. Che una violenza sessuale sia sempre una violenza sessuale non c'è dubbio e non si mette in discussione, e i giudici della Corte di Cassazione l'hanno confermato.

 

Anzi, l'attenzione dei giudici nei confronti della vittima della violenza sessuale è stata sottolineata dal riconoscimento della sua condizione di minorità causata dall'ubriachezza, che non è stata affatto di aiuto agli imputati. Per assurdo, anche se fosse stato manifestato un consenso da parte della donna, secondo i giudici non si sarebbe comunque potuto prendere in considerazione nella valutazione delle responsabilità, perché espresso in uno stato di alterazione psichica. Una pronuncia che può essere letta come favorevole nei confronti di una vittima in una situazione di inferiorità (come di fatto si è quando si è ubriachi) che sia stata autoprovocata oppure no.

 

Le sentenze non si discutono, si rispettano. E così l'operato della Cassazione, che nel comunicato di Agire viene invece derisa attraverso una forbita citazione (con tanto di errore nella concordanza verbale). “A quanto pare la follia e la stupidità umana, come citava un certo Albert Einstein, è realmente infinita come l’universo”.

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