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C'eravamo tanto amati. Arrivano le elezioni più ''litigiose'' di sempre: quando un'antipatia vale più di mille programmi

Civettini aveva litigato con la Lega e Cia; Cia con Dalledonne e De Laurentis; Bezzi con la Biancofiore e Forza Italia; Daldoss con Rossi e Kaswalder gli ha dato del traditore; nel Pd tutti litigano, storicamente, con tutti e Tonini è stata la scelta al ribasso anche per Futura che ha rispolverato Andreolli e Ceola; i 5 Stelle chiedono di scovare chi ha votato contro il candidato presidente. Sembra una soap e invece è la politica di oggi  

Di Luca Pianesi - 19 settembre 2018 - 19:50

TRENTO. E se alla fine gran parte del gioco si riducesse a un giro di antipatie? Se ci portassero alle urne a votare liste ed alleanze nate anche 'per questioni personali' e poi su programmi condivisi (quando esistono) e questioni di principio? Come in una "soap opera" degna di Beautiful dove gli elettori si trasformano in spettatori da divano già storditi, a un mese dal voto, da questo turbinio di casacche, questo continuo cambio di ''divise'' e di simboli, dalla pioggia di accuse e di ripicche reciproche.

 

E allora l'estate è sembrata una campagna acquisti in stile Fantacalcio e ora, con l'arrivo di settembre, viene da chiedersi: ma chi sta con chi perché ci sta? La certezza è che non è arrivato nessun Cristiano Ronaldo nella politica nostrana e che il livello è rimasto grosso modo quello della passata legislatura (con qualche piccola new entry). Semmai l'unica, vera, grande novità pare sarà il risultato finale con un clamoroso ribaltamento dei rapporti di forza tra Lega - centrodestra e Pd - centrosinistra (ovviamente a favore dei primi). 

 

E allora via col mercato. Partiamo col centrodestra. La punta di diamante della neo nata lista Fugatti - Unione di centroGiacomo Bezzi, è stata prima segretario politico del Patt, poi candidato del Popolo delle Libertà e di Forza Italia finché non ha litigato con Michaela Biancofiore che ha fatto di tutto per tenerlo fuori dalla lista per queste provinciali costringendolo, per ricandidarsi, a cercarsi una nuova casa. Ed eccola: l'Udc di Gubert e non più di Tarolli che, invece, ha preferito appoggiare il Patt.

 

Ma la giostra ''personale'' più nota, poi, è quella tra Civettini, Claudio Cia e la Lega. Civettini era stato eletto in consiglio provinciale con la Lega abbandonata un anno dopo (da qui l'insuperabile frizione con il partito di Fugatti) per passare a Civica Trentina con anche Claudio Cia, Borga e Fabio Dalledonne. 

 

Poco tempo dopo c'ha pensato Cia ad andarsene, ma questa volta da Civica Trentina (in polemica con Civettini e ultimamente con Dalledonne) e a far nascere Agire per il Trentino prima forza, dopo la Lega, dell'alleanza di centrodestra. Un'alleanza che, anche per queste ragioni, non poteva accettare Civettini al suo interno e allora ecco che lui saluta, ringrazia (non tanto) e si allea con Mauro Ottobre fuoriuscito del Patt che ha creato una sua lista autonomista (Autonomia Dinamica) che si candida in opposizione agli ex amici del Patt e di Ugo Rossi.

 

Opposizione netta proprio di Ugo Rossi e dei suoi, allo stesso tempo, dimostrata nei confronti di quella che doveva essere la candidatura di Daldoss e dei fantomatici civici. Daldoss, infatti, assessore tecnico del governo uscente, per un po' di tempo sembrava addirittura poter diventare il candidato presidente del centrosinistra ma poi, tacciato del ''traditore'' dagli autonomisti di destra (Kaswalder lo ha paragonato al cuculo che entra nei ''nidi'' e si sostituisce alla prole legittima) e di (un tempo) centrosinistra (il Patt appunto) alla fine ha preferito ritirarsi da tutto.

 

In mezzo, poi, c'è Roberto De Laurentis e il suo ''Tre'' che ha dimostrato subito una coerenza rara non cercando nemmeno alleanze, sapendo di mal sopportare molti dei presenti alla contesa elettorale avendo litigato, quando era presidente degli Artigiani, sia con figure di destra che di sinistra. Con lui, però, c'è Giovanni Rullo, un ex 5 Stelle fuggito dal Movimento sbattendo la porta. Come Rullo sono parecchi i delusi del Movimento, soprattutto dal sistema di democrazia interna qui in Trentino, che stanno, comunque, dimostrando attitudini politiche. E allora ecco Vergnano, che è una delle punte di diamante di Autonomia Dinamica di Ottobre. E a chiarire che aria tira in casa 5 Stelle c'ha pensato, addirittura, uno dei candidati alle provinciali, Mario D'alterio, che su Facebook ha scritto che ''dovremmo individuare chi l'ha votato (lo sfidante interno di Degasperi alle regionarie ndrperché sono persone contro il M5s e dovrebbero star fuori dal movimento''.

 

E poi c'è il centrosinistra che, in quanto ad antipatie interne, non è secondo a nessuno e la dimostrazione si è avuta in tutta la cavalcata che ha portato a puntare su Tonini candidato presidente. Una figura risultata, alla fine, perfetta perché capace di non rendere realmente felice nessuno. Spiacendo un po' a tutti era, quindi, l'unica in grado di tenere unite le varie anime della coalizione. Per settimane Pd, Patt, Upt hanno giocato a depotenziarsi gli uni con gli altri finendo per costringere la società civile a far nascere una proposta spontanea, quella di Ghezzi e di Futura. Ma per sedersi al tavolo del centrosinistra, storicamente, si può giocare solo se si levano gli assi dal mazzo perché per loro la partita è livellata solo se gioca al ribasso e, alla fine, l'accordo lo si è trovato su Tonini candidato presidente. 

 

E allora con Futura ecco spuntare figure ''dimenticate'' come Remo Andreolli ex Partito democratico che aveva salutato il Pd sbattendo la porta o Vanni Ceola, storico avvocato anche di Grisenti, e presidente di Trentino trasporti. Grisenti che con i suoi, oggi, invece, sostiene il centrodestra, Fugatti e la Lega (quella che fino a qualche anno fa usava proprio Grisenti come simbolo del ''sistema'' trentino che definiva ''Magnadora''). La sinistra, paradossalmente, questa volta appare la più coesa di tutte essendo riuscita a riunire le anime sia di Rifondazione che di Leu (e qualcuno di Potere al Popolo) ma, alla fine, ha trovato la sua coesione nel dire ''no'' prima di tutto al Partito democratico e a Tonini. 

 

Il balletto potrebbe continuare all'infinito e non proviamo nemmeno a scorrere troppo i nomi presenti nelle liste che i partiti stanno terminando di depositare. D'altronde si sa: Beautiful non finirà mai e il colpo di scena è sempre dietro l'angolo.

 

 

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