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Claudio Cia vorrebbe fare l'assessore regionale ma Forza Italia si mette di traverso. Anche Leonardi è interessato

Il leader di Agire per il Trentino fiducioso che Fugatti mantenga la parola data ma sulla scelta potrebbero pesare equilibri politici nazionali che guardano al rafforzamento dei rapporti con gli azzurri in vista della fine del governo giallo-verde

Di Donatello Baldo - 17 dicembre 2018 - 05:01

TRENTO. La parola era stata data, l'ultima casella delle cariche istituzionali da distribuire tra gli alleati che hanno portato acqua alla causa di Fugatti doveva essere assegnata a Claudio Cia. Dopo che gli assessorati provinciali sono stati destinati a Civica Trentina e Progetto Trentino - oltre a quelli (tanti) che la Lega si è tenuta -, dopo che Kaswalder si è insediato alla presidenza del Consiglio provinciale, il posto che rimane è quello di assessore regionale.

 

A Cia doveva andare, Fugatti lo aveva detto a tutti. All'esponente di Agire che è stato fedele sempre, fin dall'inzio, fin da prima che su Fugatti scommettessero addirittura i suoi. Allo scudiero che è sempre stato al fianco del governatore ancor prima che lo fosse, che non ha mai chiesto nulla in cambio, ma che come tutti ci tiene ad essere considerato.

 

Un assessorato in Regione, quello che fu della consigliera Violetta Plotegher, alle Politiche sociali. Non sarà quello provinciale alla Sanità, tema caro a Cia, che avrebbe accettato di sicuro se Fugatti non lo avesse destinato alla parlamentare della Lega Stefania Segnana. Ma tutto non si può avere e il nostro si era messo il cuore in pace, un ruolo lo avrebbe comunque ottenuto, e di rilievo.

 

Tutto bene, se non fosse che si è messo di traverso l'altro 'piccolo' della coalizione, Giorgio Leonardi di Forza Italia. Vanta qualche voto in più di Cia, vanta l'appartenenza a un partito nazionale, vanta il fatto che il centrodestra nazionale è anche lui, soprattutto lui, più di Cia. Quel posto di assessore regionale lo rivendica con forza e sembra stia facendo pressioni per averlo.

 

Dicono che abbia chiamato Tajani addirittura al Parlamento europeo, che gli abbia detto di intercedere presso Matteo Salvini, perché convinca poi Fugatti: l'alleanza con i 5Stelle è alla fine - sembra sia stato il ragionamento - poi sarà con Forza Italia che si ricomincia a lavorare ed è sbagliato snobbare il partito di Berlusconi qui in Trentino.

 

Anche perché, sosterrebbe il consigliere azzurro, ci sono le elezioni suppletive, ci sono le europee. Insomma, il centrodestra è il centrodestra e un legame nazionale, oltre a quello con il ministro dell'interno tenuto saldamente da Bisesti e da Fugatti, è meglio averlo.

 

Un ragionamento che se rimanesse confinato alle bramosie di Leonardi e dei forzisti non desterebbe alcuna preoccupazione. Sembra però che alcune remore si insinuino anche tra qualcuno dei leghisti, quelli che guardano al futuro, al dopo-Salvini, o quantomeno oltre l'esperienza del governo giallo-verde, quando con Forza Italia si dovrà tornare a collaborare.

 

Ora, se Claudio Cia fosse sacrificato sull'altare delle alleanze storiche, delle strategie future, e si trovasse a dover cedere il passo a Leonardi che per la vittoria di Fugatti non ha fatto quanto ha fatto lui, beh, ci rimarrebbe male. Non toglierebbe la sua fiducia alla coalizione, questo no, dicono quelli che gli sono più vicini, ma ci rimarrebbe male per davvero.

 

E' stato indicato per la presidenza della IV Commissione, ma non basta, non è questo il contentino. E fanno sapere, quelli del suo entourage, che se non dovessero dargli l'assessorato si dimetterebbe anche dalla presidenza della commissione, a dimostrazione che non è il posto che gli preme ma la considerazione. 

 

C'è da dire che Claudio Cia ha re-inventato il centrodestra qui in Trentino. Che con Fugatti e Bezzi ha fatto opposizione nella legislatura scorsa, formando il 'trio' da cui è partito l'arrembaggio che ha portato la Lega alla vittoria. E' stato a fianco di Fugatti indicandolo alla presidenza fin dalla scorsa primavera, quando Forza Italia fino a ottobre, poco prima delle elezioni, metteva in dubbio il nome scelto e chiedeva un candidato presidente che non fosse della Lega.

 

Da quanto si capisce, se dipendesse dal governatore non ci sarebbero dubbi e la parola data sarebbe di sicuro mantenuta. Ma della Lega Fugatti non è il capo, non decide lui, nemmeno se Cia possa diventare assessore regionale. Saranno le telefonate tra Trento e Roma a sciogliere il nodo, ancora una volta si decide altrove.

 

 

 

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