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Daldoss, Ghezzi, Rossi: lo stallo alla messicana è servito. Chi sta con chi e come se ne esce

Il Governatore uscente sarebbe sostenuto dall'ala governativa del Pd (Zeni e Olivieri) e all'esterno da Ianeselli (Cgil), l'ex direttore dell'Adige dalle ''basi'' dei partiti e da parte della società civile, l'ex assessore tecnico dai sindaci (Valduga e Oss Emer) e molti ex Patt (Dominici e Ottobre) e forse anche qualcuno attuale. La situazione sembra irrisolvibile ma il tempo stringe 

Di Luca Pianesi - 16 agosto 2018 - 06:01

TRENTO. ''Il nome lo scriverò qui'', dice il Biondo a Sentenza e Tuco mostrando una pietra e lasciandola cadere a terra, prima del più famoso mexican standoff della storia del cinema: il mitico ''triello'' de "il Buono, il Brutto e il Cattivo". I tre protagonisti del capolavoro di Sergio Leone, quindi, si allargano fino a posizionarsi in cerchio in un turbinio di sguardi, dita che scricchiano e pistole che scorrono tra inquadrature sempre più frenetiche e veloci e che seguono il ritmo della musica di Morricone. In quel caso ''il nome'' era quello che serviva ad identificare la tomba dove erano sepolti i 200 mila dollari.

 

Nel nostro caso il nome che da scoprire è quello del candidato che guiderà la coalizione del centrosinistra autonomista. E come nel grande classico leoniano anche qui ci troviamo in un incredibile mexican standoff (stallo alla messicana) con, a questo punto, tre grandi protagonisti Paolo Ghezzi, Ugo Rossi e Carlo Daldoss nel centro a sfidarsi ma un'infinità di ''pistole'' puntate (più numerose anche di quelle presenti nel montaggio che abbiamo realizzato qui sopra tratto da "Pirati dei Caraibi"). E allora proviamo a capire chi sta con chi? Chi sostiene cosa?

 

Partiamo da Ugo Rossi: primo a proporsi come candidato presidente è stato abbandonato dalle ''basi'' dei partiti (Upt e Pd in primis per non parlare di tutto ciò che sta alla loro sinistra) e in questi mesi è stato logorato dai suoi stessi alleati (che ormai da tempo le provano tutte pur di non convergere sul suo nome). Ma è ancora in corsa tenuto in piedi anche da una parte di apparato, anche del Pd. Ci sarebbe l'assessore Zeni che martedì ha fatto un lungo post contro la proposta Daldoss scrivendo che "i cittadini trentini non meritano questo spettacolo indecoroso, soprattutto da parte di chi ha condiviso un percorso amministrativo che ora si rimangia come niente fosse''. Ci sarebbe Luigi Olivieri (presidente A22) che rumors danno in fibrillazione in queste ultime ore tra messaggini mandati ai componenti dell'assemblea e iscritti del partito per chiedere di proseguire con la linea governativa. Ci sarebbe, all'esterno, il segretario della Cgil Franco Ianeselli qualche sera fa era a cena a Cortaccia, in Alto Adige, proprio con Ugo Rossi che per molti avrebbe il profilo perfetto per essere un futuro assessore tecnico. E poi, ovviamente, c'è il Patt che però potrebbe non essere così compatto come si pensa. Come dimenticare il ''buon caffè e i bei ragionamenti'' fatti un mese fa dall'assessore Dallapiccola con l'allora assessore Daldoss?

 

 

In quei giorni l'ipotesi Daldoss candidato era sulla bocca di tutti. Chissà. Sicuramente in sostegno all'ex assessore tecnico di Ugo Rossi ci sono due ex ''big'' del Patt di qualche anno fa: l'ex parlamentare Mauro Ottobre a l'ex consigliera provinciale Caterina Dominici. A Daldoss va, indubbiamente, riconosciuto di aver fatto la mossa, politicamente, più azzeccata. Dopo settimane di stallo tra Rossi e Ghezzi e con un Pd incapace di prendere una decisione (e quindi vero responsabile di questo spettacolo, tafazzi unico nel suo genere capace di incartarsi come nessuno al mondo), lui è sceso in campo alla grande sparigliando le carte in tavola. E tra i due litiganti, si sa, spesso è il terzo a godere. L'Upt è pronto a convergere in forze sull'ex assessore tecnico e con lui ci sono i fantomatici civici. I sindaci Oss Emer e Valduga su tutti che, va detto, a casa loro, Pergine e Rovereto, non stanno brillando granché per visione e capacità amministrativa ma che, politicamente, hanno azzeccato la mossa e ora sono pienamente in corsa.

 

Chi sostiene Ghezzi, invece, lo si sa chiaramente: ci sono oltre un migliaio di professionisti, cittadini, membri di associazioni, intellettuali del territorio che hanno firmato una petizione per appoggiare la sua candidatura. Ci sono i pariti e i movimenti di sinistra e ambientalisti e una grande parte del Pd, quello meno istituzionale, che da settimane vorrebbe votare in assemblea per poter esprimere la sua preferenza ma viene tenuto a freno dal suo segretario e dall'ala istituzionale del partito. Se il Partito democratico fosse stato a suo modo lineare, con un minimo di ambizione e capace di leggere la necessità di cambiamento che veniva dalla gente (e non era difficile dopo il 4 marzo) avrebbe fatto sua subito la candidatura di Ghezzi e ''costretto'' tutti gli altri a sedere al suo tavolo. Sarebbe riuscito a guidare la coalizione allargandola e rendendola inclusiva senza arrivare al mexican standoff attuale. Oggi, invece, si trovano nella paradossale situazione di essere gli unici, in assoluto, da destra a sinistra, passando per i civici e i 5 Stelle, a non aver avuto la capacità di esprimere un nome.

 

Insomma, il valore del Pd, oggi, è dato solo dal numero dei suoi elettori, che, si presume, siano ancora tanti. Non è dato certo dalle strategie politiche messe in campo da chi lo sta guidando (che anzi sembrano votate tutte a ridurre sempre di più anche il numero di elettori). Tutti gli altri (cespugli, cactus, piantine, alberi, ulivi e chi più ne ha più ne metta) stanno facendo politica e siedono al tavolo legittimamente perché, in un modo o nell'altro, si sono ritagliati un peso grazie anche a chi li guida, alla capacità di esprimere una proposta, oltre al consenso che si sono costruiti alle spalle. Il Pd, invece, è l'unico "invitato" che partecipa alla discussione solo perché alle spalle avrebbe i voti. E allora la soluzione sta lì. Da settimane sarebbe dovuto andare alla conta di quelli che contano davvero: gli elettori. Oggi è troppo tardi per le primarie, e va bene. Speriamo almeno che si lasci l'assemblea libera di esprimersi. E far esprimere le assemblee di tutti i partiti potrebbe essere una soluzione per uscire dallo stallo generale.

 

Anche perché a un certo punto la musica terminerà. La telecamera stringerà su un braccio e su una pistola. Ci sarà lo sparo e qualcuno cadrà a terra mentre qualcun altro rimarrà in piedi. La certezza è che non tutti potranno essere accontentati. Ci sarà chi ci rimarrà male, chi deciderà di correre da solo e chi riuscirà a mettersi d'accordo. Poi non resterà che raccogliere la pietra e leggervi sopra il nome. Sempre che ce ne sia uno: quello sulla tomba del Buono il Brutto e il Cattivo era ''unknown''.

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