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Nel Risiko altogardesano Patt e Pd non trovano la quadra e su Riva spunta il nome dell’ex sindaco Molinari

Nel frattempo la destra punta forte su Cristina Santi, che potrebbe scavalcare un big come l’ex presidente della Pat Mario Malossini. Sul fronte opposto permangono le divisioni e si profila una corsa a tre fra l’uscente Mosaner, l’ex Molinari e l’outsider Malfer

Di Tiziano Grottolo - 16 gennaio 2020 - 12:53

RIVA DEL GARDA. Le elezioni amministrative del prossimo 3 maggio sono ormai alle porte ma nei comuni altogardesani la situazione rimane molto intricata, peggio che in uno scenario che sembra un vero e proprio Risiko dove ogni attore muove le sue pedine cercando di celare i propri obiettivi reali. Situazione particolarmente complessa su Riva del Garda e Arco, due entità che dal punto di vista amministrativo risultato separate ma che spesso e volentieri hanno avuto un “destino politico” comune, anche alla luce del fatto che ormai stanno assumendo l’aspetto di un unico grande conglomerato urbano.

 

Se il buon senso dovrebbe indicare un destino in comune, con il Centrosinistra-autonomista di nuovo unito, “l’effetto Ianeselli” nell’Alto Garda potrebbe non bastare. Infatti se a Trento Autonomisti e Democratici (mettendo poi d’accordo anche Upt, Socialisti, +Europa, Verdi, Azione, Futura e Sinistra Italiana) hanno trovato la convergenza sull’ex segretario della Cgil a Riva e Arco non è scontato che Pd e Patt proseguano la loro avventura assieme. Sul tavolo delle amministrazioni uscenti rimangono infatti molti nodi da sciogliere, la Variante 15 e la vicenda del Linfano per Arco, mentre per Riva l’onnipresente area ex Cattoi, tutte situazioni che in questi mesi hanno incrinato i rapporti fra Dem e Autonomisti e che potrebbero sfociare in un doloroso divorzio.

 

Gli ultimi anni di legislatura sono stati lunghi e come già anticipato i motivi per dividersi non sono mancati, ci sono stati anche dei “cambi di casacca” e a ben guardare schermaglie e scontri ce ne sono stati sia all’interno dei consigli comunali che sul “campo neutro” della comunità di valle, da un lato c’è il Patt che reclama più spazio e vorrebbe finalmente poter esprimere un proprio candidato sindaco, dall’altra il Partito Democratico che ha ancora il suo peso e non vorrebbe cedere proprio la carica di primo cittadino.

 

Secondo quanto si vocifera negli ambienti del Centrosinistra i Dem punterebbero a ricandidare il sindaco uscente Adalberto Mosaner, (questo sarebbe il suo terzo mandato consecutivo) in questo senso Mosaner potrebbe trovare il sostegno del gruppo di Riva Bene Comune Futura (nonostante un’iniziale opposizione dell’anima verde della lista), così come quello della nuova lista di sinistra che potrebbe aggiungersi alla coalizione, capeggiata da Mirko Carotta ex candidato di Riva Bene Comune ma che avrebbe deciso di costruire una nuova formazione.

 

Secondo alcune indiscrezioni però il Patt avrebbe pronta una mossa per disinnescare la candidatura di Mosaner, si tratterebbe nientemeno che di Claudio Molinari, un nome di peso della politica altogardesana. Molinari infatti è stato eletto praticamente in ogni istituzione regionale e nazionale, partendo nel lontano 1990 dal consiglio comune di Riva del Garda, comune del quale sarà sindaco dal dicembre 1993 fino al 1998 e tra il 2005 e il 2010, con esperienza anche come consigliere regionale, assessore provinciale e non da ultimo ricoprendo due mandati in Parlamento.

 

Insomma il curriculum non manca, in più c’è un altro aspetto da tenere in considerazione: Molinari è stato espressione (seppur eletto la prima volta con la Democrazia Cristiana) proprio di quel Centrosinistra che per tanti anni governo Roma e Trento, sia tra le fila della Margherita che fra quelle dello stesso Partito Democratico. Una mossa pragmatica quella del Patt che per disinnescare il candidato di punta Pd ne ha trovato uno che potrebbe trovare il sostegno di non pochi “franchi tiratori”.

 

Nel caotico scenario rivano poi ci sarebbe pure l’incognita Mauro Malfer, l’attuale presidente del Consiglio della Comunità Alto Garda e Ledro godrebbe del sostegno di un paio di liste civiche e potrebbe trovare il seguito anche fra gli autonomisti. Stando così le cose la corsa per la candidatura alla carica di primo cittadino, almeno per quanto riguarda il Centrosinistra-autonomista, potrebbe trasformarsi in una sfida a tre contendenti. Anche se quest’ultimo sembrerebbe svantaggiato rispetto agli altri due

 

Il tempo però stringe e se fino ad ora la formula è stata quella degli incontri bilaterali forse sarebbe il caso di mettere il piede sull’acceleratore riunendo tutte le parti attorno a un tavolo, a meno che non sia nell’interesse di qualcuno procrastinare all’infinito la discussione, magari per giocarsi un ultimo asso nella manica, sparigliando le carte o cercando di puntare tutto in un eventuale ballottaggio con la destra.

 

Una strategia pericolosa anche alla luce del fatto che le forze di destra: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno trovato un’intesa e se un volto ufficiale per la candidatura a sindaco ancora non c’è sta prendendo quota il nome di Cristina Santi che piace soprattutto a Lega e FdI, mentre quello dell’ex presidente della giunta della Pat Mario Malossini (sponsorizzato da Forza Italia) convince sempre meno.

 

Santi rappresenterebbe quel “volto nuovo e giovane” promesso dalla destra per la guida della città altogardesana, alle ultime elezioni provinciali (ottobre 2018) la probabile candidata sindaca faceva parte della lista di Agire e nella sua città aveva raccolto solo 27 voti (113 in totale) questo però non deve trarre in inganno perché al momento di un confronto diretto la musica potrebbe cambiare, soprattutto se il Centrosinistra-autonomista si presenterà diviso il risultato dunque è tutt’altro che scontato.

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