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De Laurentis in politica: sì Valdastico, critiche al Not e Protonterapia, un progetto per Rovereto grande hub delle merci e largo ai privati

L'ex presidente degli Artigiani ha presentato il suo movimento ''Tre'' (Territorialità, responsabilità ed economia). Un movimento di destra vera, stile Tories inglesi, che guarda al lavoro, all'economia, alle imprese e alla sicurezza. Ecco come

Di Luca Pianesi - 14 giugno 2018 - 06:01

TRENTO. Un movimento di destra, di quella destra vera, stile Tories inglesi, che guarda all'economia, al lavoro, che privilegia il privato rispetto al pubblico, che punta sulle infrastrutture e sulla sburocratizzazione, che ha un occhio di riguardo per il territorio ma sa che se non si fa sistema non si va da nessuna parte. Quella di Roberto De Laurentis è una vera e propria ''discesa in campo'' da uomo del fare. Dopo aver trasformato la sua Sima Software in un'impresa internazionale e dopo aver ricoperto vari ruoli, dalla presidenza dell'Associazione artigiani a quella della casa di riposo di Arco, da quella dell'Arco calcio al ruolo di consigliere comunale di Alleanza Nazionale, ha deciso di creare il suo movimento e di candidarsi alle prossime provinciali

 

Il nome ve lo avevamo anticipato in anteprima lunedì: si chiama ''Tre'' che sta per Territorialità, responsabilità ed economia "e ovviamente ricorda la parola Trentino'', ha spiegato De Laurentis questa mattina alle Gallerie di Piedicastello durante la presentazione di simbolo e proposte. "Tre parole che si tengono l'una con l'altra - ha aggiunto - e che sono in discontinuità con l'attuale governo provinciale. Innanzitutto c'è la responsabilità che è in contrasto con l'irresponsabilità degli ultimi anni. Come definire, altrimenti, operazioni come quella del Not dove si è deciso di spendere 300 milioni di euro e mentre le procedure di realizzazione venivano bloccate si andava lo stesso avanti con il depotenziamento degli ospedali periferici. O ancora spendere 100 milioni di euro per una struttura come la Protonterapia che ogni anno ne costa altri 15 e serve a pochissime persone. Questa è irresponsabilità. E io credo che il privato, proprio perché non opera con soldi di tutti che poi diventano di nessuno, saprebbe far funzionare meglio anche parti dell'apparato sanitario. Come non vedrei male il subentrare del privato anche nei trasporti, per esempio".

 

"Il buon governo - ha proseguito - si concretizza, poi, nella territorialità e nel senso di appartenenza. Fino ad oggi è valso il principio del dividi et impera, del puntare sui campanili, sulle divisioni, anche per garantirsi voti e zone di appartenenza. Io mi sento Trentino e basta, bisogna avere una visione completa del territorio, farlo vivere con infrastrutture e collegamenti, soprattutto per tenere vivo l'impianto economico. L'economia è la benzina del territorio, è quella che permette a valli e zone periferiche di non spopolarsi. Per questo ben vengano le grandi industrie ma fondamentale resta il sottobosco artigiano e di piccole e medie imprese e qui c'è uno dei punti fondanti della mia visione di Trentino: sburocratizzare. Se dovessi vincere io creerei subito un assessorato alla sburocratizzazione. Basta leggi e leggine, basta norme provinciali che vanno a sommarsi a quelle nazionali e di fatto complicano ancora di più le cose ai nostri imprenditori. E' fondamentale semplificare e inserire dei parametri per favorire i nostri lavoratori".

 

De Laurentis in questo senso pensa a certificazioni che vengano premiate nei bandi e nelle gare d'appalto. "In questo modo a parità di offerta si potrà andare a privilegiare chi è stato capace di prendere questi attestati di qualità e quindi premiare i nostri imprenditori e artigiani", ha detto ancora. Poi c'è il capitolo infrastrutture. Capitolo cruciale per l'ex presidente degli Artigiani: "La Valdastico? Tanto si farà, è inutile dire il contrario. Ce n'è bisogno. Si deve solo decidere dove farla sbucare e io non ho dubbi: a Rovereto. Rovereto non può restare una cittadina da 40.000 abitanti. Bisogna avere l'ambizione di pensare in grande e io credo potrebbe diventare davvero la porta dell'Europa dell'Italia. Sull'area ex Amil dovrebbe nascere un hub delle merci. Perché dovremmo lasciarlo a Verona? Controlliamo noi il traffico di quel che dovrà transitare, comunque, sul nostro territorio".

 

E a livello politico dove si colloca "Tre"? ''Con chi ci sta - conclude De Laurentis - ma al momento con nessuno. Gli unici ai quali diciamo no sicuramente sono il Pd e il Patt di Rossi, al quale avevo dato fiducia cinque anni fa ma che si è rivelato un totale fallimento". Insomma l'area di competenza dovrebbe essere quella di un centrodestra moderato con, magari, alcuni fuoriusciti dell'Upt quel che resta di Forza Italia, con Donatella Conzatti a fare da trait d'union e magari Fratelli d'Italia. Poi ci sono Cia, Borga e Kaswalder con il primo che non può vedersi con il secondo e nemmeno con De Laurentis che però è possibilista: "Non dobbiamo mica sposarci. Si può convergere su alcuni punti e alcuni propositi - chiosa il fondatore di ''Tre'' - per un Trentino diverso e più forte".

 

Piccola nota positiva: De Laurentis in quasi un'ora di presentazione del suo movimento non ha mai pronunciato la parola migranti o profughi. Ha accennato al tema delle sicurezza ribadendo che per zone come Piazza Dante serve un'alleanza di sistema e che non si può pretendere che un vigile urbano per 1.300 euro al mese si prenda una pugnalata, ma non ha nemmeno accennato alle orde di migranti che starebbero invadendo il nostro territorio. Ha parlato di lavoro, economia, sanità, appalti, burocrazia. Un bel passo avanti rispetto a come ci avevano abituato le destre populiste negli ultimi tempi.

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