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Esposto alla Corte dei Conti di Cia contro l'Unione delle Famiglie Trentine all'Estero: ''Bilanci poco chiari''

"L'impressione - spiega il consigliere - è che ci siano forze politiche che utilizzano associazioni e denaro pubblico finalizzati a iniziative sicuramente lodevoli, per strumentalizzarle a fini puramente propagandistici e di interesse personale, privandole della credibilità"

Di L.P. - 26 aprile 2018 - 18:54

TRENTO. "Come mai una presidente sfiduciata ha convocato un consiglio d'amministrazione sfiduciato? Come mai nel cda erano presenti solo tre consiglieri su nove e la presidente sfiduciata ha fatto nominare, seduta stante, due nuovi consiglieri, uno di questi tecnicamente ineleggibile? Come mai tale consiglio ha fatto approvare il bilancio consuntivo 2016 e quello preventivo 2018? Come mai in questa sede sono stati approvati i verbali delle sedute precedenti nonostante fossero proprio quei verbali contestati dai consiglieri poi dimissionari?". Sono tanti i ''come mai'' che il consigliere provinciale Claudio Cia ha rivolto prima alla Provincia e adesso alla Corte dei Conti, dove ha presentato un esposto sull'Unione delle Famiglie Trentine all'Estero.

 

La ragione dell'esposto è accertare la regolarità dei bilanci approvati e la conseguente regolarità dei finanziamenti erogati loro dalla Provincia per circa 100.000 euro all'anno. Cia da tempo contestava la trasformazione dell'Unione delle Famiglie Trentine all'Estero in quella che lui stesso definisce "una succursale del Patt per iniziative sul territorio trentino'' visto che "il nuovo direttivo è composto in maniera eclatante da membri di spicco del Partito Autonomista, alcuni con ruolo dirigenziale: si pensi al Presidente Mauro Verones, nel Consiglio del Patt nonché dipendente dello stesso gruppo consiliare provinciale, o a Simone Marchiori, vicesegretario politico del Patt, o a Daiana Boller, responsabile del movimento femminile del Patt".

 

"L'impressione - dichiara il consigliere di Agire per il Trentino - è che ci siano forze politiche che utilizzano associazioni e denaro pubblico finalizzati a iniziative sicuramente lodevoli, per strumentalizzarle a fini puramente propagandistici e di interesse personale, privandole della credibilità". 

L’Associazione era nata oltre 40 anni fa per garantire momenti e iniziative di solidarietà internazionale in particolare verso i discendenti degli emigrati trentini. "In questa logica ha operato fino ad un paio di anni fa - comunica ancora Cia - quando sembra aver mutato rotta rinunciando ad attività di solidarietà internazionale, di fatto preferendo svolgere piccole iniziative locali di stampo pseudo culturale. Ne è prova la rinuncia ad un progetto per la costruzione di una casa di accoglienza per bimbi, figli di ragazze madri in grave difficoltà, che era già stato avviato a Machagai (nel Chaco argentino) in collaborazione con quel Comune e altri organismi locali, arrivando a restituire 35 mila euro che erano stati messi a disposizione dalla Regione. Chi ha potuto verificare recentemente la situazione, conferma la presenza sul posto della recinzione dell’area, resa possibile dal contributo della Comunità della Valle dei Laghi e di altre associazioni trentine, e dei mattoni, donati da alcune associazioni e costruttori della zona di Machagai e ancora in loco per la costruzione dell’asilo infantile".

 

Ed è così che si è arrivati all'esposto alla Corte dei Conti dove si legge che "l’11 marzo 2017, l’Assemblea Ordinaria dell’Associazione Unione delle Famiglie Trentine all’Estero sfiduciava la Presidente, dott.ssa Giorgia Pezzi e tutto il Consiglio d’Amministrazione, a seguito di gravi divergenze sulla conduzione poco trasparente dell’associazione. La vicenda era stata oggetto anche di varie interrogazioni provinciali al riguardo, con risposte evasive, risultando in causa personaggi di spicco collegati ai poteri provinciali". 

 

Nello specifico Cia pone all'attenzione della Corte dei Conti l'interrogazione con la quale domandava al presidente Rossi se non ritiene che la documentazione contabile inviata in Provincia al fine di giustificare anche possibili contributi non sia viziata e perciò non permetta l’erogazione di eventuali contributi”. Il presidente Rossi "risponde - si legge nell'esposto - che: “la valutazione in ordine a quanto da Lei affermato non compete a questa Provincia”; scrive inoltre che “dalla documentazione acquisita agli atti al fine di concedere le misure finanziarie previste dalle vigenti leggi provinciali in materia di emigrazione, non sono emersi profili di illiceità”, in contraddizione quindi con quanto risposto il 6 dicembre 2017 alla richiesta di accesso agli atti del 14 novembre, dalla quale appariva come l’Amministrazione non avesse a disposizione documentazione sull’Associazione “Unione Famiglie Trentine all’Estero Onlus”".

 

La palla ora passa in mano alla Corte dei Conti. Spetterà a lei accertare quanto accaduto. 

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