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Giuliano Muzio è il nuovo segretario del Pd trentino: ''Nella coalizione di centrosinistra autonomista valori condivisi, si deve ripartire da qui''

Eletto dall'Assemblea provinciale dopo le dimissione di Italo Gilmozzi, Muzio ha 49 anni. "Gli elettori ci hanno chiesto di essere un po' più aperti rispetto alle istanze che arrivano dalla società. Questo, sia chiaro, non significa che dobbiamo inseguire programmi di altri..."

Di Donatello Baldo - 09 aprile 2018 - 18:57

TRENTO. Eletto segretario dall'Assemblea provinciale del Pd che si è riunito lo scorso fine settimana, Giuliano Muzio prende il posto del dimissionario Italo Gilmozzi che dopo il risultato delle elezioni del 4 marzo scorso ha preferito fare un passo indietro. 

 

Sarà lui a guidare i democratici trentini nel corso delle trattative con la coalizione di centrosinistra autonomista, in vista delle prossime elezioni provinciali. Attorno a sé dovrà nominare una segreteria: "Ci sto lavorando  - spiega -  ma mi serve ancora qualche giorno. Non serve il nome importante, servono persone con la voglia di fare e mettersi in gioco". 

 

I maligni dicono che la segreteria avrà il compito di tenerla 'sotto controllo'.

No, non credo, lo dico sinceramente, ci sto lavorando io senza nessuna interferenza.

 

Martedì il primo incontro con la coalizione, giusto?

Prima c'è il coordinamento, decideremo assieme come muoverci. Poi la riunione con la coalizione non sarà un incontro ai vertici ma un incontro di tutta la maggioranza, con tutti i consiglieri provinciali. 

 

Ha già un'idea su come dovrà essere composta questa coalizione? Rimarrà tutto come prima?

Si tratta di ripartire, questo è chiaro, e come sempre si riparte da ciò che c'è, dalla situazione attuale. Anche se sappiamo bene che un allargamento è necessartio, ma non per puro calcolo aritmetico-elettorale: dobbiamo avere l'umiltà di raccogliere il messaggio che ci è arrivato dagli elettori.

 

Dice che sono stati gli elettori a chiedere l'allargamento della coalizione?

Gli elettori ci hanno chiesto di non chiuderci, di essere un po' più aperti rispetto alle istanze che arrivano dalla società. Questo, sia chiaro, non significa che dobbiamo inseguire programmi di altri...

 

Gli altri. Intende anche i raggruppamenti civici, Geremia Gios e Renzo De Stefani con la sua proposta di 'Primavera trentina'?

Dico una cosa di principio: a me non  piace partite dalle etichette, dai nomi, preferisco un ragionamento di contenuti. Il nostro compito è quello di costruire un programma, capace di accogliere anche soggetti esterni alla coalizione, e se troviamo convergenze sono tutti benvenuti. Noi abbiamo una serie di valori che ci caratterizzano, partiamo da qui.

 

Qualcuno dice che il problema è proprio questo, che all'interno della coalizione mancano valori condivisi. 

No, non è vero, credo sia un'esagerazione. Se facciamo un'analisi lucida di questi anni, siamo riusciti a costruire assieme tante cose, sull'economia, sul lavoro, anche sull'ambiente. Non è vero che non abbiamo patrimonio di valori condiviso. 

 

Tutto bene, quindi?

Su qualcosa abbiamo mancato, potevamo fare di più. Su altri temi invece, su altri valori, dobbiamo essere capaci di aprirci a quello che emerge dalla società, per poi fare sintesi e trasformare le nostre idee in una seria proposta di governo.

 

Nella proposta di governo il leader rimane l'attuale presidente Rossi?

L'ho già detto, a me non sono mai piaciuti i ragionamenti sui nomi prima dei programmi. Temi e contenuti: poi vediamo chi meglio interpreta la guida della coalizione. Il ping pong sui giornali è inutile e dannoso perché le sedi dove prendere le decisioni sono altre.

 

Senta segretario, come mai si è arrivati a questa batosta per il Pd e il centrosinistra?

Credo ci sia stato un appiattimento sul governo, trascurando quella che in fondo è la missione principale di una forza politica, tenere i rapporti con la società e il territorio, tracciare la visione del futuro. E poi abbiamo utilizzato tutte le nostre energie per dinamiche interne al partito, ora  dobbiamo ritornare ai temi e ai progetti. Detto questo c'è una tendenza globale, l'esempio del vento che spira a destra è il voto ungherese di domenica scorsa.

 

E' pessimista?

No, credo che governare la paura con la chiusura non serve a nulla e alla lunga non funziona. I problemi ci sono, è  vero, ma non si curano così, non con l'appello all'intruppamento identitario. Servono apertura, senso di comunità, scommessa sul futuro, nuovi linguaggi. 

 

Poi bisogna convincere gli elettori. Anche in vista delle prossime elezioni provinciali.

Certo, questa è la sfida. Senza rinunciare al nostro patrimonio di valori per inseguire i voti. No, questo non si deve assolutamente fare. Nei prossimi mesi vediamo se riusciamo a fare proposta credibile, altrimenti sia chiaro, ne va anche della nostra sopravvivenza, perché il mondo va avanti anche senza il Pd.

Oppure con il Pd all'opposizione.

Sì, l'importante è capire che tu sei all'opposizione di qualcosa perché proponi qualcosa di diverso. L'obiettivo da perseguire ci deve essere sempre.

 

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