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| 05 giu 2018 | 00:44

Il Pd davanti a due opzioni: ''Nome nuovo (che non fa) o rimane Rossi candidato presidente''. E alla fine sarà lui

Assemblea Pd, ennesima fumata nera. Anche questa volta nessuna indicazione per il profilo che dovrà sfidare l'attuale governatore. "Si decide nei prossimi giorni ma necessaria convergenza di tutta la coalizione"

di Donatello Baldo

TRENTO. Nemmeno stavolta: dall'assemblea del Pd, convocata apposta per decidere il nome da contrapporre a quello di Ugo Rossi, non è uscito nessun nome. Illusi e delusi, tutti: i componenti dell'assemblea, gli iscritti, i cronisti. "Ma allora che ci siamo venuti a fare?", ha bisbigliato qualcuno.

 

Il segretario lo spiega: "Chiedo un mandato pieno per negoziare su due opzioni. Perché le alternative sono solo due - ha detto Giuliano Muzio -  o quella che vede anche nel candidato presidente un segnale di discontinuità profondo, un nome nuovo e fuori dai giochi, oppure la riproposizione dell'attuale presidente".

 

In ogni caso, "la condizione è che sia siglato un nuovo patto con la comunità". Un elenco di punti che il segretario ha elencato nella sua introduzione, dal lavoro alla riforma istituzionale, dall'ambiente al decentramento.

 

Quindi, o un nome nuovo che sia condiviso oppure un Rossi bis che riscrive il patto di governo. La novità è evidentemente nell'ultima parte, nella dichiarazione esplicita che il nome di Ugo Rossi non è un'ipotesi targata solo Patt ma è l'ipotesi della coalizione intera, e anche del Pd.

 

Se l'obiettivo è la condivisione, nella sua forma democratica del dire ci sto o non ci sto, Rossi diventa il super-favorito. Se l'obiettivo è quello di "cercare una convergenza che eviti spaccature profonde nelle forze che si contrapporranno a Lega e 5Stelle", il nome nuovo non troverà nessuno spazio.

 

E anche in questo caso Rossi è il favorito: perché le Stelle Alpine si sono impuntate e hanno minacciato da molto tempo la loro intenzione di preferire il loro nome di bandiera alla tenuta della maggioranza.

 

Ma il nome? Che nome verrà fatto? "Oggi non mi sento ancora in grado di pronunciarne uno pubblicamente - ha ammesso Muzio davanti all'assemblea - e non lo faccio per rispetto delle persone a cui non si può chiedere di essere burattini nelle mani di nessuno".

 

Per non bruciarlo, per non farlo diventare il nome del Pd, isolandolo dal resto degli alleati. "In questi giorni uscirà - assicura - a costo di chiudersi a chiave dentro una stanza fino a che non si troverà il candidato condiviso".

 

Assicura che la mediazione non sarà al ribasso, e ribadisce che alternative non ce ne sono. O Ugo Rossi o qualcuno che sia fuori dai giochi: non Carlo Daldoss, per capirsi. E nemmeno Valduga, su cui il segretario nutre molti dubbi sulla sua entrata nella coalizione.

 

"Il tempo stringe e se siamo in ritardo è perché stiamo ancora aspettando che qualcuno decida da che parte stare". Muzio dà invece quasi per certo che a sinistra del Pd ci sarà un'aggregazione di forze, "anche se in quell'area le cose cambiano giorno per giorno e non si capisce bene che cosa stia succedendo".

 

Dopo la relazione del segretario le facce erano perplesse. Pochi gli interventi. Nessun big ha preso la parola, nessun consigliere provinciale, nessuno dei 'potenti' del partito. Qualche giovane, qualcuno dei circoli: "A noi chiedono il nome, il tempo stringe".

 

La relazione è stata messa dunque ai voti. "Ma su cosa dobbiamo votare?", ha chiesto qualcuno. "E' la terza volta che diamo il mandato al segretario per trovare l'alternativa a Rossi e porre alla coalizione la questione della discontinuità". Si vota: nessun contrario, sette gli astenuti, a favore tutti gli altri.

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