L'Arcigay risponde a Cia: ''Un giorno non avremo persone con responsabilità politica che ignorano la differenza tra capacità procreativa e genitoriale''
Nei giorni scorsi il leader di Agire aveva parlato nel corso del consiglio provinciale di famiglia e genere. Il Comitato Arcigay del Trentino: "Amministrare una Provincia è complesso e non basta sparare settimanalmente sui migranti, sulla comunità Lgbt oppure su altre realtà marginalizzate per distrarre i trentini e le trentine"

TRENTO. "Strano, comico e inquietante come la destra si sia appropriata di uno dei più fortunati slogan 'Some guys love other guys deal with it' del movimento Lgbt per rovesciare il significato", queste le parole del Comitato territoriale Arcigay del Trentino a commentare l'intervento di Claudio Cia sulla famiglia nel corso del consiglio provinciale dei giorni scorsi.
"Un modello di società diverso da quello che in questi anni ci è stato imposto dall'alto da una sinistra che ha rinunciato al buon senso - aveva detto il leader di Agire - arrivando ad apparire pure ridicola su certi temi, tra i quali le questioni sulla famiglia, sul genere e altro ancora", aveva detto il leader di Agire, che aveva aggiunto: "A proposito di famiglia e genere, piaccia o meno, traggono origine dalla natura, quella natura a cui la sinistra vorrebbe sostituirsi con strampalate teorie. Signori e signore fatevene una ragione, due padri non fanno una madre e i figli nascono per essere accolti in una famiglia e non messi in vendita" (Qui articolo).
Arriva la replica del Comitato Arcigay. "Il consigliere deve farsene una ragione - spiegano - l'orientamento sessuale o l'identità di genere non comporta un discrimine utile a valutare la capacità genitoriale di una persona, come ampiamente dimostrato da innumerevoli ricerche scientifiche. Su questo non accettiamo lezioni, così come ulteriori, inutili e offensivi dibattiti".
Il Comitato riprende anche la nuova maggioranza di governo provinciale: "Amministrare una Provincia - dicono - è complesso e non basta sparare settimanalmente sui migranti, sulla comunità Lgbt oppure su altre realtà marginalizzate per distrarre i trentini e le trentine. Restiamo irremovibili nel garantire a tutti e tutte una piena e consapevole realizzazione affettiva, dentro o fuori i limiti che Cia vuole imporre. Gli unici criteri che definiscono una famiglia sono quelli di rispetto, affetto e consapevole scelta reciproca. Il resto è solo confusione, fumo negli occhi e violenta discriminazione".
Arcigay lancia poi una proposta che suona come una stoccata: "Torniamo a fare educazione sessuale e affettiva nelle scuole - concludono - ma spieghiamo anche che i modelli di famiglia sono tanti e tutti legittimi. Forse un giorno eviteremo di ritrovarci con persone che ricoprono posizioni di responsabilità politica che ignorano la differenza tra capacità procreativa e genitoriale".














