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| 29 mag 2020 | 06:01

“Meglio un figlio ‘normale’ di uno gay o disabile”, per Bisesti è libertà d’espressione. Ghezzi: “Provocazione spudorata”

Si riaccende lo scontro sulla nomina di Divina a presidente del Centro Santa Chiara, Ghezzi: “L'assessore conferma la sua straordinaria faccia tosta, anziché prendere le distanze tira in ballo l’articolo 21 per difendere una figura vicina al suo partito”. E sulla nomina rincara la dose: “Pur di piazzare un uomo di fiducia sono state forzate le leggi”

“Meglio un figlio ‘normale’ di uno gay o disabile”, per Bisesti è libertà d’espressione
di Tiziano Grottolo

TRENTO. “Le affermazioni rese dal presidente Sergio Divina rientrano nell’ambito della libera manifestazione del pensiero, come previsto dall’articolo 21 della Costituzione” così l’assessore Mirko Bisesti ha messo nero su bianco nella replica all’interrogazione presentata da Paolo Ghezzi, consigliere di Futura.

 

Infatti, nell’interrogazione che risale allo scorso 4 febbraio, si chiedeva conto delle affermazioni di Divina proferite in Quinta commissione, laddove fu stesso presidente del Centro Santa Chiara a rivangare una vecchia polemica quando, per rispondere a una domanda sulla nomina di Lucio Gardin a direttore delle feste Vigiliane affermò: “È stata una strumentalizzazione, come quella volta che mi chiesero: sarebbe felice di avere un figlio omosessuale? Risposi: no, non sarei felice ma lo amerei lo stesso. Così come non sarei felice di avere un figlio con handicap ma lo amerei. Che c'è di male o di strano a dire che preferirei avere un figlio normale?”.

 

Dichiarazioni che spinsero Ghezzi ad interrogare l’assessore all'istruzione e alla cultura che, a quanto pare, ritiene legittimo contrapporre una condizione di presunta “normalità” a omosessualità e disabilità. “Una provocazione spudorata – ha ribattuto il capogruppo di Futura – in Quinta commissione l'ex senatore Divina ha ribadito la sua idea della condizione omosessuale come una malattia e una sfortuna. E ora Bisesti difende le affermazioni indifendibili in nome della libertà di espressione”.

 

Ghezzi contesta anche la citazione costituzionale fatta da Bisesti: “L'assessore conferma la sua straordinaria faccia tosta, anziché prendere le distanze tira in ballo l’articolo 21 per difendere una figura vicina al suo partito che, con le sue affermazioni sugli omosessuali, ha dimostrato di avere qualche problema con l'articolo 3 che sancisce il fatto che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

 

Nella stessa interrogazione si puntava il dito anche sulle “significative competenze culturali” che secondo Ghezzi “non trovano traccia” nel curriculum dell’allora candidato Divina. Bisesti ha sottolineato che “la nomina del Presidente è stata effettuata con una deliberazione di Giunta, all’interno della quale sono riportati i criteri e le motivazioni relative alla scelta. La deliberazione non è stata oggetto di impugnazione nelle sedi giurisdizionali previste dalla legge, a dimostrazione ulteriore della legittimità della scelta da parte della Giunta”.

 

Una risposta che però non ha soddisfatto il consigliere di Futura: “Affermare che la delibera non è stata impugnata e dunque era legittima è una tautologia offensiva, ribadisco che non c'è traccia di competenze culturali nel suo curriculum – previste dalla legge sul Centro Santa Chiara – Fugatti e Bisesti se ne sono infischiati, perché volevano un uomo di fiducia, un leghista di provata fede, in un ruolo culturale chiave. In questo senso hanno forzato, se non violato, la legge, forti del potere discrezionale assoluto della Giunta”.  

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