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| 12 feb 2023 | 09:13

Ddl “anti-gender”, parla il presidente di Pro Vita: “Roberto Fiore l’ho conosciuto anni fa ma con Forza Nuova non abbiamo legami. I nostri soldi? arrivano dalle donazioni”

L’ex senatore Simone Pillon, l’attuale presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana e il fondatore di Forza Nuova Roberto Fiore, cosa hanno in comune con Pro vita e famiglia onlus? L’intervista ad Antonio Brandi, il presidente dell’associazione che sta promuovendo in Trentino il ddl “anti-gender” e si batte “per costruire una società fondata sui valori della vita e della famiglia”

Un fermo immagine del documentario russo “Sodom” con Antonio Brandi e Roberto Fiore
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Sta sollevando un grandissimo polverone il disegno di legge per la “libertà educativa” promosso da Pro vita e famiglia onlus, una delle associazioni di riferimento del mondo cattolico più intransigente e antiabortista. Ad aprile infatti questa organizzazione che “si impegna per costruire una società fondata sui valori della vita e della famiglia, contro la cultura della morte” aveva presentato una petizione per chiedere una legge “che escluda l’ideologia gender dalle scuole”.

 

Questo appello è stato accolto dai consiglieri provinciali di Fratelli d’Italia Claudio Cia, Alessia Ambrosi, Katia Rossato e dal rappresentante fassano Luca Guglielmi, che hanno trasformato la petizione in un ddl. Questo provvedimento ha già incassato il sostegno dell’assessore all’istruzione e alla cultura, il leghista Mirko Bisesti. Associazioni come Arcigay e diversi consiglieri di minoranza si sono schierati contro il ddl, chiedendo al contempo le dimissioni dell’assessore: “Si tratta di una specie di nuova inquisizione nelle scuole, portata avanti con il supporto di tesi antiscientifiche, fortemente discriminanti e lontane da ogni realtà”, aveva dichiarato a Il Dolomiti il consigliere di Futura Paolo Zanella.

 

La questione è estremamente attuale. In Alto Adige le polemiche attorno a un evento organizzato da Pro vita onlus hanno spinto Stephan Konder, presidente del Consiglio comunale di Bolzano della Svp, e l’assessore leghista, Giuliano Vettorato, a ritirare la loro partecipazione. In Trentino però il braccio di ferro è appena iniziato. “Non capisco perché i nostri detrattori chiedano le dimissioni di Bisesti” commenta Antonio Brandi, presidente di Pro vita e famiglia onlus. “L’assessore, solo dal Trentino, ha ricevuto più di 5.500 firme che chiedevano questa legge. C’è una maggioranza che è stata eletta, la gente quindi deve iniziare a rispettare la democrazia”.

 

Secondo Brandi il disegno di legge metterebbe nero su bianco delle “semplici verità, confermate anche dalla medicina e dalla scienza”. In uno dei passaggi più controversi del ddl si legge: “Nelle scuole di ogni ordine e grado non è comunque consentita la realizzazione, con il coinvolgimento di studenti, di progetti o attività basati sulla prospettiva di genere, che promuovano fluidità di genere o dell’identità sessuale, oppure che insegnino (come si potesse imparare ndr) a dissociare l’identità sessuale dal sesso biologico”. Il punto è che con una formulazione così fumosa, a seconda delle interpretazioni, molti dei cosiddetti “corsi di genere”, compresi quelli che promuovono le pari opportunità fra donne e uomini, rischierebbero di essere censurati così come vari argomenti inerenti l’educazione sessuale.

 

Inoltre, le realtà che osteggiano il disegno di legge “anti-gender” puntano il dito contro i presunti legami dell’associazione Pro vita e famiglia con l’integralismo cattolico e l’estrema destra. D’altra parte la vicinanza con l’attuale presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, è acclarata. L’ex ministro leghista della famiglia, sostenitore del mondo “pro-vita” e antiabortista, nel 2018 aveva chiesto di abolire la legge Mancino, che vieta ogni forma di propaganda di stampo nazifascista, mentre aveva dato adito alla fantasia del complotto della cosiddetta “sostituzione etnica”. Un altro personaggio vicino al mondo cattolico più integralista è l’ex senatore Simone Pillon, promotore di una discussa legge sull’affido dei minori in caso di separazione e condannato a risarcire degli attivisti Lgbtq che aveva definito “adescatori di minorenni”. Al Congresso mondiale delle famiglie invece, organizzato a Verona nel 2019 dalle associazioni del Family Day (fra cui la stessa Pro vita onlus), venivano invece distribuiti dei gadget a forma di feto accompagnati dalla didascalia “l’aborto ferma un cuore che batte”.

Alcuni però si spingono addirittura oltre e chiamano in causa i neofascisti di Forza Nuova. Uno degli avvocati che collaborano con l’associazione è Alessandro Fiore, figlio di Roberto Fiore il fondatore di Forza Nuova recentemente finito in carcere per l’assalto alla sede della Cgil di Roma. “Questa cosa dei legami con Forza Nuova è fantascienza – replica Brandi – abbiamo già vinto numeroso cause quindi attenti a quello che scrivete”. Eppure il presidente di Pro vita e il leader neofascista si conoscono da tempo. Per esempio i due vengono ritratti assieme nel documentario russo “anti-gay” del 2014 Sodom” che esalta i valori della famiglia cristiana. “Lei non è mai stato amico di una persona di cui non condivideva le sue idee? Certo che conosco Roberto ma non troverà una foto di me e lui che facciamo convegni. Le accuse contro Alessandro Fiore poi sono anacronistiche, da quando facciamo ricadere le colpe dei padri sui figli?”.

Al di là dei presunti legami politici l’associazione può contare comunque su notevoli risorse economiche. Il patrimonio netto (dichiarato a dicembre 2021) era di 822.328 euro, in crescita rispetto all’anno prima, con un avanzo di gestione di 93.004 euro. Mentre le disponibilità liquide, fra depositi bancari e postali, ammontavano a 276.915 euro. Pro vita e famiglia inoltre ha accesso al 5xmille dell’Irpef. Relativamente all’anno finanziario 2020 l’associazione ha raccolto 97.497,90 euro. Di questi 4.754 euro sono stati destinati al pagamento dei compensi del personale dipendente mentre 92.744,22 euro sono serviti per l’acquisto dei servizi di grafica, stampa e pubblicità per le campagne di sensibilizzazione (comprese quelle che paragonano la pillola abortiva al veleno), all’implementazione dei servizi web per i propri associati oltre che ai compensi per la realizzazione dei progetti e delle manifestazioni svolte nell’anno.

 

“Queste domande – dice Brandi – andrebbero fatte ai nostri detrattori e alle associazioni Lgbtq che hanno molto potere politico. Grazie alle bugie della stampa, che noi stiamo portando in tribunale continuazione, con il Congresso mondiale delle famiglie abbiamo azzerato le riserve e io ho dovuto fare un grande sforzo, perché non sono un miliardario. I nostri fondi – conclude il presidente di Pro vita – vengono solamente da donatori che sono stufi di quello che sta succedendo in Italia, vi invito a venire a Roma a vedere i bilanci anche se ovviamente non possiamo rivelare i nomi delle persone che donano”.

 

 

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