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“Ai trans? Uno psichiatra. La parola gay è solo marketing”, fra manuali per scovare il “gender” e un clima da caccia alle streghe arriva il ddl dei Pro vita con Cia e Bisesti

Durante la conferenza stampa per la presentazione del disegno di legge sulla “libertà educativa” è stato distribuito una sorta di manuale che spiega (dal punto dei vista dei Pro vita) come scovare il “gender” nelle scuole. Ma chi sono davvero i promotori di questo provvedimento? Ecco cosa dicono: “I Gay? Soffrono molto. Siamo di fronte alla peggiore rivoluzione antropologica che il mondo abbia mai visto, la teoria della fluidità deve essere eliminata”

Di Tiziano Grottolo - 10 febbraio 2023 - 05:01

TRENTO. Mentre all’interno del palazzo della Regione era in corso la presentazione del disegno di legge per la “libertà educativa”, fuori, andava in scena la protesta. Un presidio per “difendere la vera libertà d’insegnamento” che ha riunito varie realtà come Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Non una di meno, Udu, Laici trentini per i diritti civili, Anpi e alcuni attivisti del Centro sociale Bruno e di altri collettivi. Alla manifestazione hanno preso parte anche vari esponenti politici e del mondo sindacale. “Sotto il nome fuorviante di ‘libertà educativa’, si nasconde l’ennesimo tentativo di depotenziare la lotta all’omotransfobia, privando le scuole degli strumenti necessari a combatterla: competenze, educazione e formazione”, sostengono dal presidio. “Con questo provvedimento denunciava il consigliere di Futura Paolo Zanella  si vuole allineare il Trentino alla Russia di Putin e all’Ungheria di Orban”.

 

Ma cosa ha scatenato le proteste? Lo scorso aprile l’associazione Pro vita e famiglia onlus, legata al mondo cattolico integralista e antiabortista, ha presentato una petizione (quasi 6.000 firme) per promuovere una legge “sulla libertà educativa che escluda l’ideologia gender dalle scuole”. L’appello è stato prontamente accolto dai consiglieri provinciali di Fratelli d’Italia Claudio Cia, Alessia Ambrosi, Katia Rossato e dal rappresentante fassano Luca Guglielmi. Persino l’assessore all’istruzione e alla cultura, Mirko Bisesti, ha fatto sapere che sosterrà il provvedimento. Non a caso l’assessore leghista durante la conferenza stampa era seduto al fianco di Antonio Brandi, presidente di Pro vita e famiglia onlus.

 

Il ddl prevede l’inserimento di un nuovo articolo che riguarda le “attività che non rientrano nel curricolo obbligatorio e attività relative a temi sensibili”. Così si specifica che la partecipazione alle attività relative “all’educazione affettiva o sessuale, alla salute riproduttiva o al genere e all’identità sessuale” sarà facoltativa e dovrà essere inserita preventivamente nel progetto d’istituto. Non solo, perché queste attività dovranno essere oggetto di “un’informativa specifica e dettagliata inviata ai genitori dei minori almeno una settimana prima dell’inizio”. In quest’informativa dovranno essere indicati i soggetti coinvolti come esperti, associazioni ed eventuali enti finanziatori.

 

Per quanto riguarda la scuola primaria e secondaria le attività dovranno essere presentate ai genitori “direttamente dai soggetti attuatori” per una loro preventiva approvazione in forma scritta. Dopodiché, al termine del progetto, sarà rilasciato ai genitori un resoconto dettagliato dell’attività svolta. Qualora venissero rilevati contenuti non coerenti con le indicazioni riportate nelle informative (per attivare i controlli basterà la segnalazione di un genitore) l’associazione o l’ente proponente sarà espulso dall’istituto per almeno un triennio.

 

Infine il passaggio più controverso del ddl: “Nelle scuole di ogni ordine e grado non è comunque consentita la realizzazione, con il coinvolgimento di studenti, di progetti o attività basati sulla prospettiva di genere, che promuovano fluidità di genere o dell’identità sessuale, oppure che insegnino (come si potesse imparare ndr) a dissociare l’identità sessuale dal sesso biologico”. Va sottolineato che con una formulazione così fumosa, a seconda delle interpretazioni, molti dei cosiddetti “corsi di genere”, compresi quelli che promuovono le pari opportunità fra donne e uomini, rischierebbero di essere censurati.

 

Per avere un esempio della caccia alle streghe che questo ddl potrebbe rappresentare, basti pensare che durante la conferenza stampa è stato distribuito una specie di manuale per riconoscere “la propaganda gender”. In questo vademecum viene spiegato “come viene veicolata la teoria gender nelle scuole”, cioè attraverso libri di testo, favole, insegnamenti (fra cui scienze, storia, educazione civica, filosofia, italiano, lingue straniere) e uscite didattiche al teatro o durante la visione di film.

 

Il manuale invita a prestare attenzione persino ai corsi contro la ludopatia, il bullismo e al contrasto agli abusi su minori (sic!). Con una postilla: “Non tutti i progetti che intendono raggiungere questi obiettivi veicolano necessariamente la teoria gender”. Passo passo viene detto ai genitori zelanti come comportarsi quando si ha il sospetto che fra queste attività possa nascondersi qualcosa legato al gender. C’è pure una sorta di indice dei libri e degli spettacoli che andrebbero banditi dalle scuole.

 

Ad ogni modo, secondo il primo firmatario del ddl il provvedimento non sarebbe legato all’imminente campagna elettorale. Si tratterebbe dunque di una semplice coincidenza che le elezioni cadano soltanto fra pochi mesi. “La scuola – sostiene Cia – non deve diventare luogo di indottrinamento di qualunque tipo di ideologia, ma deve aiutare a crescere davvero nella libertà a partire dal rispetto dei ruoli e dei compiti di ciascuno”. Dal canto suo Bisesti ricorda che il ddl gode dell’appoggio dell’intera maggioranza: “È un provvedimento che non va contro nessuno, anzi, tratta di libertà e di alcuni principi sacrosanti”. Le polemiche per l’assessore sarebbero solo frutto di una strumentalizzazione. Guglielmi si spinge addirittura oltre parlando di un provvedimento “a favore di tutti”.

 

Nonostante le rassicurazioni è impossibile non notare come questo ddl porti con sé un tentativo di censura che prende di mira in particolare la comunità Lgbtq appoggiando di fatto i propositi dell’integralismo cattolico di intromettersi nei programmi scolastici per riportarli sotto il controllo della “buona dottrina”.

 

Ma quali sono gli obiettivi di Pro vita e famiglia onlus, principale sponsor del disegno di legge? Almeno a parole, quelle del presidente Antonio Brandi, l’obiettivo è quello di rimettere padri e madri al centro dell’educazione dei propri figli. “Lo Stato e i docenti devono accompagnare i genitori non ostacolarli, certe teorie invece fanno male ai nostri bambini. Amore e inclusione sono belle parole ma poi dietro a questi corsi escono fuori associazioni come Arcigay e Agedo”.

 

Come spesso accade anche Brandi vanta “degli amici omosessuali” che però a suo dire avevano il pregio di farsi “gli affari loro” senza promuovere “Gay pride o cose con i bambini. Detto fra noi mi dispiace per loro, la parola gay è solo buon marketing perché loro purtroppo soffrono molto. Non è giusto propagandare delle cose che poi sono dannose alla salute”. Nella visione dei Pro vita le associazioni che si battono per i diritti della comunità Lgbtq starebbero entrando nelle scuole e negli ospedali per propagandare le proprie idee.

 

“Non è possibile riconoscersi in 76 generi diversi, questa è la peggiore rivoluzione antropologica che il mondo abbia mai visto. La carriera alias nelle scuole? È illegale e assurda, io prego per l’Università di Trento (fra le realtà che offrono questa possibilità ai propri studenti transgender o di genere non conforme ndr)”. Secondo Brandi la gravità starebbe “nell’inculcare certi dubbi, perché c’è un 3-4% di ragazzini che ha dei disturbi ma si risolvono dopo. Facciamo un esempio, io cerco di essere fedele a mia moglie e lei mi mette a dormire con 10 ragazze bellissime, prima o poi ci casco. La scuola deve educare al bene, al vero amore”.

 

E se una persona che vuole portare avanti un percorso di transizione si rivolgesse al presidente di Pro vita? “Io consiglierei di vedere uno psichiatra serio poi ognuno può fare quello che vuole ma questa assurdità della teoria della fluidità del gender deve essere eliminata”. Anche se durante la conferenza stampa la parola “eliminare” non è stata praticamente mai usata l’obiettivo del ddl è proprio questo: cancellare un’opportunità, imbavagliando delle idee che non piacciono alla Destra. Il fatto è che la maggioranza in Consiglio provinciale ha i numeri per farlo. 

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