''Fugatti tenta di disgregare la società trentina. Cittadini divisi sono più facili da controllare e a pagare sono i più deboli: migranti, donne e persone Lgbt+''
Anche l'Arcigay commenta il discorso del presidente della provincia di ieri che ha presentato le linee programmatiche del suo governo. ''Usa argomenti screditati da tempo. Stupisce, però, che non abbia ancora compreso che il suo ruolo, in questo momento, è quello di rappresentare e tutelare tutti i cittadini e le cittadine trentine, indipendentemente dal sesso, dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o dalle scelte e convinzioni personali''

TRENTO. Obiettivo numero uno ''disgregare la società trentina, vivisezionarla, segmentarla secondo un modello tribale perché le società divise sono più facili da controllare, più docili, più domabili''. I destinatari principali di questa politica? ''Le categorie più deboli: i migranti, chiodo fisso della Lega (già Nord); le donne, citate solo in quanto madri; le persone Lgbt+, escluse da un modello di famiglia che il neopresidente definisce “naturale”. Così l'associazione Arcigay del Trentino. Continua, dunque, la pioggia di critiche al presidente Maurizio Fugatti che ieri ha presentato in consiglio provinciale le sue linee programmatiche di governo per questi 5 anni (QUI ARTICOLO).
Dopo che si sono espresse le opposizioni, alcune realtà associative, i sindacati Cgil, Cisl e Uil e anche le Acli (sulla scelta di mandare via la metà dei migranti lasciati per giorni fuori dal progetto di accoglienza ponte nella residenza Fersina QUI ARTICOLO) prende posizione anche l'Arcigay che spiega: ''Facciamo fatica a rispondere a Fugatti, perché nel suo discorso porta argomenti screditati da tempo, su cui davvero non vale la pena fermarsi a discutere. Stupisce, però, che il neopresidente non abbia ancora compreso che il suo ruolo, in questo momento, è quello di rappresentare e tutelare tutti i cittadini e le cittadine trentine, indipendentemente dal sesso, dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o dalle scelte e convinzioni personali''.
''Ora si parla di rendere obbligatorio il crocefisso e il presepe nelle scuole e negli edifici pubblici - spiegano - . Noi, però, ricordiamo bene l’ostruzionismo folle e insensato del centro-destra e della Lega quando nell’aula del Consiglio provinciale si discuteva di portare nelle scuole trentine la lotta alle discriminazioni e al bullismo omofobico. Quello era indottrinamento, il crocefisso e il presepe sono “riscoperta delle tradizioni”. Eppure la legge provinciale contro l’omofobia era partita dal basso, con un’iniziativa che in poche settimane era riuscita a mobilitare moltissime persone e a raccogliere oltre 7.000 firme in tutta la provincia. Evidentemente alla destra nazionalpopulista (già secessionista) fa comodo ascoltare il ‘popolo’ a giorni alterni: non tutti i ‘popoli’ sono uguali e quello che lotta contro le discriminazioni è un po’ meno uguale degli altri. Così a finire in croce sono tutte quelle persone che, per un motivo o per l’altro, si discostano da un paradigma che nella realtà non è mai esistito: le persone LGBT+, le famiglie omogenitoriali, le famiglie con componenti Lgbt+, le famiglie con un solo genitore, le famiglie allargate o ricomposte''.
D’altronde, prosegue l'associazione, ''Fugatti spiega molto bene cosa sia per lui la famiglia: natalità e procreazione ai fini della crescita demografica. Ci pare davvero un’idea estremamente riduttiva e lontana anni luce dall’esperienza quotidiana di tutti noi. La famiglia, qualunque tipo di famiglia, caro presidente Fugatti, è il luogo del sostegno e dell’affetto, del crescere insieme, del proteggersi e del volersi bene. Che importa se ci sono una mamma e un papà, solo una o uno dei due, oppure ancora due papà, due mamme, o tanti nonni e tanti zii? Ciò che importa è l'amore e il sostegno reciproco, non il dover a ogni costo rientrare nella categoria, peraltro discutibile, di 'famiglia tradizionale'''.
Un accenno, poi, al Festival della Famiglia che in passato è stato un evento inclusivo e di confronto serio e partecipato. ''Ci pare molto discutibile anche l’idea di trasformare il Festival della Famiglia (a Trento, dal 3 al 9 dicembre) in una passerella per personaggi come Lorenzo Fontana e Simone Pillon - completa l'Arcigay del Trentino - che, nonostante il ruolo, non hanno davvero nulla da insegnare in termini di famiglia e genitorialità. Ci auguriamo che la nuova amministrazione provinciale abbia presto modo di rivedere le proprie priorità in senso più inclusivo e rispettoso delle diversità. Sui diritti Lgbt+ negli ultimi anni il Trentino ha compiuto enormi passi in avanti, probabilmente più da un punto di vista culturale che istituzionale. La nuova giunta deve semplicemente prendere atto di questo. Arcigay del Trentino, con tutte le associazioni che sul territorio si occupano di persone LGBT+ ma anche di inclusione e accoglienza, non abbasserà la guardia e non accetterà compromessi e decisioni al ribasso''.


















