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''Quella di Fugatti è una decisione triste'', le Acli prendono posizione sul caso dei profughi della residenza Fersina

La scelta del nuovo presidente della Provincia di esercitare un braccio di ferro sulla pelle di 40 richiedenti asilo e di mandarne via la metà per il mondo cattolico sa di ''monito per gli altri migranti: in Trentino non c'è posto. Ciò lascia l'amaro in bocca. Il Trentino è una terra solidale e accogliente''

Pubblicato il - 27 novembre 2018 - 15:59

TRENTO. ''Si tratta di una decisione triste''. Così le Alci trentine in merito alla scelta del nuovo presidente della provincia Maurizio Fugatti di sganciare dall'accoglienza ponte, garantita dal Comune di Trento, 40 migranti che risiedevano alla residenza Fersina, lasciarli per giorni senza cibo (è stato garantito loro dal Punto d'Incontro e dalla Croce Rossa) e, potenzialmente, senza un tetto (alla fine si è deciso di mandarne via 23 e tenerne qui 17) in attesa di ''capire se fossero in regola con i documenti''.

 

La comunità cattolica, finalmente, sta prendendo posizione. C'è voluto un po' di tempo ad assorbire la mossa del leader leghista che ha spiazzato tutti in un momento in cui l'emergenza è lontana, la parola ''invasione'' resta solo negli slogan di qualche mese fa e le possibilità per gestire queste persone (arrivate via terra) sul territorio ci sarebbero tutte. Ma oggi le Acli sono chiarissime. ''Abbiamo attesto alcuni giorni per commentare la vicenda Fersina in modo tale da affrontare la questione a bocce ferme - spiegano - al fine di evitare inutili polemiche e fraintendimenti. La notizia della decisione presa dal Presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti ci ha lasciato l'amaro in bocca. Si tratta di una decisione triste''.

 

''Certo è vero che il “garantire una solidarietà equa e rispettosa delle normative non può ricadere solo sul Trentino” - proseguono citando una delle motivazioni che Fugatti ha dato per descrivere la situazione - e che questo va fatto presente all'autorità nazionale, ma il metodo usato, farlo sulla pelle di alcune persone in stato di necessità, non è un metodo che possiamo certo condividere. I 40 pakistani che sono ospitati presso il centro Fersina tramite un accordo col Comune di Trento per garantire loro i servizi delle strutture di bassa soglia, per non lasciarli in strada ad aumentare il degrado e aggiungersi alle fila dell'illegalità, sono prima di tutto persone. Persone che fuggono da situazioni di pericolo o di miseria alla ricerca di una vita migliore, persone che hanno affrontato sacrifici e rischi indicibili con il sogno di giungere in un posto migliore (spesso la Germania o l'Austria) attraversando a piedi Iran, Turchia, Macedonia e Serbia lungo la Balkan Route''.

 

''Alcuni di loro - proseguono - hanno già depositato domanda per avere lo stato di protezione internazionale, altri non ancora. E si trovano respinti, come rimpallati tra uno stato e l'altro, tra una regione e l'altra, ospiti indesiderati. Ora forse una metà di loro verrà spostata da qualche altra parte d'Italia, se qualcun altro accetterà di accoglierli. Dovranno pagare il prezzo di fungere da monito per altri migranti: in Trentino non c'è posto. Per eliminare qualsiasi eventuale effetto di richiamo. E sì che il Trentino è sempre stata una terra solidale, una terra accogliente e di convivenza. Forse perché poco più indietro, quando anche nelle nostre valli dominava la miseria, è stata terra di emigrazione''.

 

''Come movimento aclista, che pone al centro del suo pensiero la solidarietà e responsabilità per costruire una nuova qualità del vivere civile - concludono - nella convivenza e cooperazione fra culture ed etnie diverse, nella costruzione della pace non possiamo che sentire dissonanti le azioni che non tengano conto della dignità della persona (al di là della provenienza) in un contesto sempre più individualistico''.

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