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L'Upt dice al Patt: ''Basta ricatti''. E al Pd: ''Assumiti le tue responsabilità''. Nessun nome, ma no a Rossi

Un documento approvato dal parlamentino rimette al centro l'unità della coalizione e spinge per un profilo autorevole che sia il candiato presidente di una nuova fase politica

Di Donatello Baldo - 31 luglio 2018 - 08:23

TRENTO. A una lettura veloce, il documento che esce dalla riunione del parlamentino dell'Upt potrebbe essere bollato come 'democristiano'. Dentro, infatti, sono espresse le varie posizioni che animano, e dividono, il dibattito interno. Posizioni condensate abilmente in una sintesi che tutto sommato regge.

 

"Certo - afferma un illustre componente dell'assemblea - nell'Upt ci sono molti amici che arrivano dalla Democrazia Cristiana. Ma non dimentichiamo che la Dc era capace di guardare alla complessità e all'unitarietà, e aveva un'alta considerazione sia dei rapporti di coalizione che delle istituzioni".

 

"Se per democristiano si intende questo, e se il giudizio sul documento è questo, significa che dice cose sagge". E forse è vero, perché dice in fondo tre cose: che la coalizione deve essere tenuta assieme, che i ricatti non portano da nessuna parte e che il partito di maggioranza relativa - il Pd - deve assumersi le proprie responsabilità.

 

No, nessuna scelta, nessun nome, nessuna decisione sul candidato presidente. L'Upt ha parlato di coalizione e solo l'insieme delle forze in campo potrà esprimersi, meglio se unitariamente. Ma un'indicazione chiara emerge: basta mettere in fila i punti del documento e si capisce dove si vuole arrivare.

 

1.volontà di mantenere il patto di unità della coalizione attuale;
2. forte investimento su un programma di alto profilo;
3. ricerca di cooperazione con persone e forze civiche e politiche disposte a concorrere ad una nuova Alleanza capace di rappresentare una credibile alternativa alla deriva omologante proposta dalla destra sovranista;
4. individuazione comune, con spirito costruttivo, di un candidato Presidente che rappresenti assieme la coerenza rispetto ai valori perseguiti nelle scorse legislature e la prospettiva di un ciclo politico nuovo.

 

Ergo, non Ugo Rossi. Ma nemmeno Paolo Ghezzi, perché se l'intento è di mediazione, e se si vuole che tutti rimangano seduti al tavolo, quel nome sarebbe troppo di 'rottura'. Il profilo giusto è quello di qualcuno che possa rassicurare tutti quanti, che piaccia al centro e alla sinistra e che gli autonomisti possano digerire.

 

L'Upt che doveva rimanere con il cerino in mano, ci ha soffiato sopra. Basta cerini, basta giochetti - hanno fatto sapere - perchè ora è l'intera coalizione che deve assumersi la responsabilità.

 

Ricorda al Pd che in quanto partito più grande della coalizione deve adoperarsi "per creare le condizioni favorevoli ad una soluzione il più possibile unitaria, autorevole ed elettoralmente competitiva".

 

Al Patt dice di smetterla con i ricatti, e ricorda a tutti che la tentazione del 'liberi tutti', considerato il sistema elettorale, è una tattica suicida. Ma l'Upt dice anche un'altra cosa: o si trova la soluzione, altrimenti si vedrebbe costretta a ricercare altre strade.

 

Strade che porterebbero inivitabilmente verso luoghi della politica coerenti alla sua storia e alla sua identità politica e culturale (e qui l'asserzione è proprio democristiana!).

 

Nel marasma del centrosinistra, un punto di chiarezza c'è: l'Upt ha trovato l'unità, anche se non esprime un candidato. Il Patt è unito da sempre su Ugo Rossi. E' solo il Pd che rimane diviso al suo interno, incapace di fare sintesi.

 

Aspettiamo mercoledì, il giorno dell'assemblea dei democratici. Se solo riuscissero ad essere democristiani la metà di quello che sono riusciti ad essere quelli dell'Upt, entro Ferragosto riuscirebbero senz'altro a trovare un nuovo candidato presidente. Democristiano

 

 

 

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