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Operazione Diciotti, Pinzolo caput mundi: la trattativa tra Salvini e don Maffeis: ''Il nostro è stato un intervento umanitario non politico''

Tra il ministro dell'Interno e la Chiesa non corre buon sangue e molti hanno visto nella decisione della Cei di ''risolvere'' lo stallo della Diciotti un gesto di apertura (anche in vista delle elezioni amministrative). Il pinzolese don Maffeis ci spiega che non è così. Ecco perché 

Di Luca Pianesi - 28 agosto 2018 - 06:01

PINZOLO. Pinzolo caput mundi. Il grande impasse tra il Governo del ministro degli interni Matteo Salvini e la Chiesa di Papa Francesco si è risolto lì, nel paesino della Val Rendena, che per qualche giorno si è trasformato in una Pontida 2.0 e ha visto sfilare anche emissari del Vaticano, su tutti don Ivan Maffeis. Proprio lui, che a Pinzolo c'è nato nel 1963, ha la sua casa e da tre anni è il direttore dell'ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, è stato l'uomo del disgelo e che ha permesso di risolvere l'emergenza umanitaria creata dal governo italiano. 

 

(il portone di Pinzolo di don Maffeis)

 

Di fatto la questione della nave Diciotti questo era: 150 persone lasciate a fare niente (per qualcuno tenute in ostaggio) su una nave italiana ancorata in un porto italiano per dieci giorni. La motivazione? Obbligare l'Europa a interessarsi della questione. Il risultato? L'Europa ha risposto picche ritenendo deplorevole il comportamento italiano che tentava di fare politica sulla pelle di 150 persone. La soluzione? E' intervenuto uno Stato che non fa parte dell'Unione europea (l'Albania) e che vorrebbe entrare nell'Ue e ne ha presi 20, uno che ne fa parte (l'Irlanda proprio dove era Papa Francesco in questi giorni) e ne ha presi altri 20 e la stragrande maggioranza, invece, sono rimasti in Italia: un centinaio di loro sono stati accolti dalla Chiesa e andranno a stare in una struttura a sud di Roma

 

A ''salvare'' quelle persone e, indirettamente, anche il Governo e Salvini è, quindi, stata proprio la Chiesa e a tirare le fila dell'operazione Diciotti è stato il pinzolese padre Maffeis che ha fatto da intermediario tra il ministro dell'Interno e la Cei come ha confermato lo stesso Papa: "Quello che ha fatto il lavoro col ministro dell'Interno e stato padre Aldo (Buonaiuto, ndr), e la Conferenza Episcopale - ha detto alla Rai -. Il cardinale Bassetti era qui ma per telefono guidava l'operazione e padre Maffeis negoziava con il ministro".

 

E la cosa ha una grande importanza perché fino a ieri tra la Chiesa e Salvini erano state scintille (si ricorderà la copertina di Famiglia Cristiana ''Vade retro Salvini'' e le tante condanne di vescovi e preti verso la Lega e la sua politica di chiusura). Il grande freddo si è sciolto a Pinzolo e mentre qualcuno ha letto il gesto della Chiesa come un segnale di maggiore apertura, in prospettiva, per tutto il governo giallo-verde, e qualcun altro ha anche ravvisato una possibile convergenza in vista delle prossime elezioni amministrative e di un'eventuale vittoria del centrodestra (Salvini era in Val Rendena anche in veste di leader della Lega per aprire la campagna elettorale di Fugatti e l'amicizia di don Maffeis con l'arcivescovo trentino don Lauro Tisi è cosa nota) abbiamo provato a chiedere lumi proprio a don Maffeis.

 

''Non è stato un atto per avvicinare, sul piano politico, la Chiesa al Governo - ci spiega - è stato un atto prima di tutto umanitario. La Chiesa ha agito così per sbloccare una situazione di stallo che andava avanti da diversi giorni. La presidenza della Conferenza episcopale, vista la situazione di stallo totale ha deciso che fosse inutile proseguire con gli appelli alla solidarietà e al coinvolgimento, legittimo, dell'Europa. Abbiamo, quindi, deciso di aprire le porte e mettere a disposizione i nostri spazi perché serviva una prima risposta a una situazione di emergenza dovuta a questo braccio di ferro".

 

Insomma Maffeis smentisce che si sia trattato di un ''soccorso'' a Salvini e al suo Governo ribadendo, invece, che si è trattato di un soccorso a quei poveri migranti vittime di un tira e molla intrapreso proprio dal nostro Paese. ''E' stata una risposta umanitaria - completa - non un assist al Governo o meno. Non era giusto tenere bloccate quelle persone. Non si poteva prorogare ulteriormente la situazione. Abbiamo agito nell'emergenza del momento. Poi sappiamo che con questo gesto non risolviamo il tema dell'immigrazione anche perché, diciamolo francamente, si trattava solo di un centinaio di persone. Ma il nostro non voleva essere un intervento politico. La questione generale non è certamente risolta e per quello serviranno vere risposte politiche e culturali". 

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