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Pd, all'assemblea sono in molti a chiedere a Gilmozzi di rimanere segretario. Meglio non spostare niente, altrimenti casca tutto

Si profila invece la nomina di un quadrumvirato composto da Olivi, Manica, Borgonovo Re e Tonini. Il gruppo dovrà avanzare una proposta organizzativa e politica. La discussione rinviata a venerdì

Di Donatello Baldo - 10 marzo 2018 - 17:54

TRENTO. Congelate anche le dimissioni di Italo Gilmozzi, il segretario del Pd che all'indomani del risultato elettorale aveva annunciato l'intenzione di lasciare l'incarico. Così come ha fatto il segretario dell'Upt Tiziano Mellarini, ma anche così come ha fatto Matteo Renzi.

 

Le motivazione sono però tecniche. Se si dimettesse partirebbe immediatamente l'iter per l'elezione di un nuovo segretario, con tanto di congresso e di primarie. Una trafila che lascerebbe il Partito democratico trentino senza una guida, in una fase molto delicata, a sei mesi dalle elezioni provinciali.

 

All'assemblea convocata ieri, a cui hanno partecipato un centinaio di persone, il segretario si è presentato dimissionario, questo è vero. La discussione è però stata aggiornata a venerdì prossimo perché gli iscritti a parlare erano ancora tanti e la discussione non è conclusa. 

 

Ma è quasi sicuro che nessuno si dimetterà, non ufficialmente. Molti interventi hanno chiesto a Gilmozzi di restare, che con l'esito delle elezioni lui non c'entra nulla. Più volte sono scattati applausi di incoraggiamento, attestati di stima di cui Gilmozzi oggi andava fiero.

 

Tra i consiglieri provinciali però le posizioni erano più articolate. Luca Zeni e Sara Ferrari avrebbero voluto evitare le soluzioni tampone, come quella avanzata da Alessio Manica: un quadrumvirato che si prende il tempo di redigere un documento di analisi e di proposta da presentare in tempi brevi all'assemblea provinciale. 

 

Dagli interventi si è capito che la soluzione sarà quella della nomina di un quadrumvirato. Inizialmente erano state individuate tre persone: il vicepresidente della Provincia Alessandro Olivi, il capogruppo in Consiglio provinciale Alessio Manica e la presidente dell'Assemblea Donata Borgonovo Re.

 

Poi Bruno Dorigatti ha posposto di aggiungere l'ex senatore Giorgio Tonini "per dare un contributo di saggezza". Questa dovrebbe essere quindi la formazione di chi dovrà avanzare delle proposte sia organizzative che politiche. 

 

I punti all'ordine del giorno sono molti. Dall'analisi del voto alla discussione interna alla coalizione, fino al ragionamento sulla leadership del centrosinistra autonomista. Passaggi importanti che richiedono una delega forte e unitaria.

 

Per molti serve subito un segretario, anche se si teme che l'apertura di una fase congressuale possa far riemergere le divisioni e i contrasti interni ai democratici. La proposta di azzerare tutto e ripartire con nuovo nome e nuovo simbolo avanzata da Elisabetta Bozzarelli non è nemmeno stata presa in considerazione. Non c'era. 

 

Ora si aspetta venerdì. Si attende. La sensazione è quella che a livello locale tutto sia fermo, nulla si decide. I mesi che separano dalle elezioni provinciali sono pochi e ogni mossa potrebbe essere un errore. Meglio lasciare tutto come prima, ecco il perché degli applausi a Gilmozzi: rimani tu, non muovere nulla. Altrimenti casca tutto. 

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