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Vertice di maggioranza, il Patt riparte da Ugo Rossi, il Pd frena e pensa al programma: "Prima la trama, poi gli interpreti"

Nessun tono acceso, ma la coalizione di centrosinistra si ritrova per la prima volta dopo le Politiche e cerca un filo comune per ricompattarsi. Duro Marco Boato dei Verdi: "Abbiamo sempre sostenuto il presidente, ma soprattutto l'ultimo anno ha mostrato gravi carenze. Se necessario si ritorni a elezioni primarie"

Di Luca Andreazza - 11 aprile 2018 - 19:27

TRENTO. Tutto ancora in standby. Nessun tono acceso, ma neppure un grosso passo avanti. Questo in sintesi il vertice di maggioranza, che si è riunito per la prima volta dopo il voto del 4 marzo. 

 

Il Patt tiene duro sull'attuale presidente. Ugo Rossi per parte sua sembra 'scansare' l'ipotesi di virata e conferma la formazione di centrosinistra in vista delle Provinciali, mentre Pd e Upt rimarcano la necessità di rilanciare la coalizione, ma per la leadership c'è ancora, poco, tempo. Prima progetti e contenuti, poi si può parlare di governatore. Duro, durissimo, invece Marco Boato (Verdi). La sua lettura è quella di una bocciatura su tutti i fronti della presidenza tra governo, gestione della campagna elettorale e risultato alle ultime elezioni politiche.

 

"La coalizione c'è, finalmente abbiamo una struttura politica positiva - dice Franco Panizza, segretario del Patt - ma il contesto e gli equilibri sono cambiati: il Trentino si è appiattito sul livello nazionale e le convinzioni politiche sono state scardinate. Dobbiamo trovare risposte nuove, senza però rinnegare nulla".

 

Nessun spostamento quindi verso destra. "Chiariamo una volta per tutte. Nessun spostamento e non inseguiamo le opposizioni - ribatte il Patt - ma cerchiamo di rispondere alle esigenze dei cittadini in modo serio e responsabile, senza urlare e fare proclami. Dobbiamo migliorare la percezione della sicurezza e tanti altri indicatori alla base della nostra società".  

 

Si riparte, almeno nel Patt, proprio da Ugo Rossi. "I regolamenti ci sono - dice il segretario - questa situazione è diversa rispetto a cinque anni fa, quando Dellai si era dimesso e Pacher aveva declinato la candidatura. Ora il presidente c'è e dobbiamo guardare avanti. Non si può continuamente minare la sua leadership. Se la coalizione sembra disunita, litigiosa e il leader viene delegittimato, diventa poi difficile trasmettere i messaggi all'elettore".

 

Maggiore unità e coesione, questo insomma il mantra del Patt. "I tempi sono stretti - evidenzia il segretario - a breve inizieranno incontri costanti nelle segreterie politiche per affrontare i temi principali di questa fine legislatura per trovare quegli assi portanti del prossimo governo: dobbiamo ascoltare le indicazioni dei cittadini".

 

E in vista di quest'autunno? "E' necessario - dice Panizza - recuperare i voti al centro rispetto a quelli ideologici e dobbiamo imparare dagli errori: a livello nazionale prima si è delegittimato Enrico Letta e poi Matteo Renzi. I risultati si sono visti: il centrosinistra ha perso consensi, compreso Liberi e Uguali. Dobbiamo il fare in fretta e dobbiamo decidere prima del centrodestra".

 

Dopo il 4 marzo non tutto sembra così nero nelle file del centrosinistra, anche se il Pd ha cambiato segretario e l'Upt cerca di avviare un processo di rinnovamento. "E' finita una stagione particolare - evidenzia il segretario - nella quale bisognava dare stabilità e certezze, nella quale si sono inseriti il referendum costituzionale, le primarie dei dem e cambi vari: ora dobbiamo serrare i ranghi".

 

Forse tra gli errori qualcosa non ha funzionato nella comunicazione? "La comunicazione ormai non segue più canali ufficiali, gli esempi sono la Brexit, Angela Merkel e Obama. L'informazione è velocissima e dobbiamo diventare più capillari, ormai si muove tutto attraverso i social. Un altro problema è quello delle fake news: evidentemente la società porta rancore e dominano le sensazioni e le percezioni di paura e incertezza. Un'insicurezza generale di instabilità. La gente crede nelle illusioni e nelle promesse: teme il cambiamento e si illude di poter tornare a dieci anni fa".

 

Il Pd invece accantona, almeno per il momento, la discussione relativa al presidente e si concentra sul programma. "Come partito - spiega il neo segretario Giuliano Muzio - abbiamo deciso che prima si discute di progetti e contenuti, quindi del candidato presidente".

 

Un po' forse per non cadere nell'errore delle Politiche? Quando si è parlato più di nomi e seggi, che programmi? "Dobbiamo - aggiunge il segretario - avviare un nuovo progetto: prima si fa una trama e poi si scelgono gli interpreti".

 

Quali i temi? "E' ancora presto - dice Muzio - la prossima settimana avvieremo le discussioni. Dobbiamo fare sintesi e decidere come coalizione, senza sconfessarci a vicenda: altrimenti finiamo per indebolirci e mostrare segnali di poca unione".

 

Il più duro è stato invece Marco Boato. "Abbiamo sempre sostenuto lealmente - commenta l'esponente dei Verdi - prima la candidatura e poi l’operato del presidente eletto. Senza però avere alcun riconoscimento da parte sua, che ha sempre fatto riferimento solo al 'club esclusivo' Patt-Pd-Upt".

 

Un calo di consenso soprattutto nell'ultimo anno. "Il governatore - spiega Boato - ha evidenziato gravi carenze, questo nonostante abbia preteso di esercitare questa leadership pienamente, anche nella gestione della preparazione delle elezioni politiche, che in realtà era più competenza delle forze politiche della coalizione".

 

L'ex senatore punta in particolare il dito contro la gestione delle candidature. "Ha preannunciato il cappotto - dice - ma è arrivato l'esatto contrario. A questo aggiungo altri errori in materia scuola, sanità, ambiente, lavoro, welfare e diritti civili, fino al paradossale rifiuto del patrocinio del Gay Pride. Molte migliaia di voti sono stati persi per questi motivi e non si sono registrati segni di mea culpa o autocritica. Invece rincorre la destra, invece di cercare di tornare credibili e vincenti. Le ultime decisioni vanno corrette".

 

Queste le ragioni che portano alla riflessione di non dare per scontata la conferma della candidatura di Ugo Rossi a presidente. "Ma bisogna decidere in tempi rapidi - aggiunge - contestualmente alle questioni programmatiche e alle caratteristiche politiche di una coalizione più aperta e inclusiva. L’alternativa dovrà essere individuata nel libero confronto tra le forze politiche o, se necessario, prevedendo il ritorno a elezioni primarie prima dell’estate".

 

Insomma, si cerca un centrosinistra più collegiale nel metodo e nel merito. "Si deve avere la capacità di elaborare e presentare proposte - conclude Boato - che siano credibili e alternative alle spinte 'securitarie', razziste e 'sovraniste', in una parola 'populiste', che sono emerse in epoca recente".

   

 

 

 

 

 

 

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