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Agricoltura, i 6 milioni per rifare il sistema irriguo in val di Non con una diga nella diga ci sono ma tutto sembra fermo. Intanto si muove la Valsugana?

I finanziamenti approvati dalla giunta Rossi nell'assestamento di bilancio del 2018, non sembrano esserci in quello licenziato dall'esecutivo Fugatti nel corso di questo 2019. In val di Non non si muoverebbe ancora nulla sul fronte del rifacimento del sistema irriguo, mentre in Valsugana ci sarebbero pressioni per "copiare" se non "trasferire" l'iniziativa

Di Luca Andreazza - 07 ottobre 2019 - 06:01

TRENTO. Le risorse sono già state stanziate, il protocollo c'è ma tutto sembra ancora fermo. In val di Non non si muoverebbe ancora nulla sul fronte del rifacimento del sistema irriguo, mentre in Valsugana per il Cmf Lagorai Castelnuovo, Telve e Carzano, Telve di Sopra e Torcegno per circa mille ettari ci sarebbero pressioni per "copiare" se non "trasferire" un'iniziativa da 6 milioni di euro iniziali. Ma le porte di piazza Dante sembrano semi-aperte: si parla ma l'iter da seguire non cambia per entrambe le parti. 

 

I finanziamenti approvati dalla giunta Rossi nell'assestamento di bilancio del 2018, non sembrano esserci in quello licenziato dall'esecutivo Fugatti nel corso di questo 2019. Certo, la Provincia a trazione Lega può sempre dire, come l'ultima volta, che i giochi, quelli veri, si fanno nella finanziaria autunnale, ma intanto si potrebbe innescare sottotraccia un braccio di ferro tra il carroccio noneso e quello valsuganotto per arrivare prima.

 

Il tema è quello del progetto "Acqua e agricoltura" in val di Non per efficientare il sistema agricolo nella direzione del risparmio dell'acqua: sul tavolo ci sono 6 milioni di euro tra il 2019 e il 2021 con una compartecipazione privata al 50%. L’obiettivo principale dell’atto firmato era, infatti, quello di rispondere alle necessità idriche per l’agricoltura nonesa attraverso un progetto organico per il potenziamento e per l’ulteriore efficientamento del sistema irriguo, accompagnato da ulteriori investimenti per il miglioramento della qualità delle acque e per un’agricoltura sempre più sostenibile, dalla progressività nel rilascio del deflusso minimo vitale e da un percorso di trasferimento tecnologico in grado di coinvolgere l’Università di Trento, la Fondazione Bruno Kessler e la Fondazione Edmund Mach.

 

Un piano, molto atteso in valle, che traduce nero su bianco all'interno di un protocollo un lungo percorso per cercare di razionalizzare il sistema irriguo noneso nel suo complesso. Un progetto che vede anche Melinda tra i partner e promotori, così come il Consorzio di miglioramento fondiario di secondo grado "val di Non", realtà in cui si sono riuniti quasi tutti i consorzi irrigui della valle.

A questo scopo il Consorzio si impegnava a definire una proposta organica di progetto irriguo di valle, completando una serie di approfondimenti rispetto alle soluzioni che saranno meglio in grado di contemperare esigenze di natura ambientale, economica e sociale, e un correlato piano finanziario. Si parla di fornire 6.800 ettari coltivati a melo, 4 mila aziende familiari, 1.200 occupati e 16 cooperative di riferimento, dati che emergono da due studi tra il 2017 e il 2018 del Consorzio. 

 

Un percorso che ha analizzato esigenze e criticità. Prima, infatti, si è pensato di rifare le condutture dalla val di Sole, un progetto per ammodernare il tubo che si collega al corso d'acqua Rabbies. Costo? Si ipotizza 25 milioni di euro e in questo caso c'è già un nodo, molto grande, di tipo ambientale: in val di Non si consumano dai 24 ai 29 milioni di metri cubi all'anno di acqua e il fiume è già in sofferenza. Ulteriori prelievi diventano difficili, anche perché la soluzione è tampone, il reticolo servirebbe quasi esclusivamente la destra orografica del Noce e mancano i collegamenti poi per raggiungere le altre zone e che andrebbero realizzati. Un piano finito ben presto nel cassetto.

 

Si approfondisce allora un'altra strada. C'è la diga di Santa Giustina. L'alternativa è buona e un intervento costerebbe meno. L'opera fa risparmiare ma si deve pompare l'acqua: i costi di gestione schizzerebbero in quanto l'ipotesi è di circa 3 milioni di euro in elettricità e sul lungo periodo potrebbe diventare finanziariamente insostenibile. Oltretutto un intervento dell'amministrazione provinciale per saldare le bollette non è praticabile per diverse ragioni.

 

Ecco allora che si accende una lampadina. La location è sempre Santa Giustina e l'idea di Melinda è buona, anzi ottima. Costruire una diga nella diga, in questo modo si abbattono le spese elettriche perché è un circolo virtuoso. Oltre alla destra Noce si riuscirebbe a fornire la bassa val di Sole tra Revò e Taio. Manca la Terza sponda, ma la Provincia mostra interesse e strizza l'occhio. Gli interventi sono a favore di privati, ma se tutti gli attori si impegnano piazza Dante le risorse le può trovare: l'interesse è comune, il piano innovativo e l'acqua è un bene fondamentale in agricoltura, una gestione corretta può portare vantaggi a livello competitivo, insieme alla cura del paesaggio e all'attenzione sull'utilizzo di fitosanitari. 

 

Ci si siede al tavolo. La Provincia chiede ai privati di prevedere un network e l'efficientamento del reticolo idrografico, un mutuo aiuto tra le realtà al fine di gestire eventuali emergenze e criticità. Una presa di responsabilità dell'intera valle: il "Sì" degli interlocutori arriva, così la giunta Rossi predispone un protocollo, ricorda quanto già realizzato (un conto da 100 milioni dal 2006 al 2018, tra le attività la conversione da pioggia a goccia del 100% della superficie coltivata a melo) e stanzia i primi 6 milioni per il triennio 2019/21 con la possibilità di aggiungere altrettanti soldi per l'ultimo biennio di governo. Insomma, una legislatura per sistemare una situazione atavica per la val di Non e restare ancora più competitiva sul mercato delle mele. 

 

Un progetto moto interessante ma anche in Valsugana si muovono da anni per valutare come procedere in quella direzione. Il piano, tutto sommato, è replicabile e servono circa 5 milioni. E il via libera in assestamento di bilancio del 2018 viene salutato in modo positivo. Ancora di più poi il cambio di guida alla Provincia, un "governo amico" da poter sfruttare.

 

Insomma, un protocollo che era stato applaudito come un passo in avanti, ma che è rimasto sulla carta da ormai un anno e mezzo, tutto sembra fermo in val di Non e per la zona di Telve non ci sarebbero spazi per scorciatoie. E intanto le risorse sono ancora lì

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